mercoledì, Aprile 17, 2024
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L’Africa depredata di ostetriche e infermieri da Europa e Usa

In un recente congresso internazionale tenutosi a Kigali, in Ruanda, i delegati provenienti da diversi Paesi africani hanno espresso profonda preoccupazione per la crescente tendenza delle nazioni europee e degli Stati Uniti di reclutare attivamente personale infermieristico e ostetrico dall’Africa.

Questa pratica è stata definita dai partecipanti come una moderna forma di colonialismo, una critica che trova eco nelle pagine del The Guardian, dove Howard Catton, a capo del Consiglio Internazionale degli Infermieri, ha condiviso le rimostranze sollevate durante l’evento.

I rappresentanti delle associazioni infermieristiche africane hanno evidenziato come le nazioni più sviluppate, sfruttando la propria superiorità economica, siano impegnate nel reclutamento di lavoratori sanitari da contesti economicamente più deboli, ignorando spesso le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Queste ultime proibiscono l’assunzione di professionisti da Paesi classificati come vulnerabili, a meno che non siano stati previamente stipulati accordi bilaterali a livello governativo.

Durante l’incontro, che ha visto la partecipazione di delegati da una quarantina di nazioni, Baboucarr Cham, presidente dell’Associazione Nazionale degli Infermieri del Gambia, ha sottolineato le ripercussioni negative di questa tendenza sul sistema sanitario africano. Ha citato l’esempio di un ospedale nella capitale del Gambia, Banjul, che ha visto la partenza di 53 infermieri in un solo anno da un totale di 300.

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La partenza di personale qualificato verso l’Occidente comporta che coloro che rimangono debbano gestire un carico di lavoro eccessivo, con conseguente calo della qualità delle cure offerte ai pazienti.

Cham ha inoltre evidenziato come i Paesi più abbienti tendano a offrire contratti preferenzialmente a professionisti che abbiano maturato almeno due anni di esperienza post-laurea in strutture di grandi dimensioni, aggravando ulteriormente la situazione per le nazioni di origine.

Questo fenomeno, oltre a impoverire ulteriormente i sistemi sanitari africani, solleva importanti questioni etiche e richiede un’azione concertata a livello internazionale per garantire che la mobilità del personale sanitario non avvenga a discapito dei sistemi sanitari più fragili.

Inoltre, dati aggiuntivi provenienti da varie fonti indicano che negli ultimi cinque anni si è registrato un aumento significativo del reclutamento di infermieri e ostetrici africani da parte delle nazioni ad alto reddito.

Secondo le stime, solo nel Regno Unito, il numero di infermieri provenienti dall’Africa è aumentato del 20% rispetto al decennio precedente. Situazioni simili si riscontrano anche in altri Paesi europei e negli Stati Uniti, dove la domanda di personale sanitario qualificato continua a crescere, spingendo i Paesi africani a confrontarsi con la fuga di cervelli e la conseguente scarsità di risorse umane nel settore della salute.

Questi dati evidenziano l’urgenza di affrontare il problema della migrazione del personale sanitario a livello globale, al fine di garantire la sostenibilità dei sistemi sanitari in Africa e nel resto del mondo.

by Adjoajo, licensed under CC BY-SA 3.0.
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