venerdì, Febbraio 3, 2023
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Lavoro domestico, non più soltanto per donne

Dall’Osservatorio INPS sul lavoro domestico, pubblicato alla fine di giugno, è possibile osservare nel dettaglio le caratteristiche dei lavoratori domestici in Italia, nonché l’evoluzione del fenomeno nel corso degli anni. Nel 2021, il numero di lavoratori domestici è aumentato rispetto all’anno precedente, arrivando a 961.358 unità.
In pochi sanno, però, che questa crescita è trainata soprattutto dalla componente maschile. Rispetto al 2015, l’aumento complessivo è di poco più di 50 mila unità (+6,3%). Se le donne hanno registrato un aumento di solo il 3,2%, l’incremento della presenza maschile è stato di addirittura il 27,9%. In particolare, i “badanti” uomini sono la categoria cresciuta di più negli ultimi sei anni (+47,7%), mentre le colf donne sono l’unica categoria in calo (-6,3%). Di conseguenza, aumenta anche l’incidenza degli uomini sui lavoratori domestici totali. Se fino al 2019 gli uomini rappresentavano meno del 12% del totale, la percentuale ha superato il 13% nel 2020 e addirittura il 15% nel 2021.

La serie storica per genere e tipologia di rapporto illustra ulteriormente le dinamiche in corso. Tra le donne, nel 2015 il divario tra colf e badanti era netto, con un rapporto di 12 colf ogni 10 badanti. Il gap è stato colmato nel 2019, arrivando ad una sostanziale parità, per poi seguire una tendenza simile nei due anni successivi, con l’aumento del 2020 e la stabilizzazione del 2021. Tra gli uomini, invece, gli operatori dedicati alla cura delle persone (badanti) sono passati progressivamente da 28 mila a 41 mila, registrando un +47,7%.
Gli addetti alla cura della casa (colf), hanno registrato invece un trend di calo progressivo fino al 2019, per poi crescere nel 2020 e 2021. Interessante anche la differenza di provenienza: tra le donne, il 40,2% viene dall’Est Europa e il 32,3% dall’Italia. Tra gli uomini, invece, il gruppo più numeroso è quello dell’Asia orientale (escluse Filippine), pari al 30,4% del totale. Considerando anche le Filippine, l’Asia rappresenta oltre il 40% dei lavoratori domestici uomini. Consistente anche la componente africana, pari al 20,5% tra gli uomini (e solo il 4,9% tra le donne). Essendo soprattutto asiatici e africani, è possibile che per i giovani giunti in Italia via mare il lavoro domestico rappresenti la prima forma di inserimento lavorativo. Da considerare, inoltre, che i dati proposti includono buona parte dei lavoratori regolarizzati con la “sanatoria 2020”.

Infine, è interessante osservare come, sul territorio nazionale, la presenza femminile non sia uniforme. Mediamente, le donne rappresentano l’84,9% dei lavoratori domestici. In sette regioni la percentuale femminile supera il 90%, con il picco massimo in Valle d’Aosta (93,4%). Sotto la media nazionale, invece, troviamo – ad esempio – Lazio e Lombardia. In Campania e in Sicilia, inoltre, la componente maschile supera il 20%.

Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, “anche il lavoro domestico è cambiato, come molti segmenti della società, e non è più un comparto esclusivamente femminile. Oggi gli uomini impiegati nel comparto sono quasi 150 mila, pari al 15% del totale. Si tratta di una componente molto dinamica, cresciuta di quasi il 30% negli ultimi sei anni. Poco nota, in particolare, la figura del “badante”: 40 mila lavoratori uomini addetti alla cura della persona. Si tratta di dinamiche importanti, che danno prova dell’Italia che cambia. E a cui anche le politiche per la famiglia, e per la non autosufficienza, dovrebbero adeguarsi”.

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