mercoledì, Aprile 17, 2024
HomeCulturaLe esportazioni non bastano più a far sopravvivere i paesi poveri

Le esportazioni non bastano più a far sopravvivere i paesi poveri

Da oltre cinquant’anni, la strategia per la prosperità economica dei paesi in via di sviluppo si è basata sul trasferimento della forza lavoro agricola verso il settore manifatturiero, per poi esportare i prodotti nel mercato globale.

Questo approccio, adottato con successo da nazioni come Hong Kong, Singapore, Corea del Sud, Taiwan e Cina, ha rappresentato una leva potente per il progresso economico, contribuendo a migliorare il tenore di vita di milioni di persone.

Questi paesi hanno sfruttato una combinazione di manodopera economica, accesso a conoscenze tecnologiche avanzate, finanziamenti internazionali e un mercato di acquirenti globali.

Gli interventi statali in termini di infrastrutture, educazione, normative favorevoli alle imprese e sostegno a industrie emergenti hanno giocato un ruolo chiave nel loro successo.

Tuttavia, il cambiamento tecnologico, la ristrutturazione delle catene di approvvigionamento e le tensioni geopolitiche stanno mettendo in discussione la validità di questo modello di industrializzazione come motore di crescita economica.

Questo suscita preoccupazioni significative per i paesi in via di sviluppo, che rappresentano l’85% della popolazione mondiale, o 6,8 miliardi di persone.

Attualmente, il settore manifatturiero occupa una porzione minore dell’economia globale, con la Cina che ne detiene più di un terzo. La crescente concorrenza da parte di nazioni emergenti nel mercato delle esportazioni a basso costo sta riducendo i margini di vantaggio disponibili.

La crescente automazione nelle fabbriche sta diminuendo la domanda di manodopera poco qualificata, sollevando dubbi sull’efficacia dell’industrializzazione nel creare opportunità di lavoro.

Dani Rodrik, rinomato economista dello sviluppo presso l’Università di Harvard, sostiene che non è possibile generare un numero sufficiente di posti di lavoro per la maggioranza dei lavoratori poco istruiti.

“India – ‘ workers ‘ : Shankar Nagar (RAJ)” by (vincent desjardins) is licensed under CC BY 2.0.

Questa situazione è evidente in Bangladesh, ritenuto uno degli esempi più riusciti di sviluppo economico grazie alla sua industria tessile. Tuttavia, l’introduzione di tecnologie avanzate, come le macchine jacquard automatizzate, solleva interrogativi sul futuro del lavoro in settori tradizionalmente intensivi di manodopera.

La pandemia di Covid-19 e le conseguenze economiche delle sanzioni legate al conflitto russo-ucraino hanno aggravato la situazione, causando un aumento dei prezzi di beni fondamentali e un’escalation del debito nei paesi in via di sviluppo, a fronte di una riduzione degli investimenti.

Il Fondo Monetario Internazionale ha espresso preoccupazione per l’insostenibile combinazione di debito crescente e rallentamento della crescita.

Inoltre, le tensioni geopolitiche, specialmente tra Cina e Stati Uniti, stanno influenzando le decisioni di investimento e commercio, spingendo le aziende a ricercare catene di approvvigionamento più sicure e affidabili.

In questo contesto, il modello tradizionale di sviluppo basato sull’industrializzazione appare sempre meno in grado di sostenere una crescita economica rapida e duratura. La questione centrale diventa quindi identificare un nuovo paradigma di sviluppo.

Un esempio promettente viene da Bangalore, in India, dove il settore dei servizi ad alta tecnologia sta creando nuove opportunità di lavoro. Multinazionali e startup locali stanno investendo in centri di competenza globale, generando posti di lavoro in settori come contabilità, design, sicurezza informatica e intelligenza artificiale.

Secondo Deloitte, si prevede che questi centri genereranno 500.000 posti di lavoro nel paese nei prossimi anni. Tuttavia, il passaggio al settore dei servizi richiede competenze e formazione avanzate, che non sono alla portata di tutti i lavoratori nei paesi in via di sviluppo.

La sfida principale per questi paesi è quindi trovare un equilibrio tra la promozione di nuovi settori ad alta tecnologia e l’accessibilità di opportunità di lavoro per un’ampia fascia della popolazione.

“India – ‘ workers ‘ : Ajmer (RAJ) & Shankar Nagar (RAJ)” by (vincent desjardins) is licensed under CC BY 2.0.
RELATED ARTICLES

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

ARTICOLI CORRELATI