sabato, Settembre 24, 2022
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“Le nostre braccia, i nostri diritti”, la dignità dei braccianti

“Le nostre braccia, i nostri diritti” è il titolo del dossier presentato dai e dalle braccianti e sindacalisti della rete FuoriMercato. A comporlo i contributi dei braccianti di Campobello di Mazara, in Sicilia, impegnati nella raccolta delle olive.

Non si limitano a chiedere una casa dignitosa, lavoro regolare e valorizzazione delle piccole filiere agricole come risorsa e nutrimento per i territori. Le proposte contenute nel dossier, che sarà presentato e discusso il 29 e 30 settembre prossimi in una serie d’incontri a Campobello di Mazara,

Il dossier parla di un mondo sconosciuto a chi si siede in tavola consumando prodotti di cui non conosce l’origine, il percorso, il circuito commerciale e, soprattutto, la fatica, lo sfruttamento e la mancanza di diritti di chi li raccoglie.

Per questo gli estensori del documento chiedono creazioni di percorsi oltre l’emergenza, basati sul rispetto delle persone e della terra e sulla centralità dei lavoratori.

Qualsiasi intervento fatto sulla loro pelle, sottolineano, deve tener conto di chi ha la consapevolezza di poter sopravvivere in insediamenti informali per anni e di poterci morire, come è stato per Ousmane Diallo nel 2013 e Omar Baldeh nel 2021, e di rimanere comunque alla base di un’economia preziosa per la Sicilia.

Come associazioni di contadini e sindacali chiedono di essere riconosciuti come strumenti a disposizione della presa di parola necessaria dei braccianti, e invitano tutte le parti sociali a dare un segnale da subito con l’apertura dei cancelli dell’ex Oleificio Fontane D’oro, confiscato alle mafia.

Nella struttura lo scorso anno è stato installato un campo attrezzato con 58 moduli abitativi, che possono ospitare fino a cinque persone, foniti dall’Unhcr, la sezione dell’Onu che si occupa dei rifugiati grazie anche alla Croce Rossa.

I lavoratori stagionali impegnati nella raccolta delle olive, lavoratori stranieri nel territorio della provincia di Trapani, ancora non sanno dove vivere durante la stagione, denuncia FuoriMercato, e la strtuttura potrebbe risolvere il provlema, , ma nessuno ha risposto alla richiesta.

L’alternativa, ha spiegato Enrico Caia dell’associazione, è che tornino ad accamparsi nella pericolosa area della ex Calcestruzzi, un ghetto in cui lo scorso anno ha perso la vita per un incendio Omar Baldeh. Un ghetto che non rispetta le condizioni igienico sanitarie minime delle persone.

La questione abitativa è una parte del dossier. La mancanza di risposte istituzionali alla richiesta di utilizzare la struttura confiscata alla mafia lo scorso anno ha costretto i lavoratori a ricostruire le baracche proprio alla Calcestruzzi bruciata.

Due su tutti i problemi denunciati dal dossier. L’impossibilità di cucinare a causa degli orari di rientro e la divisione dei braccianti tra chi ha i documenti e chi no. I lavoratori chiedono che sia garantito un campo con accesso a luce, acqua calda, gas. Con la possibilità di riciclare i rifiuti prodotti nel campo.

Quanto al capitolo delle richieste per i lavoratori, è necessario che il lavoratore, agendo sull’aspetto abitativo, sanitario, fisico e mentale, e salariale, sia messo in condizione di sottrarsi al ricatto a cui è sottoposto a causa delle condizioni di estrema vulnerabilità che vive, un ricatto che produce consenso coartato allo sfruttamento lavorativo.

Una richiesta a cui si affianca la necessità di formazione, affinchè lavoratori e lavoratrici siano in grado di leggere la busta paga e il contratto di lavoro, essere coscienti dei propri diritti, conoscere le pratiche per la regolarizzazione e sottrarsi allo sfruttamento sessuale.

Ma il dossier si occupa dell’intera produzione agricola. Lo fa ricordando che il 74,5% del commercio di prodotti freschi e confezionati avviene attraverso la Grande distribuzione, soltanto il 13,4% del commercio avviene attraverso le botteghe tradizionali, basate su piccole aziende e coltivazioni diversificate.

E’ fondamentale sostenere pratiche agricole ecologiche, circuiti locali di produzione e distribuzione del cibo, rendendo protagonisti i produttori di piccola scala; costruire e sostenere filiere autonome e autogestite che operino dalla produzione alla distribuzione, mettendo al centro l’autodeterminazione alimentare.

Per farlo bisogna garantire il giusto compenso a contadini e contadine per le loro produzioni; inserire nell’agenda politica nazionale e internazionale politiche volte a riconoscere la responsabilità sociale dei grandi produttori e della grande distribuzione, che producono sfruttamento e devastazioni ambientali.

Temi fondamentali, che ci riguardano tutti e su cui siamo chiamati a essere solidali con chi ci permette di sedere in tavola comprando per pochi centesimi prodotti che nascondano sangue e sudore, violazioni dei diritti umani basilari e, in alcuni casi, la morte di chi produce.

Tempi che saranno discussi ancora, sulla base del dossier che abbiamo sintetizzato ma che vi invitiamo a leggere nella sua interezza, nei due giorni di seminario il 29 e30 settembre a Campobello di Mazara.

Il dossier “Le nostre braccia, i nostri diritti” è a cura della Casa del Mutuo Soccorso FuoriMercato Sicilia con i contributi di Villa Roth (Bari), associazione Solidaria (Bari), Associazione Italo-Africana dei lavoratori agricoli (Foggia), FuoriMercato Milano, Rete dell’agricoltura contadina e del lavoro in autogestione FM Sicilia, Lasciatecientrare, Mediterranean Hope (Rosarno), Contadinazioni-FuoriMercato, Associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato (Cinisi), Associazione Diritti a Sud (Nardò)

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