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Legge sul controllo della vendita di armi: dalla Rete Disarmo alle Acli l’appello per salvare la 185/90

Il Senato italiano ha approvato da poco un disegno di legge, ora in attesa di discussione alla Camera dei Deputati, che propone modifiche alla normativa sull’esportazione di armi. Queste modifiche sono state criticate per aver peggiorato significativamente i controlli esistenti, una mossa vista da molti come un allentamento dei vincoli in favore dell’industria militare.

La Rete Italiana Pace e Disarmo ha espresso preoccupazione fin dall’inizio del processo legislativo, sottolineando gli sforzi di alcuni gruppi di pressione legati all’industria militare per indebolire il controllo sulle vendite di armi all’estero. Nonostante la partecipazione attiva al dibattito e la presentazione di documenti di approfondimento, le loro proposte sono state largamente ignorate dal governo, che ha rigettato anche emendamenti migliorativi proposti dalla Presidente della Commissione Esteri e Difesa del Senato.

La votazione definitiva ha dimostrato un rifiuto totale del confronto, anche su questioni in contrasto con normative internazionali ratificate dall’Italia, indicando l’obiettivo di favorire vendite di armi con potenziali impatti negativi.

La legge 185/90, approvata nel 1990, ha rappresentato un passo importante verso la trasparenza nella vendita di armi italiane all’estero, introducendo criteri non economici nell’autorizzazione di tali vendite. Tuttavia, le recenti modifiche proposte minacciano questa trasparenza, rendendo le vendite più liberalizzate e meno controllate, in contrasto con l’intento originario della legge di prevenire esportazioni verso paesi in conflitto o con gravi violazioni dei diritti umani.

Foto di Republica da Pixabay

Di fronte a queste preoccupazioni, la Rete Italiana Pace Disarmo ha lanciato una mobilitazione per fermare le modifiche proposte e richiedere un maggiore controllo sull’export di armi. Le loro richieste includono la reintroduzione di un comitato interministeriale per un controllo più equilibrato delle vendite, l’inserimento di un richiamo esplicito al Trattato sul commercio delle armi (Arms Trade Treaty), l’aumento della trasparenza complessiva sull’export di armi, e la preservazione di uffici e procedure che garantiscono il controllo e la possibilità di riconversione delle industrie militari a fini civili.

Queste proposte mirano a impedire che la vendita di armi all’estero sia guidata unicamente dal profitto, sottolineando l’importanza di considerare le ripercussioni sulla politica estera e sui diritti umani. La situazione attuale solleva interrogativi cruciali sulla responsabilità e sull’etica della vendita di armi, richiamando l’attenzione sulla necessità di bilanciare gli interessi economici con la sicurezza globale e il rispetto dei diritti umani.

La protesta della Rete Disarmo non è isolata. Al loro appello si aggiunge quello del mondo cattolico. Stefano Tassinari, vicepresidente delle Acli, ha sottolineato l’importanza di questa legge come conquista sociale fondamentale per garantire trasparenza e controllo civico sulle esportazioni di armamenti e sul finanziamento del settore militare. Ha inoltre evidenziato come la priorità data agli interessi economici di pochi abbia generato una “economia di morte” che minaccia il futuro e la sicurezza, sostenendo la necessità di un impegno per la pace attraverso iniziative diplomatiche e il sostegno al trattato sull’abolizione delle armi nucleari.

Le associazioni cattoliche, tra cui le Acli, Azione Cattolica Italiana, e altre, si stanno mobilitando per preservare la legge 185 e promuovere un approccio alla politica estera fondato sulla pace e sulla giustizia.

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