domenica, Settembre 24, 2023
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L’eredità della corruzione

La parola corruttore prima di Berlusconi era riferita semplicemente a colui o colei che offrendo a uno o più interlocutori soldi o altri favori otteneva un beneficio non dovuto scavalcando la legge. Berlusconi è stato molto più di questo.

Con Berlusconi è passato il concetto che non c’è persona che non si possa comprare o con i soldi o con il potere o con l’offerta di agi di qualsivoglia natura, dal posto di lavoro a un seggio in parlamento. Ma il suo capolavoro è stato permeare di questa visione condivisa l’intera nazione, il futuro a breve termine degli italiani.

Lo sfarzo, le vite da stronzi dei ricchi delle telenovelas, gli scenari americanizzanti delle sue tv, il rampantismo individuale elevato a valore sociale, lo sponsor come padrone della vita di tutti.

Il potere corruttivo di Berlusconi è stato quello di sancire con ogni mezzo e ogni alleato che se hai i soldi sei vincente, non importa come li hai fatti.

Con grande charme, facendo suo per fini personali il garantismo verso la magistratura che la vecchia nuova sinistra aveva adottato per gli anni di piombo, imbarcando vecchi marxisti come Lucio Colletti, sfruttando la noia popolare verso seriosità e bigottismo della vecchia sinistra, offrendo tribuna televisiva a quei personaggi come Bertinotti o Sansonetti che pur da sponde opposte avevano il suo stesso approccio ostile verso i Ds poi Pd. Inventando al tempo stesso l’epopea dei “comunisti” che avrebbero sempre governato dal dopoguerra, rovinando così l’Italia che lui era venuto a salvare.

Berlusconi non voleva che al figlio dell’operaio fossero offerte le stesse possibilità sociali del figlio dell’industriale. Lo disse esplicitamente durante una tribuna elettorale con Prodi nel 2006, senza suscitare le proteste del Professore, a testimonianza che l’ideologia berlusconiana ormai permeava anche gli strati politici che dicevano di combatterlo.

Infatti mai durante le parentesi di governo di Prodi e D’Alema furono messe in discussione le leggi che consentivano a Berlusconi di fare carne di porco del’antitrust e del monopolio televisivo, perchè ormai il livello di corruzione tra le fila dei suoi oppositori aveva raggiunto quello dei suoi sodali.

Rileggetevi una vecchia intervista al compianto Giuseppe Fiori per capire come in Parlamento i Ds misero fine all’ostruzionismo che avrebbe fatto cadere la conversione in legge del decreto che consentiva a Berlusconi di trasmettere su tutto il territorio nazionale.

La corruzione sparsa da Berlusconi, per via catodica prima e digitale poi, non è qualcosa quantificabile in soldi o soggetta ad azione giudiziaria. E’ un capolavoro ideologico, forse la più fedele lettura dalla parte del cattivo de La Società dello Spettacolo di Guy Debord.

Certo, adesso rispetto al fascistume al potere verrà ricordato come un moderato, ma è sempre stato lui a consentire che gli avanzi di Almirante diventassero nell’immaginario persone rispettabili, che gli ubriaconi da bar diventassero ministri, che si potesse ripetere ad libitum una bugia che tutti sanno che è una bugia trasformandola come verità in legge.

I danni della corruzione culturale prodotta da Berlusconi sono irreversibili. In questo senso lo ricorderemo di sicuro a lungo.

by Hytok
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