giovedì, Maggio 23, 2024
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L’esercito del Burkina Faso ha ucciso 220 civili tra cui 56 bambini

Un recente rapporto di Human Rights Watch ha esposto gravi accuse nei confronti dell’esercito del Burkina Faso, sottolineando l’esecuzione sommaria di oltre 220 civili, tra cui almeno 56 bambini, nei due villaggi di Nondin e Soro a fine febbraio.

Un testimone di 19 anni, intervistato da The Intercept in condizioni di anonimato, ha descritto una scena drammatica: “Abbiamo trovato i corpi insanguinati crivellati di proiettili. Abbiamo potuto solo salvare un bambino di due anni, la cui madre è stata uccisa proteggendolo con il suo corpo”. Ha identificato gli autori come membri dell’esercito nazionale, arrivati su moto e veicoli pesantemente armati.

Queste atrocità sono avvenute in un contesto di deterioramento della situazione di sicurezza nel Sahel, una regione già turbolenta dell’Africa occidentale, dove la strategia antiterrorismo statunitense si è sgretolata negli ultimi anni. Nonostante i frequenti colpi di stato militari, incluso quello in Burkina Faso, perpetrati da ufficiali addestrati negli USA, Washington non ha interrotto i legami né ritirato il suo supporto al governo militare del Burkina Faso.

Human Rights Watch ha documentato con precisione che il 25 febbraio, 44 persone sono state uccise nel villaggio di Nondin e 179 nel vicino villaggio di Soro, inclusi bambini e donne incinte. Questi massacri sono parte di una più ampia campagna antiterrorismo, spesso accusata di colpire indiscriminatamente civili sospettati di collaborare con i militanti islamici.

“2007, Kaya Burkina Faso” by Javier Mármol, CIDSE is licensed under CC BY 2.0.

Tirana Hassan, direttore esecutivo di Human Rights Watch, ha evidenziato una preoccupante ripetizione di fallimenti da parte delle autorità burkinabè nel prevenire o indagare su tali atrocità, sollevando la questione della necessità di un intervento e supporto internazionale per indagare sugli abusi, che potrebbero rientrare nei crimini contro l’umanità.

L’instabilità nel Sahel è aggravata da colpi di stato militari orchestrati da ufficiali addestrati dagli Stati Uniti, come recentemente in Niger, che ha portato al taglio dei legami con l’esercito americano e all’accoglienza di istruttori militari russi. La violenza militante islamica ha visto un’escalation drammatica, con il Burkina Faso che solo lo scorso anno ha registrato 7.762 vittime di attacchi.

Durante gli attacchi di febbraio, secondo testimoni oculari, un convoglio militare burkinabè con oltre 100 soldati è arrivato poco dopo il passaggio di combattenti islamici in moto. I militari hanno poi proceduto a radunare e uccidere civili, accusandoli di collaborare con i jihadisti. “Non hanno mostrato pietà, sparando a tutto ciò che si muoveva”, ha raccontato un contadino che ha assistito agli omicidi.

Nonostante le restrizioni imposte dalle cosiddette leggi Leahy, che vietano il finanziamento a forze straniere coinvolte in gravi violazioni dei diritti umani, gli Stati Uniti hanno continuato a fornire aiuti significativi al Burkina Faso. Nel 2018 e 2019, il paese ha ricevuto 100 milioni di dollari in aiuti per la “cooperazione per la sicurezza”, posizionandosi tra i maggiori beneficiari di aiuti militari statunitensi in Africa occidentale.

Anche di fronte all’arrivo di mercenari russi nel paese, un piccolo contingente di personale militare statunitense rimane schierato in Burkina Faso per “mantenere aperte le linee di comunicazione e di dialogo” con le forze armate locali, secondo Kelly Cahalan, portavoce di AFRICOM.

In risposta a questi sviluppi, attivisti locali e osservatori internazionali chiedono un’azione concreta da parte della comunità internazionale, inclusa l’imposizione di sanzioni contro coloro che sono responsabili di crimini. L’attuale dinamica geopolitica e la continua violenza sottolineano la complessità e la gravità della situazione nel Burkina Faso e nel più ampio contesto del Sahel.

“Burkina-faso-dourtenga” by neonstar is licensed under CC BY-SA 3.0.
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