lunedì, Maggio 29, 2023
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L’esternalizzazione dei servizi pubblici: l’inclusione scolastica disabili nel Comune di Roma (5)

di Germano Monti

Questa è la quinta di 5 puntate dell’inchiesta di Germano Monti sull’esternalizzazione dei servizi pubblici, in particolare quello relativo all’inclusione scolastica degli alunni disabili nel Comune di Roma. Da lunedì 27 marzo sarà consultabile in un unico testo sempre su Diogene online. Buona lettura.

Il motivo per cui si intende procedere con la gestione dei servizi sociali affidata alle cooperative è del tutto politico. Come si può facilmente intuire dall’entità dei fatturati, le cooperative sociali sono grandi organizzazioni in grado di far girare parecchio denaro, tanto a “sinistra” quanto a destra.

La qualità dei servizi erogati e le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici vengono dietro, molto dietro. Allo stato attuale, le cooperative hanno in mano la totalità dei servizi sociali del Comune di Roma e questi servizi rappresentano il secondo centro di costo della Capitale, subito dopo i lavori pubblici. Nemmeno la trasparenza sembra rappresentare una preoccupazione per la politica capitolina, tanto è vero che anche aziende coinvolte nella vicenda di Mafia Capitale continuano a gestire i servizi ed a ricavarne somme ingenti.


La già citata cooperativa Medihospes gestisce i due terzi dell’assistenza alloggiativa nella città di Roma. Dal rapporto 2022 “Il vuoto dell’accoglienza”, a cura di OpenPolis e ActionAid: “Si tratta di Medihospes, di cui abbiamo parlato già nel 2020, una cooperativa sociale che nel 2021 contava su 3mila 500 dipendenti, sfiorando i 90 milioni di ricavi. Negli anni precedenti al 2018 Medihospes si chiamava Senis Hospes.

Nel corso del 2018 ha incorporato Tre Fontane, un altro grande gestore dell’accoglienza in Italia, che prima di allora era sua cooperativa ausiliaria. Medihospes ha fatto parlare di sé in questi anni. Innanzitutto perché, secondo un’inchiesta di Repubblica del 2015, avrebbe condiviso sedi e iniziative promozionali con il gruppo La Cascina, uno dei soggetti al centro dell’inchiesta “Mafia capitale”. In secondo luogo perché è stata tra i gestori del Cara di Borgo Mezzanone (Foggia), centro oggetto di un’inchiesta de L’Espresso per la violazione dei diritti dei migranti che lì vivevano. Ma anche tralasciando questi trascorsi resta il fatto che affidare 2/3 dell’accoglienza a un solo gestore, chiunque esso sia, significa che l’amministrazione (l’ente appaltante) rischia di subirne la capacità di condizionamento”.

Questa “capacità di condizionamento” si è mostrata plasticamente nel luglio 2019, quando le forze dell’ordine procedettero allo sgombero delle famiglie di senzatetto che occupavano l’ex scuola “Don Calabria” in via Cardinal Capranica a Primavalle (qualcuno, forse, ricorderà l’immagine del bambino che porta via i suoi libri sotto lo sguardo arcigno dei celerini in assetto antisommossa).

Delle persone messe in mezzo ad una strada, 145 accettarono la soluzione alternativa proposta dal Comune di Roma, all’epoca retto dalla giunta dei 5 Stelle di Virginia Raggi. Nel giro di pochi giorni, emerse che solo 60 persone erano state effettivamente collocate negli appartamenti di Centocelle e Tor Vergata e che le condizioni di quegli appartamenti lasciavano molto a desiderare, fra spazi angusti, sporcizia e tapparelle rotte.

L’allora deputato e consigliere comunale Stefano Fassina, dopo aver visitato quegli appartamenti, rivolse un’interrogazione urgente alla Sindaca Raggi, chiedendo “Se non si consideri uno spreco di risorse spendere oltre 64mila euro per assistere per 30 giorni 60 persone, quando nel territorio di Roma insistono centinaia di immobili pubblici e privati che sono inutilizzati e lasciati degradare” e concludendo con l’invito a superare un sistema basato sul privato. Le stamberghe in cui erano state portate le persone sgomberate dal “Don Calabria” e per le quali il Comune di Roma pagava le cifre denunciate da Fassina erano, ovviamente, di proprietà della cooperativa Medihospes.


Dall’assistenza domiciliare agli anziani e ai disabili all’emergenza abitativa, dall’accoglienza agli immigrati all’inclusione scolastica degli alunni disabili, dalle case famiglia per le donne vittima di violenze ai progetti per i minori devianti, sia a Roma che in tutta Italia i servizi sociali sono ormai in mano al cosiddetto “privato sociale”, in massima parte a cosiddette cooperative.

Come già detto, la cooperazione sociale parassitaria è il piede di porco con il quale è stato sistematicamente scardinato il welfare pubblico, in un processo avviato sin dalla fine degli anni 80 del secolo scorso. L’esplosione della pandemia ha reso evidenti le storture della privatizzazione nella sanità, mentre le inchieste giornalistiche e della magistratura hanno messo in luce quelle dell’affidamento dei servizi sociali a soggetti privati, quali sono a tutti gli effetti le cosiddette cooperative sociali: lavoratori poveri, precari e sfruttati, a fronte di servizi che fanno acqua da tutte le parti e di vere e proprie truffe e malversazioni, il tutto mascherato dalla retorica della “società civile” e della “solidarietà sociale”. (5 – fine)

Qui il link alla puntata 1 https://diogeneonline.info/lesternalizzazione-dei-servizi-pubblici-linclusione-scolastica-disabili-nel-comune-di-roma-1/

Qui il link alla puntata 2 https://diogeneonline.info/lesternalizzazione-dei-servizi-pubblici-linclusione-scolastica-disabili-nel-comune-di-roma-2/

Qui il link alla puntata 3 https://diogeneonline.info/lesternalizzazione-dei-servizi-pubblici-linclusione-scolastica-disabili-nel-comune-di-roma-3/

Qui il link alla puntata 4 https://diogeneonline.info/lesternalizzazione-dei-servizi-pubblici-linclusione-scolastica-disabili-nel-comune-di-roma-4/

Germano Monti

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