martedì, Aprile 16, 2024
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L’Europa si mobilita per promuovere la diagnosi precoce di HIV ed epatiti

A cura di Lila News

Arriva la prima testing week europea di questo 2023, dal 15 al 24 maggio tutta l’Europa si mobilita per moltiplicare l’offerta di test volti alla diagnosi precoce dell’HIV, delle epatiti virali e di altre Infezioni sessualmente trasmissibili (IST).

“Test, Treat, Prevent” è lo storico slogan della European Testing Week (ETW), giunta alla sua decima edizione e promossa da Eurotest. L’iniziativa è volta ad ampliare la consapevolezza del proprio stato sierologico e di salute e a sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica sull’importanza di una promozione attiva e differenziata dei test. Conoscere le proprie condizioni è fondamentale per favorire un rapido accesso alle cure, per preservare il proprio stato di salute e per evitare che queste infezioni possano essere, inconsapevolmente, trasmesse. Le testing week contribuiscono in modo determinante, al percorso per centrare gli obiettivi ONU di sviluppo sostenibile (SDGs) che prevedono la fine dell’AIDS come minaccia per la salute pubblica entro il 2030: dopo il crollo del ricorso ai test, seguito alla pandemia da COVID, recuperare il tempo perso è più urgente che mai.

Per essere in linea con questo obiettivo, ONU e UNAIDS indicano tappe e target intermedi. Tra questi quello “95-95-95”, da raggiungere entro il 2025; gli Stati Membri devono cioè impegnarsi a rendere consapevole del proprio stato sierologico almeno il 95% delle persone con HIV, garantire a questo 95% l’accesso alle cure e far sì che il 95% di tutte le persone in ART raggiunga la soppressione virologica, dunque una condizione di non infettività. L’Italia è attualmente già in linea con il secondo e terzo “95” mentre resta in affanno sul primo, quello connesso proprio alla promozione del test e all’emersione del sommerso.

Inaugurata nel 2013, la testing week si tiene in primavera e in autunno coinvolgendo circa cinquanta paesi della regione europea dell’OMS. Nel corso degli anni è arrivata a impegnare fino a 740 organizzazioni: ONG, amministrazioni, servizi sociali e sanitari, pubblici e privati, dando vita ad una delle più importanti mobilitazioni internazionali per la salute pubblica

La LILA aderisce, come sempre, alla ETW rafforzando l’offerta di test anonimi e gratuiti per HIV, HICV e sifilide sui territori e nelle proprie sedi per un totale di diciassette date in otto città e ben cinquanta ore di impegno volontario. In alcune sedi sarà possibile ritirare kit gratuiti per il self test, allo scopo di promuovere anche questa opportunità di diagnosi precoce. Fino a giugno resta inoltre attivo il servizio Just Lila che permette di ricevere gratuitamente a casa un kit per il self test.

Qui trovi tutti gli orari e gli indirizzi degli appuntamenti LILA per la ETW

I servizi di testing della LILA, attivi tutto l’anno, sono organizzati secondo il modello CBVCT, ossia Community-Based Voluntary Counselling and Testing del protocollo europeo COBATEST, previsto per i contesti non sanitari basati sull’azione di ONG e community; tra le caratteristiche di questo servizio: la possibilità di accedervi senza richiesta di documenti o prescrizioni, l’ anonimato, il clima friendly e non giudicante, l’offerta di counselling pre e post test con operatori e operatrici, anche pari, adeguatamente formati/e. In caso di esito reattivo, la persona viene inviata, o, se lo richiede, accompagnata ai servizi pubblici per il test di conferma e seguita per l’eventuale accesso alle terapie.

L’offerta di test gestita da ONG e community viene considerata cruciale da ONU e UNAIDS per il raggiungimento di persone che non si rivolgerebbero a strutture tradizionali. La richiesta di ticket, documenti o prescrizioni, il mancato rispetto dell’anonimato, gli orari d’accesso, la minore età, il timore di atteggiamenti stigmatizzanti da parte del personale preposto sono tutte possibili barriere per l’accesso al test che occorrere eliminare. Oltre ai servizi di testing presso le sedi, i territori e i luoghi d’incontro, la LILA mette a disposizioni da alcuni anni anche un servizio di supporto da remoto per chi voglia eseguire un auto-test, disponibile in farmacia, nella propria casa o in altro luogo privato.

I vantaggi di una diagnosi precoce e, dunque, di un accesso tempestivo alle terapie disponibili sono immensi: nel caso dell’HIV le ART possono salvaguardare la vita delle persone e preservare al meglio lo stato di salute evitando il decorso verso l’AIDS. Inoltre, le terapie permettono di sopprimere in breve tempo la carica virale rendendo il virus non trasmissibile per via sessuale. Dunque, le persone con HIV che abbiano una carica virale stabilmente non rilevabile o, comunque, inferiore alle 200 copie, non trasmettono il virus, nemmeno in caso di mancato uso del profilattico, che resta però importante per prevenire altre IST. Non essere consapevoli di aver contratto l’HIV può, al contrario, costituire un grave rischio per la salute delle persone e aumentare le occasioni di trasmissione. Ultima stima fornita da Eurotest, è che nella regione europea dell’OMS vivano circa due milioni e trecentomila persone con HIV e che, tra queste, almeno una su cinque non sappia di aver contratto il virus. A questa inconsapevolezza, legata alla scarsa opera di prevenzione e a percezioni del rischio errate, si deve l’esistenza di una consistente fascia di sommerso, fonte principale dei nuovi casi d’infezione. Altra conseguenza dello scarso ricorso al test è l’altissimo numero di diagnosi tardive: in Europa, oltre la metà delle nuove diagnosi avviene quando le persone sono già in AIDS o prossime a questa condizione e quando, dunque, hanno già sviluppato patologie correlate. In Italia questa percentuale è arrivata a superare il 63%. Si tratta di un fenomeno inaccettabile a fronte delle grandi opportunità terapeutiche disponibili.

Analogo discorso, con un sommerso ben più ampio, riguarda le epatiti virali, causa di gravi patologie epatiche e spesso concomitanti con l’HIV e altre IST poiché queste infezioni condividono, in gran parte, le modalità di trasmissione (sesso non protetto, scambio di siringhe o di altro materiale iniettivo). L’epatite C (HCV), secondo stime fornite da Eurotest, colpisce circa quattordici milioni di europei/e ma con una quota di diagnosi che non supera il 4,6%. Gran parte delle persone colpite non accede dunque alle cure che, pure, permetterebbero una guarigione totale. Largamente non diagnosticata, è anche l’epatite B (HBV) che, secondo le stesse stime, colpisce quindici milioni di persone in Europa. I trattamenti esistenti permettono di convivere al meglio con questa infezione che, può anche essere prevenuta con un vaccino.

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