giovedì, Ottobre 6, 2022
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L’India è l’economia in più rapida crescita al mondo

Ieri dalle pagine di Diogene raccontavamo dell’incremento demografico che porterà già dal prossimo anno l’India a essere il Paese più popoloso al mondo. Un processo che avrà ricadute sul piano della geopolitica internazionale, con la probabile richiesta di Nuova Delhi di un posto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Ma la crescita dell’India non è soltanto demografica, in gioco c’è l’espansione di un economia dai caratteri spesso contraddittori, in un Paese ad altissima capacità tecnologica attraversato da problemi di povertà estrema.

Ieri Amit Shah, il ministro dell’Interno indiano, che è anche ministro della cooperazione, ha annunciato che l’India è l’economia in più rapida crescita al mondo con un tasso di crescita dell’8,2% nel 2022. Shah ha confrontato il tasso di crescita dell’India con vari paesi dello stesso periodo: il 3,7% negli Stati Uniti, il 2,1% in Germania, il 4,4% della Cina e l’8% del Brasile. Il ministro ha anche sostenuto che il merito di questa espansione sarebbe da attribuire al governo guidato dal primo ministro Narendra Modi, ieri criticato dal leader del Congresso Rahul Gandhi. Il governo centrale di Modi, ha spiegato Shah, garantisce un’atmosfera tranquilla per coloro che fanno affari in India.

Oltre che sul piano interno l’India ha raggiunto un record di esportazione di merci per un valore di 421 miliardi di dollari, massimo storico nella storia delle esportazioni del Paese, attribuendo il risultato al “duro lavoro della gioventù indiana”. Shah ha anche sottolineato come l’India abbia registrato nel 2021-22 il “più alto investimento diretto estero di sempre” per 83,57 miliardi di dollari. Sul fronte inflazione ha sostenuto che fosse sotto controllo rispetto al resto del mondo e soprattutto ai paesi limitrofi come Sri Lanka e Pakistan, un fenomeno che il responsabile dell’Interno di Nuova Delhi attribuisce anche alla gestione ordinata della pandemia da covid.

Questa almeno è la visione politica del governo di Modi, ma le cifre sono confermate dalle agenzie internazionali. L’India è l’unica economia tra le prime dieci al mondo che ha mostrato un miglioramento costante negli ultimi quattro anni e gli osservatori sono concordi nell’attribuire il merito al suo ambiente politico dinamico ed efficace. Anche l’Italia ha una trentina di unità produttive nel Paese, che generano un miliardo di euro di turn-over e impiegano 14.000 dipendenti indiani, impegnate soprattutto in attività legate alla transizione energetica e all’economia verde.

L’altra faccia del Paese è rappresentata però dalla povertà. Il 60% circa degli indiani è occupato nell’agricoltura, producendo il 23% del Pil totale del Paese. Nelle zone rurali è il 70% delle famiglie indiane a dipendere dal settore agricolo per vivere, utilizzando in prevalenza terre di scarso valore e produzione. I principali fenomeni d’indebitamento avvengono infatti proprio nelle zone rurali, a causa delle condizioni climatiche, dalla siccità alle inondazioni, che distruggono i raccolti spingendo verso la fame le famiglie. Un terzo dell’intera popolazione indiana, 460 milioni di persone, secondo la Banca Mondiale sopravvive con meno di 1,90 dollari al giorno.

Un Paese in cui le figlie femmine sono considerate un peso economico insopportabile, ma questa cultura retriva è diffusa non soltanto nelle famiglie che dipendono dal lavoro dei campi, è prevalente in tutto il Paese con frequenti episodi di violenza nei confronti delle donne e l’orrore dei matrimoni di bambine. A questi drammi sociali vanno aggiunti i frequenti conflitti violenti tra comunità religiose. Non ultima tra le contraddizioni di questo Paese è la censura sull’informazione anti governativa, di cui è testimone la causa intentata dal governo di Modi a Twitter a cui ha fatto cancellare tweet contro le politiche del governo.

Nonostante queste contraddizioni l’India è il terzo consumatore mondiale di petrolio, tornata ai livelli di consumo di carburante di prima della pandemia da covid. La domanda è aumentata del 17,9% a giugno rispetto all’anno precedente, bypassando l’aumento globale del prezzo del petrolio dopo l’invasione russa dell’Ucraina, perché le raffinerie indiane hanno acquistato carburante russo più economico dopo il boicottaggio occidentale. Questo ha consentito ai consumatori indiani di acquistare carburante a prezzi più bassi, confermando un aumento considerevole del potere d’acquisto della classe media indiana.

E proprio la politica estera sembra essere la chiave del forte impulso economico che sta spingendo l’India al primo posto tra i Paesi in crescita nell’economia mondiale. Affrontando con fermezza la sfida con la Cina anche sul fronte dei confini, come accaduto per gli scontri di confine nel 2020 intorno al fiume Galwan, tra l’area contesa di Aksai Chin amministrata dalla Cina e il Ladakh amministrato dall’India. La Cina è l’economia che più di ogni altra può fare concorrenza al colosso indiano, ma, anche a causa dell’invecchiamento della popolazione, come visto superata il prossimo anno da Nuova Delhi, inizia a perdere colpi nei confronti dell’India.

Narendra Modi
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