domenica, Giugno 16, 2024
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L’Italia dei “dottori” che producono povertà culturale e d’istruzione

Il titolo di studio come strumento della campagna elettorale. “Non chiamatemi Carlo. Dott. Cottarelli mi sta bene”. L’ex commissario Fmi e senatore del PD non ha gradito l’invito della presidente del Consiglio a chiamarla Giorgia e a scrivere il nome di battesimo anche sulla scheda per le europee.

L’ex collega della Meloni perché in passato incaricato per l’accesso a palazzo Chigi ha scritto che “lei fa bene a essere orgogliosa di essersi fatta da sé. Ma non è che se sei ‘colto’ non ti sei fatto da te e ti devi vergognare”, aggiungendo “io sono fiero di aver studiato. Non chiamatemi Carlo. Dott. Cottarelli mi sta bene”.

Ma il dott. ha commesso un errore ortografico -c’è l’ho-per cui ha chiesto scusa. Giorgia aveva rivendicato il suo arrivo al governo della nazione con il diploma di scuola media secondaria con riferimento a chi utilizza titoli e status come clava classista, affermando che desidera ci si rivolga a lei con il “tu”, essendo una del popolo. La propaganda elettorale è servita da parte di entrambi.

Alcune riflessioni sulla vicenda,un titolo di studio non è cultura a 360°, bensì fornisce gli strumenti per crearla. Esiste una corrente di pensiero che sostiene per esercitare l’elettorato passivo necessitino competenze che ovviamente la laurea fornisce.

Foto di WOKANDAPIX da Pixabay

Ma se fosse esclusivamente questo il principio, diventerebbe elitario e poi un dirigente politico dal consigliere di municipio fino all’eurodeputato deve avere idee, i dirigenti pubblici indicano gli strumenti per realizzarle, quando è possibile, infatti a loro è chiesto il titolo di studio della laurea in relazione alla competenza che bisogna all’ente.

Nel Belpaese di oggi la carenza di dottori è un’emergenza. In percentuale l’Italia ha meno laureati giovani di Colombia e Costa Rica, mentre i laureati della fascia di età 25-64 anni sono il 20 per cento della popolazione, ben dodici punti al di sotto della media europea e quasi il venti per cento in meno di Germania e Spagna.

Nell’Ocse siamo i peggiori perché il 39% non ha il diploma e gli analfabeti sono il 4,6% e come se non bastasse l’talia è la nazione con la maggior percentuale di adulti in età lavorativa che come titolo di studio è in possesso solo della scuola media inferiore, il 33%.

I diplomati che desiderino proseguire gli studi universitari sono appena il 50% e in futuro saranno di meno. E si tratta delle persone che dovrebbero diventare classe dirigente della nazione. Nel Belpaese ci sono 18,1 milioni d’anime che hanno un’età pari o superiore a 60nni. La povertà d’istruzione è palese e su ciò dovrebbe lavorare la classe politica.

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