giovedì, Maggio 23, 2024
HomeItaliaL'Italia è il Paese UE con i maggiori danni finanziari da corruzione

L’Italia è il Paese UE con i maggiori danni finanziari da corruzione

L’ultimo rapporto annuale dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac), presentato ieri al Parlamento dal presidente Giuseppe Busia, mette in evidenza come la corruzione continui a rappresentare una sfida significativa in Italia, nonostante le numerose inchieste condotte dalle varie procure, tra cui la più recente di Genova.

“Anche quando non uccide, la corruzione arreca danni inestimabili, affinando le sue armi con mezzi sempre più subdoli”, afferma Busia nel rapporto. Questa affermazione richiama l’attenzione sui molteplici effetti dannosi della corruzione.

I danni principali evidenziati nel rapporto includono progetti pubblici incompleti o completati con ritardi eccessivi, comportando un notevole spreco di risorse pubbliche. La corruzione mina anche il mercato, rendendolo poco aperto e trasparente, e causando il fallimento di aziende sane che non riescono a competere in un contesto corrotto.

Inoltre, la mancanza di trasparenza nei concorsi pubblici costringe molti giovani talenti a cercare opportunità professionali all’estero, privando il paese di preziose risorse umane.

Nonostante gli sforzi compiuti per combattere la corruzione, l’Anac ammette che i risultati sono ancora poco incoraggianti. La classifica degli Stati membri dell’Unione Europea sulla rule of law, redatta dalla Corte dei Conti Europea, posiziona l’Italia in una posizione arretrata.

Il rapporto 2023 sulle attività della Procura europea rivela che l’Italia è il paese con i maggiori danni finanziari al bilancio dell’UE a causa di frodi e malversazioni, spesso legate alla criminalità organizzata. Questo dato è particolarmente preoccupante e richiede interventi urgenti e mirati.

Un altro tema cruciale affrontato nel rapporto è l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Il Pnrr rappresenta un’opportunità irripetibile per colmare le lacune e i ritardi storici del paese. Il governo attribuisce al Pnrr il 90% della crescita attesa per il 2024, pari a un modesto 1%.

Tuttavia, la relazione sottolinea che non ci si può permettere insuccessi o battute d’arresto. Il valore complessivo degli appalti avviati nel 2023, di importo pari o superiore a 40.000 euro, si attesta attorno ai 283,4 miliardi di euro, segnando un aumento del 36,4% rispetto al 2021 e del 65,9% rispetto al 2019.

Tuttavia, avviare un procedimento non garantisce che si sarà in grado di chiuderlo in tempo. I dati preoccupanti sulla spesa effettiva, risultanti dal sistema informativo ReGis, dimostrano chiaramente le difficoltà in questo senso.

La strada per la piena attuazione del Pnrr è ancora lunga e con l’avvicinarsi della scadenza del 2026, la salita diverrà sempre più ripida. Tuttavia, sono stati compiuti progressi significativi nella riduzione delle stazioni appaltanti, passate da circa 26.500 a 4.353 soggetti qualificati.

Questa riduzione è stata possibile grazie a un’opera di cernita avviata negli anni passati. Tuttavia, diverse deroghe introdotte, come quelle per gli appalti Pnrr e per i lavori al di sotto dei 500mila euro, devono essere gradualmente superate, sottoponendo comunque a verifica le effettive capacità dei diversi enti esentati.

“Euros” by Images_of_Money is licensed under CC BY 2.0.

Questo è essenziale per rispettare i tempi previsti dal Pnrr, visto che l’attività di vigilanza nel 2023 ha evidenziato strutture spesso sottodimensionate, incapaci di una puntuale rilevazione preventiva dei fabbisogni e di una pianificazione integrata, con le conseguenti difficoltà che si riflettono su interi territori.

Dal 2022 al 2023, la percentuale degli affidamenti Pnrr e correlati che prevedono quote del 30% per giovani e donne è rimasta praticamente invariata, crescendo di meno di un punto percentuale e risultando di poco superiore alla metà del totale.

La percentuale era il 56,62% nel 2022 e ha raggiunto solo il 56,87% nel 2023. Questo stagnamento evidenzia la necessità di maggiori sforzi per promuovere l’inclusione di giovani e donne nei progetti legati al Pnrr.

Giuseppe Busia ha richiamato l’attenzione sulla necessità di una legge per regolamentare le lobby, sottolineando l’importanza di garantire piena trasparenza nelle attività di lobbying attraverso canali digitali accessibili a tutti.

Una normativa organica sulle lobby, secondo Busia, dovrebbe evitare tentazioni criminalizzatrici e mirare a garantire la trasparenza, consentendo a tutte le lobby, indipendentemente dalla loro dimensione, di presentare proposte e osservazioni. La decisione finale spetterebbe poi al decisore pubblico, che dovrebbe assumersi la responsabilità di favorire una proposta rispetto a un’altra.

L’Anac ha anche posto un forte accento sull’uso dell’intelligenza artificiale negli appalti e nella pubblica amministrazione. È fondamentale, secondo l’Autorità, che le decisioni prese con tali sistemi siano ispirate a rigorosi criteri di non discriminazione algoritmica e che la decisione ultima sia riservata alla persona.

Esiste un delicato problema di trasparenza algoritmica legato alla conoscibilità delle motivazioni e dell’iter logico seguito per le decisioni pubbliche prese con sistemi di intelligenza artificiale, oltre al rispetto dei diritti costituzionalmente tutelati della persona.

Un appello specifico è stato rivolto al governo Meloni affinché sostenga la direttiva europea anticorruzione, considerata cruciale dall’Anac per assicurare in Europa una crescita ispirata ai valori fondativi dell’UE.

Inoltre, l’Anac ha sollecitato un intervento del governo per chiarire l’applicazione automatica ai contratti pubblici del principio dell’equo compenso, poiché è doveroso valorizzare la progettazione e retribuire adeguatamente i professionisti senza penalizzare i giovani e i piccoli studi, oltre a evitare un eccessivo onere sulle casse pubbliche.

La relazione dell’Anac ha anche richiamato l’attenzione su specifiche opere pubbliche, come la Diga Foranea di Genova, segnalando che le disposizioni attuali potrebbero causare aumenti significativi dei costi dei contratti. In caso di annullamento degli affidamenti finanziati dal Pnrr, non è prevista la caducazione del contratto affidato illegittimamente, ma il diritto al risarcimento per gli operatori esclusi, portando le stazioni appaltanti a dover remunerare entrambi.

Infine, l’Anac ha evidenziato il fenomeno dei cosiddetti “medici a gettone”, ovvero la crescente esternalizzazione del personale sanitario con contratti onerosi per le amministrazioni e servizi spesso inadeguati.

Questo fenomeno comporta rischi per la salute dei pazienti e un impoverimento degli organici, poiché medici e infermieri preferiscono lasciare il loro impiego attratti dalle remunerazioni più elevate per prestazioni interinali. L’Anac ha collaborato con il Ministero della Salute per individuare soluzioni regolatorie, come emerso da una recente indagine conoscitiva trasmessa al ministero.

Di Carlo Dani – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=40872759
RELATED ARTICLES

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

ARTICOLI CORRELATI