giovedì, Ottobre 6, 2022
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L’Olocausto raccontato direttamente da Eichmann

E’ proprio vero che il diavolo si annida nei particolari. La voce che esce dal nastro è quella di Adolf Eichmann, poi rinchiuso in carcere in Israele dopo essere stato prelevato con la forza dal Mossad negli anni ’60 in Argentina, dove si era nascosto per sfuggire ai processi riservati in Europa ai volenterosi carnefici di Adolf Hitler e del terzo reich. Il processo contro di lui è lontano dal cominciare, è ancora libero a Buenos Aires e incontra un gruppetto di simpatizzanti nazisti a cui racconta la sua storia dello sterminio. A un tratto si sente volare una mosca e il nazista, mentre la scaccia con la mano, commenta: “è di natura ebraica”.

Sessanta anni sono trascorsi da quello storico processo, concluso con la condanna a morte per impiccagione, e i vaniloqui di Eichmann, che furono negati anche ai giudici che celebrarono il processo di allora, sono adesso resi noti grazie a un documentario dal titolo “The Devil’s Confession: The Lost Eichmann Tapes”. Le conversazioni sono intervallate da materiale d’archivio e interviste. I filmati sono stati colorati perchè, secondo gli autori, i giovani pensano che i filmati in bianco e nero non siano realistici.

I nastri sono stati realizzati da Willem Sassen, ufficiale delle SS naziste che condivise con Eichmann la fuga a Buenos Aires, con lo scopo di pubblicare un libro dopo la morte di Eichmann. I membri del gruppo si incontravano per ore ogni settimana a casa di Sassen. Dopo la cattura di Eichmann Sassen aveva venduto le trascrizioni alla rivista Life. Dopo l’esecuzione di Eichmann nel 1962, i nastri originali furono venduti a una casa editrice in Europa e infine acquisiti da una società anonima e che depositò i nastri negli archivi federali tedeschi a Coblenza. Nel 2020 un tribunale tedesco diede ai creatori israeliani della serie Kobi Sitt e Yariv Mozer il permesso di utilizzare 15 ore di registrazioni rispetto alle 70 ore totali dei nastri.

Il processo ad Eichmann nonostante le prove schiaccianti contro di lui, fu giudicato controverso da alcuni osservatori in merito alla volontà di Eichmann di essere entusiata partecipante allo sterminio del popolo ebraico o un semplice esecutore di ordini. Le registrazioni smascherano adesso senza appello l’antisemitismo viscerale e ideologico di Eichmann, il suo zelo per la caccia agli ebrei e il suo ruolo nella meccanica dell’omicidio di massa. Eichmann invece scelse come linea difensiva d’insistere sul fatto di essere un semplice funzionario che eseguiva gli ordini, negando la responsabilità per i crimini di cui era stato ritenuto colpevole. Un piccolo ingranaggio dell’apparato statale preposto agli orari dei treni, un mediocre al punto da ispirare nella filosofa Hannah Arendt la teoria della banalità del male.

Nei nastri Eichmann spiega che non gli importava se gli ebrei che aveva mandato ad Auschwitz vivessero o morissero. E mentre durante il processo negò di essere a conoscenza del destino riservato agli ebrei mandati nei campi di concentramento, nei nastri racconta che l’ordine era che “gli ebrei che sono idonei al lavoro dovrebbero essere mandati a lavorare. Gli ebrei che non sono idonei al lavoro devono essere mandati alla Soluzione Finale, punto”. “Se avessimo ucciso 10,3 milioni di ebrei, direi con soddisfazione: ‘Bene, abbiamo distrutto un nemico’. Allora avremmo compiuto la nostra missione”, spiega nel nastro riferendosi a tutti gli ebrei d’Europa.

Il mondo fin qua conosceva soltanto le immagini del processo di Eichmann, che si svolse nel 1961, con le scioccanti testimonianze dei sopravvissuti all’Olocausto e una ricca documentazione su cui basare la sua condanna di Eichmann. L’accusa aveva anche ottenuto più di 700 pagine di trascrizioni dei nastri registrati a Buenos Aires, contrassegnate da correzioni nella calligrafia di Eichmann. Secondo il nazista però le trascrizioni avevano distorto le sue parole, arrivando a sfidare i magistrati chiedendo che venissero prodotti i nastri originali.

Secondo gli autori del documentario che analizzano anche gli interessi della leadership israeliana e tedesca in un momento di crescente cooperazione, David Ben-Gurion, il primo ministro israeliano dell’epoca, preferiva che i nastri non fossero ascoltati a causa dei dettagli imbarazzanti che potevano emergere su un ex nazista che lavorava nell’ufficio del cancelliere tedesco e per la questione divisiva di Rudolf Kastner, un ebreo ungherese che aiutò molti ebrei a mettersi in salvo, ma fu anche accusato di collaborare con Eichmann.

Siamo di fronte a un documento agghiacciante, da sbattere in faccia a chiunque tenti di negare o anche soltanto minimizzare l’Olocausto e le resposabilità di colui che ne fu l’ingegnere, il capo della logistica. “È una cosa difficile che ti sto dicendo”, dice Eichmann nella registrazione, “e so che sarò giudicato per questo. Ma non posso dirti diversamente. È la verità. Perché dovrei negarlo?”

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