mercoledì, Luglio 17, 2024
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L’ultimo giorno di Rishi Sunak. Regno Unito al voto per cacciare i Tories

Certo, non è signorile infierire su chi perde. Ma è altrettanto spietato infierire su milioni di cittadini non abbienti e richiedenti asilo, impoveriti e ridotti alla fame dai peggiori governi conservatori dal dopoguerra. Rishi Sunak, l’attuale primo ministro, pagherà oggi per i suoi errori e per quelli di David Cameron, Theresa May, Boris Johnson e Liz Truss, dal 2010 a oggi.

Nelle urne la disfatta dei Tories assumerà proporzioni gigantesche. Sistema uninominale secco in 650 collegi uninominali. Su una popolazione di 68 milioni di persone sono 50 milioni gli aventi diritto al voto. Consegneranno ai laburisti un paese chiuso, intollerante, affamato, sull’orlo del tracollo. Anche se non è affatto detto che i laburisti abbiano una ricetta per raddrizzare le sorti dell’ex impero britannico. Ma avranno l’occasione per provarci nelle 4 nazioni del Regno: Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord.

Questa storia che si conclude oggi inizia 14 anni fa nel Regno Unito con l’inettitudine di David Cameron, ex ragazzo prodigio della buona borghesia britannica. La sua gestione del referendum consultivo sulla Brexit si è rivelata economicamente la più grande disgrazia che poteva riversarsi sul già pronunciato isolazionismo inglese.

Incapace di fronteggiare le tendenze iper nazionalistiche che andavano estremizzandosi alla sua destra, ma anche a sinistra in molti erano per la Brexit, Cameron non si è limitato a lasciar fare. Aveva l’autorità, la possibilità e i voti in Parlamento per restituire al referendum il suo valore consultivo, gestire l’insofferenza britannica verso l’Unione Europea diversamente.

Al contrario ha lasciato il Paese allo sbando, consentito che la Brexit divenisse legge, abbandonato il Partito Conservatore all’ala di estrema destra che vive ancora nel mito di Margaret Tatcher e dell’odio sociale verso i meno abbienti.

Tagli esasperati allo Stato Sociale, blocco degli stipendi, incapacità di gestire la pandemia da Covid, affitti e prezzi dei generi alimentari alle stelle, mancanza di personale in gangli vitali dello Stato a causa dlle restrizioni all’immigrazione. E scioperi: trasporti, sanità, pubblico impiego. Nessuna categoria è stata risparmiata dalla falce mortale dei tagli alla spesa.

Rishi Sunak by UK Prime Minister is licensed under CC BY 2.0.

Così l’estrema destra iper liberista ha preso l’avvento tra i Tories. Dopo Cameron l’algida Theresa May, inconsistente e forse meno spietata di quanto sarebbe accaduto dopo. Boris Johnson, un bugiardo acclamato e scoperto spesso dai giornali nelle sue menzogne, un personaggio folkloristico, l’ubriacone col quale condividere giudizi triviali sulle donne, sul calcio e sul mondo durante la partita di freccette in un pub ad alto tasso alcolico.

Poi Liz Truss, un miracolo della politica del terzo millennio, 45 giorni come premier in cui ha combinato più guai che i suoi predecessori in molti anni. L’emblema dell’identità attuale del Partito Conservatore inglese, idealismo di estrema destra slegato dalla materialità dei rapporti sociali. Il suo programma economico di drastici tagli fiscali, tagli alle tasse per i ricchi naturalmente, è stato respinto finanche dai mercati con grande disprezzo.

Infine lui, Rishi Sunak, il sorriso falso fissato in un angolo della bocca che contrasta la smorfia di disprezzo vera dell’altro angolo. Uno degli uomini più ricchi del Regno che ha continuato a colpire i poveri, un immigrato che odia gli altri immigrati e li vuole mandare al confino in Ruanda. Anche per questo uno dei migliori alleati della premier italiana Giorgia Meloni, l’emblema della estrema destra attuale, senza idee ma con un unico scopo: colpire i più deboli.

Il Regno Unito che va oggi a votare si presenta con la crisi dei prezzi dell’energia che ha causato il più forte aumento della povertà assoluta nel Regno Unito degli ultimi 30 anni. Il forte aumento dei prezzi, seguito all’invasione russa dell’Ucraina, ha fatto sì che centinaia di migliaia di persone precipitassero in povertà assoluta. Il Regno Unito è stato colpito dalla peggiore ondata di inflazione tra i membri del G7

La cifra è salita a 12 milioni nel 2022-2023, con un aumento di 600.000 unità. Ciò significa che il tasso di povertà assoluta nel Regno Unito è ora al 18%, con un aumento di 0,78 punti percentuali. La povertà assoluta è la misura utilizzata dal primo ministro per descrivere la situazione del governo.

Se non ci fossero stati aiuti governativi come i sussidi per il costo della vita, un numero ancora maggiore di famiglie sarebbe sprofondato nella povertà assoluta. Il livello di povertà assoluta tra i pensionati è rimasto pressoché invariato nel corso dell’anno e rimane tra i più bassi mai registrati.

I pensionati avevano diritto a un sostegno aggiuntivo per il costo della vita, come l’aggiunta di 300 sterline al pagamento del carburante invernale. Ma il numero di bambini e di adulti in età lavorativa in povertà è aumentato di circa 300.000 persone ciascuno. In queste cifre, un quarto dei bambini vive in povertà assoluta. L’aumento di due punti percentuali nel tasso di povertà infantile è il più alto almeno dalla metà degli anni Novanta.

Negli ultimi due trimestri del 2023, l’economia del Regno Unito si è contratta rispettivamente dello 0,1% e dello 0,3%, portando il paese in una recessione tecnica. Un lieve balzo in avanti del Pil dello 0,6% su base trimestrale ha impedito ulteriori tagli dei tassi della Bank of England.

I festeggiamenti però dureranno soltanto poche ore per il Partito Laburista di Keir Starmer, definito un esponente della “soft Left”, una sinistra tenera e non disposta a rimpinguare lo Stato Sociale, una sinistra su cui ha attecchito la lezione della destra sul potere dei mercati da rispettare.

Di sicuro, Starmer lo ha già detto, la Brexit resterà tale. E con la Brexit una serie di implicazioni economiche, a cominciare dalla necessità di manodopera straniera, necessaria e decisiva in settori quali la sanità, il customer care e i trasporti. Forse bloccherà la deportazione in Ruanda dei richiedenti asilo prima che la loro posizione venga esaminata dalla legge, ma l’economia britannica in ginocchio ha ben altre necessità

Dovrà poi affrontare da una parte il revanchismo nazionalista dei Farage e della destra Tories ultraliberista, dall’altra le tendenze nazionaliste come quella della Scozia, che minaccia un altro referendum contro la Brexit, e quella secolare dell’Irlanda del Nord.

Su tutte le questioni torna però il fantasma della Brexit. La mancanza di alimenti e farmaci nei negozi causati dalla guerra commerciale con l’UE sarà un nodo decisivo per Starmer e la sua collocazione internazionale. i dazi doganali sono il vero centro dello scontro politico di queste elezioni 2024.

In buona sostanza, se di sicuro queste elezioni libereranno il Regno Unito dai governi più antipopolari e di destra del terzo millennio, sappiamo chi perderà ma del vincitore sappiamo soltanto il nome e non quello che farà. Gli scontri recenti dell’attuale leader laburista con i sindacati, talvolta abbandonati a se stessi, non è un buon viatico con cui ricostruire la solidarietà tra le parti sociali di una nazione.

“Keir Starmer Labour Party” by Rwendland is licensed under CC BY-SA 4.0.
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