mercoledì, Aprile 17, 2024
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Ma che europartiti sono se non è possibile aderirvi individualmente?

di Alfonso Pascale*

Eppure gli europartiti sono finanziati con risorse del bilancio europeo per “contribuire a formare una coscienza politica europea e ad esprimere la volontà dei cittadini dell’Unione”

Presso l’autorità per i partiti politici e le fondazioni politiche europee sono registrati dieci europartiti e altrettante fondazioni.

Gli europartiti sono stati formalmente riconosciuti dal Trattato di Maastricht. Il Regolamento 2004 del 2003 ha introdotto un regime di finanziamento misto per gli europartiti, finanziati per il 75% dal budget europeo e per il restante 25% da altre risorse come donazioni e contributi. Il successivo Regolamento 1524 del 2007 ha riconosciuto le fondazioni politiche e previsto il loro finanziamento, a completamento dell’attività degli europartiti. Infine, il Regolamento 1141 del 2014 ha attribuito loro un nuovo status legale e ha stabilito un’autorità indipendente per la loro (de)registrazione.

Nel novembre 2021 è stata presentata dalla Commissione una nuova proposta di regolamento non ancora approvata dai co-legislatori. In essa è previsto un sistema di finanziamento con il 95% delle risorse provenienti dal bilancio europeo e, addirittura, il 100% negli anni delle elezioni per il Parlamento europeo. Il rispetto dei valori fondamentali – come da articolo 2 del TUE – non è più richiesto solo agli europartiti, ma anche ai partiti nazionali loro membri. Infine, la proposta di regolamento semplifica alcune procedure amministrative e introduce la categoria aggiuntiva delle “risorse proprie” nei bilanci dei partiti.

Un limite della proposta è la mancanza di norme più radicali sulla governance degli europartiti e la loro democrazia interna. Si potrebbero introdurre degli incentivi per spingere gli europartiti ad essere maggiormente inclusivi e democratici.

Al momento nessun europartito permette ai cittadini dell’Unione di aderire individualmente. Solo il partito dell’Alleanza dei liberali e dei democratici per l’Europa ha implementato qualcosa di simile. Eppure l’articolo 10, comma 4 del TUE afferma che “i partiti politici a livello europeo contribuiscono a formare una coscienza politica europea e ad esprimere la volontà dei cittadini dell’Unione”.

Se il regolamento attribuisse una premialità di natura economica a quegli europartiti che introducono o rafforzano la possibilità di iscrizione individuale, potrebbe concretamente spingerli ad aprirsi e a coltivare forme più ampie di partecipazione.

Alle prossime elezioni europee, i partiti unionali vanno giudicati anche per il tasso di democrazia e di inclusione interna. Fino a quando gli europartiti saranno controllati dai partiti nazionali non si trasformeranno mai in soggetti politici davvero democratici. E non saranno mai strumenti di partecipazione dei cittadini alla vita politica dell’Unione.

Senza partiti unionali democratici non ci sarà integrazione europea e una governance democratica dell’Unione.

Alfonso Pascale

*Alfonso Pascale è uno storico, opinionista e docente di ruralità contemporanea alfonsopascale.it

Di Diliff – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=35972521
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