mercoledì, Luglio 17, 2024
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Migliaia di militari del Ruanda combattono con l’M23 in Congo

Un rapporto delle Nazioni Unite ha rivelato che tra 3.000 e 4.000 soldati ruandesi sono impegnati a fianco dei ribelli M23 nella Repubblica Democratica del Congo orientale. Questo documento, redatto su commissione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, evidenzia il notevole coinvolgimento e controllo del Ruanda nelle operazioni del gruppo ribelle, rendendo Kigali responsabile delle azioni del M23.

Il rapporto segnala che la ribellione dell’M23 ha preso piede nella provincia del Nord Kivu dalla fine del 2021, conquistando vaste aree e instaurando un regime parallelo. Kinshasa accusa il Ruanda di sostenere il gruppo ribelle, una tesi che Kigali non ha ancora confermato.

Tuttavia, il documento ONU afferma che l’esercito ruandese ha un “controllo di fatto” sulle operazioni dell’M23, rendendolo quindi responsabile delle loro azioni.

Le operazioni delle Rwanda Defence Force (RDF) nei territori di Nyiragongo, Rutshuru e Masisi sono state cruciali per l’espansione territoriale dell’M23 tra gennaio e marzo 2024. I ricercatori stimano che il numero di soldati ruandesi impegnati nel conflitto sia pari o superiore a quello dei ribelli, stimato intorno alle 3.000 unità.

Il rapporto presenta prove fotografiche, filmati di droni, video, testimonianze e informazioni di intelligence che confermano le incursioni sistematiche dell’RDF al confine. Questi materiali mostrano soldati in uniforme manovrare artiglieria, veicoli blindati e sistemi missilistici antiaerei.

Nonostante le autorità ruandesi abbiano negato pubblicamente, fino alla fine del 2023, la presenza delle loro truppe a fianco dei ribelli, Kigali non ha più rilasciato commenti diretti sulle accuse. Il presidente ruandese

Paul Kagame ha dichiarato il 20 giugno a FRANCE 24 che il Ruanda è pronto a combattere contro la Repubblica Democratica del Congo se necessario, senza menzionare la presenza militare nel paese.

Gli Stati Uniti, la Francia, il Belgio e l’Unione Europea hanno ripetutamente chiesto al Ruanda di ritirare le sue truppe e cessare il supporto all’M23. Inoltre, il rapporto segnala il reclutamento di bambini dai campi profughi del Ruanda, alcuni dei quali sono stati addestrati e inviati in prima linea.

Durante le offensive, M23 e RDF hanno specificamente preso di mira località a maggioranza hutu, considerate roccaforti delle Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR), un gruppo ribelle formato da ex ufficiali hutu responsabili del genocidio del 1994, rifugiatisi successivamente nella RDC. La presenza delle FDLR nella RDC orientale è vista da Kigali come una minaccia.

La comunità internazionale ha richiesto la cessazione degli interventi stranieri nella RDC e ha esortato Kinshasa a distanziarsi dalle FDLR. Tuttavia, il rapporto ONU indica che il governo congolese ha collaborato con vari gruppi armati, tra cui le FDLR, per combattere l’M23 e l’RDF. Questa coalizione, nota come Wazalendo, è stata accusata di numerose violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario.

Infine, il rapporto sottolinea anche il “sostegno attivo” all’M23 da parte di membri dei servizi segreti ugandesi, nonostante l’esercito ugandese collabori con quello congolese contro un altro gruppo ribelle affiliato allo Stato Islamico, operante a circa 100 chilometri a nord delle aree controllate dall’M23.

L’M23, o Movimento del 23 marzo, è un gruppo ribelle attivo nella Repubblica Democratica del Congo orientale. Il gruppo prende il nome dagli accordi di pace del 23 marzo 2009, che il governo congolese ha firmato con un precedente gruppo ribelle, il Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (CNDP).

L’M23 è emerso nel 2012, quando alcuni membri del CNDP hanno accusato il governo congolese di non rispettare gli accordi del 2009, che prevedevano l’integrazione dei ribelli nell’esercito congolese e altre concessioni. Sentendosi traditi, hanno formato l’M23 e hanno ripreso le armi contro il governo.

Il gruppo è prevalentemente composto da Tutsi congolesi, un gruppo etnico con legami storici e culturali con il Ruanda. L’M23 ha affermato di combattere per i diritti e la protezione dei Tutsi nella RDC, ma è stato anche accusato di gravi violazioni dei diritti umani, tra cui uccisioni, stupri e reclutamento forzato di bambini soldato.

L’M23 ha rapidamente guadagnato notorietà per la sua efficienza militare. Nel 2012, ha conquistato la città di Goma, un importante centro economico nella provincia del Nord Kivu, mantenendone il controllo per diversi giorni prima di ritirarsi sotto la pressione internazionale. Il gruppo è noto per le sue capacità militari ben organizzate e per la capacità di mantenere il controllo su vaste aree di territorio.

by MONUSCO Photos, licensed under CC BY-SA 2.0.

Il Ruanda è stato ripetutamente accusato di sostenere l’M23, fornendo armi, addestramento e truppe. Queste accuse sono state confermate da vari rapporti delle Nazioni Unite, come quest’ultimo, nonostante le smentite ufficiali di Kigali. La presunta interferenza ruandese ha complicato ulteriormente il conflitto, creando tensioni regionali tra la RDC e il Ruanda.

Negli ultimi anni, l’M23 è rimasto attivo nella RDC orientale, continuando a combattere contro le forze governative congolesi e a controllare alcune aree. Il conflitto ha causato sfollamenti massicci e una grave crisi umanitaria nella regione. Le recenti accuse di coinvolgimento ruandese nel supporto al gruppo ribelle hanno rinnovato l’attenzione internazionale sulla situazione.

Le attività dell’M23 hanno avuto un impatto devastante sulle comunità locali, con numerosi rapporti di abusi sui diritti umani, sfollamenti di massa e distruzione di infrastrutture. La situazione ha attirato l’attenzione della comunità internazionale, con vari tentativi di mediazione e interventi umanitari.

In sintesi, l’M23 rappresenta un elemento chiave nell’instabilità della regione dei Grandi Laghi africani, con implicazioni significative sia a livello locale che internazionale.

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