lunedì, Settembre 26, 2022
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Mortacci Loro

Testaccio, cuore di Roma, ore 9 di giovedì 30 dicembre, funerali di un’anziana signora. Il prete ricorda la vecchia, i parenti in lacrime seguono la cerimonia, andate in pace dice il prete. I commessi prendono la bara e la caricano nella macchina dell’impresa di pompe funebri. Lo sportellone posteriore è ancora aperto, la nipote dice ai parenti che dopo il funerale possono salire a prendere un tè a casa sua, dove è morta la vecchia. Ma quella non è casa tua, risponde uno dei parenti, adesso è casa nostra, morta la zia te ne devi andare. Si creano due fazioni, nel piazzale antistante la chiesa di Santa Maria Liberatrice, un gruppo fa capo a zia e nipote che vivevano con la morta e un altro gruppo è quello dei parenti che le vogliono sbolognare per dividersi il bottino. Prima le grida, poi emergono due figure maschili a capo dell’una e dell’altra fazione, alzano la voce già in chiesa, le donne dei due gruppi corrono via spaventate per i toni aggressivi che ha preso la discussione. Il prete però, che non immaginava lo sviluppo caotico del funerale, ha già chiuso la porta della sagrestia, non c’è via di scampo. L’alterco monta sempre più frenetico, volano spintoni insieme alle parole grosse, uscita ed entrata sono bloccate, non resta che chiamare la polizia. La chiamano anche i condomini dei palazzi circostanti, impauriti dalle grida che si levano dalla chiesa. Arrivano allora due volanti della polizia e una dei carabinieri a cercare di riportar la pace. Ma è troppo tardi, le urla proseguono e nemmeno la vista degli agenti calma gli animi. Dopo un quarto d’ora di spinte, urla e minacce, con i parenti che continuano a colpirsi davanti alle forze dell’ordine, finalmente torna la calma, altre vecchie accusano malori, ma non definitivi, arrivano ambulanze. Un negoziante ci tiene a convincere gli agenti che quelli coinvolti nella rissa “non sono gente di Testaccio”, prevale l’orgoglio etnico. Il sagrestano e il prete, sfuggiti all’ira dei parenti, ricordano che il natale è un’occasione per le famiglie di ritrovarsi e appianare i vecchi rancori. Non sappiamo se seguiranno denunce. Non sappiamo alla fine chi avrà diritto alla casa della morta. Sappiamo che è la storia di una normalissima famiglia italiana, composta da normali cittadini italiani, che vivono una media vita italiana, che esprimono la cultura dominante italiana.

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