giovedì, Giugno 20, 2024
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Morti di freddo 28 senzatetto in tre settimane

Leggendo le cronache locali dei giornali sfugge l’enormità del fenomeno in tutta Italia. Un morto a Roma, due a Milano e così via. Ma che i senzatetto stiano vivendo un dramma senza fine in tutto il paese lo capiamo bene soltanto accorpando i dati drammatici nel loro insieme. Si arriva così a un totale di 28 morti per freddo di persone che vivevano in strada soltanto nelle ultime tre settimane. Qualcun altro probabilmente è morto stanotte, mentre scrivevamo questo articolo.

Su circa centomila clochard in Italia, 96 mila secondo l’ultima rilevazione Istat, 28 morti rappresentano il 3% circa del totale, tutti nell’anno appena iniziato. E sarebbero molti di più se non fosse per l’opera di volontari laici e cattolici che nelle città si sostituiscono sempre di più alle istituzioni. Di alcuni sappiamo una parte della loro storia proprio grazie al lavoro delle persone impegnate nell’assistenza che hanno avuto contatti prima della tragedia.

Younous Gueye Cherif, per esempio, 52 anni, ucciso a Milano dal gelo notturno, a pochi metri dalla stazione centrale. Lascia al mondo poche coperte e qualche cartone. In quella zona ce ne sono molti di senzatetto a pochi passi dal luogo in cui molti prendono il treno per andare a concludere affari. I più fortunati, se così si possono definire, nel dormitorio, altre decine all’esterno e al gelo, con il rischio di fare la stessa fine, come è accaduto per 9 di loro in Lombardia dall’inizio del 2023.

Più conosciuta la storia di Issaka Coulibay, 27 anni, portiere della squadra dei rifugiati, che senza documenti non poteva accedere a nessun servizio. Veniva dal Togo, scappava dalla miseria, aveva vissuto molti anni di clandestinità prima di morire in attesa di una regolarizzazione mai arrivata. “Morte naturale” si legge sul suo certificato di morte, ma non è naturale la morte di un essere umano perchè dormiva in pieno inverno per strada.

I dati dei decessi di clochard per freddo sono raccolti da Fio.Psd. La Federazione unisce 150 associazioni e le rappresenta sui tavoli istituzionali. I 28 senzatetto morti nelle prime tre settimane del 2023 confermano il pesante incremento rispetto al 2022. L’anno scorso sono morti 388 clochard. Molti di più dei 250 del 2021 e quasi il doppio dei 212 del 2020.

“Molti clochard muoiono per annegamento o investiti da un treno, da una macchina, da un autobus – spiega Michele Ferraris responsabile della comunicazione della Federazione italiana organismi per le persone senza dimora – Incidenti che una persona che vive una vita ordinaria e ha una casa il più delle volte non potrebbe neanche avere. Perché se un uomo cade da una scala non resta lì bloccato per due o tre giorni senza cure, senza aiuto. O nessuno vive in una tenda sul ciglio di un fiume. E annega se arriva l’acqua alta sorprendendolo nel sonno. Oppure ha un malore in strada per via dell’etilismo e nessuno se ne accorge finché è troppo tardi. Analizzando i motivi specifici di questi decessi – conclude Ferraris – la causa dominante della morte dei clochard è la disperazione. La solitudine“

Eppure qualcosa si muove. Le amministrazioni hanno attivato piani di emergenza e strutture provvisorie per fronteggiare il gelo di questi giorni. Con i piani freddo e l’apertura di dormitori in tante città, a Torino come a Milano, Bologna, Roma. Nella capitale è stato attivato il numero verde della sala operativa sociale. Ma passati i tre mesi di emergenza tutto torna come prima. La mancanza di un documento d’identità, ad esempio, che spetterebbe ai Comuni, permette almeno ai tanti senzatetto che ne sono sprovvisti di avere diritto a un medico e ai servizi basilari.

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