martedì, Settembre 27, 2022
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Patenti speciali: l’iniquità del sistema

di Elisa Benzoni

Ci sono provvedimenti sbagliati per come sono redatti, altri sbagliati per i principi da cui partono, altri ancora nella loro applicazione. Ma è difficile sbagliare in tutti e tre i campi. Difficile ma non impossibile. E il muro dell’impossibilità è stato brillantemente superato dai provvedimenti sulle patenti speciali. E la specialità consiste nel fatto che i detentori di tali licenze, hanno un problema relativo a una patologia che spinge lo stato a controllare il loro livello salute per garantire la sicurezza stradale. E fin qui nulla da eccepire.

Qualcosa da eccepire lo si ha però su tutto il resto. E la vicenda diventa l’esemplificazione di un sistema iniquo che chiede a chi ha meno di dare di più.

Si sa le procedure amministrative sono machiavelliche… ma in questo caso sono i fragili a spendere di più, a perdere più tempo, a dover seguire strade più tortuose e, infine, a incappare nei ritardi che nel loro caso diventano esponenziali.

Partiamo dai soldi: le tasse sono più alte perché sono previste visite mediche specifiche che l’aspirante titolare della patente speciale deve superare dopo aver pagato; e sono più alte anche perché quel che un normodotato (la parola è rabbrividente molto più che la parola disabile) paga ogni 10 o 5 anni a seconda dell’età, gli “speciali” la pagano ogni uno o due anni a seconda di quel che la commissione medica decide. Nel peggiore dei casi si tratta di pagare 10 volte di più di un normale cittadino, non volendo considerare le spese della commissione medica. A questo si aggiunge la relazione dello specialista medico di riferimento, che anche nel pubblico ha un costo di una trentina di euro, non è prevista alcuna esenzione per patologia né detrazioni fiscali. L’iniquità del provvedimento non ha bisogno di alcun commento. Soprattutto perché si tratta di categorie che andrebbero supportate, o comunque, semplicemente, non tassate di più.

E passiamo al principio ispiratore. Lo Stato vuole essere sicuro che i titolari delle patenti speciali siano veramente in grado di guidare, ma non realizza percorsi alternativi e facilitati per la richiesta della patente. Un esempio su tutti. A Roma è vero che la richiesta si fa online e che c’è la possibilità di chiamare un numero specifico o scrivere una mail ad un apposito indirizzo. Peccato che al telefono non risponda nessuno, tantomeno alla email. Sempre a Roma le Asl di riferimento sono solo due. E dico due per dire due sedi; mentre non è possibile utilizzare le agenzie di scuola guida. A proposito di facilitare accesso.

Ma il culmine dell’assurdo lo si ottiene nel terzo campo, quello della applicazione della norma. Chi aveva la patente in scadenza a gennaio, ha dovuto cominciare a fare le visite e le relazioni da portare in commissione medica a fine 2021, e spesso ha pagato le tasse della motorizzazione sempre a fine 2021. Ma la commissione Asl, in virtù del fatto che la scadenza delle patenti speciali è stata prorogata al 30 giugno, ha pensato bene di prendersela con calma. Risultato: i certificati medici, relazioni e analisi tutti scaduti e tutti da rifare. Da rifare anche i pagamenti, scaduti anche loro (tranne quello alla commissione Asl), ma si può chiedere il rimborso per carità.

Non conta la perdita di tempo senza senso; e non conta neanche il fatto che chi chiede il rinnovo ha spesso problemi di deambulazione e la patente è in qualche modo il segno della conquistata o della confermata autosufficienza.

Ultima chicca. Visto che nella maggior parte dei casi le visite non sono state fatte neanche entro il 30 giugno, gli speciali hanno dovuto pagare una ulteriore “tassa” presso le agenzie autoscuola per poter continuare a guidare sino alla convocazione a visita. Altri 55 euro.

Non credo si debba aggiungere altro.

Elisa Benzoni

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