giovedì, Luglio 18, 2024
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Perchè il populismo e l’autoritarismo fanno presa sui più poveri

In un’intervista approfondita con il giornale tedesco Der Spiegel, lo psicologo Jasper Neerdaels, ricercatore presso l’Istituto di Psicologia dell’Università di Greifswald, Cattedra di Emozione e Motivazione, ha esplorato le complesse interazioni tra povertà, vergogna sociale, e il sostegno a leader autoritari. La ricerca di Neerdaels si concentra sull’indagine delle ragioni psicologiche che spingono gli individui economicamente svantaggiati a favorire figure politiche autoritarie, una tendenza osservata in molteplici contesti globali.

Neerdaels ha iniziato sottolineando un fenomeno preoccupante: molti dei poveri si sentono marginalizzati e ignorati dalle strutture democratiche attuali, il che porta a una progressiva erosione della loro fiducia nei confronti di tali sistemi. Secondo lo psicologo, il supporto all’autoritarismo non è soltanto una reazione al disincanto politico ma si radica più profondamente nel desiderio psicologico di unità, sicurezza e appartenenza. Questo desiderio si intensifica in presenza di minacce percepite come la povertà, che Neerdaels descrive come una delle principali crisi del nostro tempo.

Approfondendo, Neerdaels ha collegato la povertà alla vergogna, un sentimento che deriva dalla sensazione di esclusione e di inadeguatezza rispetto alle norme sociali e economiche prevalenti. Chi vive in povertà spesso non può permettersi di partecipare a eventi culturali, attività sociali o opportunità educative, il che amplifica il senso di isolamento e di fallimento personale. Questa vergogna, secondo Neerdaels, è avvertita con un’intensità simile a quella del dolore fisico e può avere effetti devastanti sull’autostima e sulla salute mentale.

Neerdaels ha poi discusso la sua adozione della definizione di povertà dal filosofo Amartya Sen, che la vede come l’incapacità di condurre una vita dignitosa secondo gli standard di una società. Questa definizione incorpora sia aspetti relativi che assoluti, riflettendo su come le necessità cambiano con il tempo e variano da una società all’altra. Ad esempio, ciò che era considerato essenziale nel XVIII secolo può essere diverso oggi, ma il principio di base rimane: la povertà impedisce alle persone di vivere senza vergogna secondo gli standard contemporanei.

In merito a cosa offrono gli autocrati rispetto ai democratici, Neerdaels ha osservato che gli autocrati spesso giocano sul bisogno di appartenenza e protezione, promettendo di essere il baluardo contro le minacce percepite, sia esse economiche o culturali. Questo desiderio di sicurezza e unità spiega perché anche quando le politiche autocratiche non migliorano effettivamente le condizioni materiali, possono comunque attrarre il sostegno popolare.

Confrontando la retorica dei populisti con quella dei politici democratici, Neerdaels ha rilevato che mentre i populisti offrono risposte semplici e dirette a problemi complessi, i democratici spesso lottano per comunicare efficacemente la complessità della realtà sociale in modi che risuonino emotivamente con gli elettori. Ha suggerito che una soluzione potrebbe risiedere nel rafforzare un senso di comunità e coesione senza ricorrere a narrazioni esclusive o divisive.

Infine, Neerdaels ha esortato i politici democratici a riflettere sui risultati della sua ricerca per combattere più efficacemente la povertà e ridurne la stigmatizzazione, enfatizzando la necessità di una società che non giudichi le persone in base al loro status economico ma che valorizzi tutti i contributi individuali alla comunità, indipendentemente dalla ricchezza o dalla posizione sociale. Questo approccio, ha argomentato, non solo aiuterebbe a mitigare la vergogna associata alla povertà, ma potrebbe anche rafforzare le fondamenta della democrazia, rendendo il sistema più inclusivo e resistente alle seduzioni dell’autoritarismo.

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