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Pesa la paura del declassamento sociale nelle elezioni europee

Nel mese di giugno, Europa e Italia si preparano a un importante appuntamento elettorale: il rinnovo del Parlamento europeo. Questo evento rappresenta non solo una formalità democratica, ma anche un momento di riflessione cruciale sulla condizione attuale del continente.

Analizzando gli indicatori economici e sociali delle 242 regioni dei 27 stati membri dell’Unione Europea, si va oltre i dati medi nazionali e si scoprono le reali condizioni di vita degli europei, i loro stati d’animo e le loro aspettative.

L’Europa, nel corso degli ultimi anni, ha visto un progressivo ridimensionamento del proprio ruolo nel contesto internazionale, sia in termini demografici che economici. Secondo il rapporto “Lo stato dell’Unione. Geografia sociale dell’Europa al voto” del Censis, la quota del PIL mondiale attribuibile all’Unione Europea è scesa dal 17,7% del 2007 al 14,5% di oggi, mentre la popolazione dell’UE è passata dal 6,5% al 5,6% della popolazione globale.

Questi cambiamenti posizionano l’Europa in una prospettiva di svantaggio rispetto alle nazioni in rapida ascesa come la Nigeria, che è prevista superare la popolazione totale dell’UE entro il 2075.

Un altro dato allarmante è la crescente minaccia del declassamento sociale che colpisce larghi strati della popolazione. Negli ultimi quindici anni, 75 regioni europee hanno sperimentato un calo del reddito disponibile pro capite, influenzando direttamente la qualità di vita di 151 milioni di cittadini europei.

Ash Crow CC BY-SA 3.0 DEED

Questa situazione ha generato un senso di tradimento verso le promesse di miglioramento delle condizioni di vita, con molti cittadini che percepiscono un’involuzione anziché un progresso.

La Grecia, l’Italia e la Spagna sono tra i paesi più colpiti, ma segnali preoccupanti emergono anche da Francia, Austria e Ungheria, e si notano problematiche anche in alcune parti del Portogallo, Belgio e Germania. Particolarmente grave è la situazione nell’Attica in Grecia, dove il reddito pro capite è diminuito del 35,6% rispetto al 2007.

Accanto al fenomeno del declassamento, persistono forti disomogeneità sociali all’interno dei singoli Stati membri dell’UE, che minano la coesione delle comunità nazionali. Ad esempio, l’Irlanda mostra una drammatica disparità economica tra le sue regioni, con differenze di PIL pro capite che variano enormemente.

Anche in Italia la forbice tra le regioni più ricche e quelle più povere è significativa, con regioni del sud come la Calabria e la Sicilia che presentano un PIL pro capite molto inferiore rispetto alla media europea.

Infine, la crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni europee si riflette chiaramente nei tassi di astensionismo, che sono in aumento costante. Le ultime elezioni europee del 2019 hanno visto un tasso di astensionismo del 49,3% nell’UE, con picchi particolarmente elevati in alcuni paesi.

Questo malcontento si lega al lungo periodo di declino economico e sociale che ha investito l’Europa a partire dalla grande crisi del 2008, manifestando un crescente disagio tra i cittadini che si sentono perdenti nel contesto attuale.

Queste elezioni saranno quindi un momento cruciale per l’Unione Europea, una prova della sua capacità di rinnovarsi e di rispondere efficacemente alle esigenze e alle aspettative dei suoi cittadini.

Con meno della metà degli europei che dichiara fiducia nelle istituzioni dell’Unione, il voto di giugno non sarà solo una procedura elettorale, ma un vero e proprio termometro del sentimento popolare e della salute democratica del continente.

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