martedì, Aprile 16, 2024
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Più povertà nelle aree interne che nei centri urbani italiani

Le persone che abitano nelle zone interne del Paese si trovano ad affrontare una maggiore povertà e una minore accessibilità ai servizi pubblici rispetto a chi risiede nelle aree urbane. Questa è la principale conclusione dello studio intitolato “Povertà, vulnerabilità e disuguaglianza. La nuova sfida dei territori e delle comunità”, presentato dalle Acli.

Un’analisi dettagliata basata sui dati quadriennali delle dichiarazioni dei redditi raccolte presso i Caf Acli ha permesso all’Iref, l’Istituto di Ricerche Educative e Formative delle Acli, di dimostrare che la povertà relativa affligge non solo le città ma, in proporzione, è ancora più diffusa nelle zone interne d’Italia, con alcuni gruppi familiari che sperimentano differenze di reddito particolarmente marcate tra città e periferie.

L’analisi ha considerato oltre 600.000 dichiarazioni dei redditi, trattate in modo anonimo, di famiglie seguite dal Caf Acli negli ultimi quattro anni. Nel processo di analisi, è stata adottata la classificazione della Strategia nazionale per le aree interne (Snai), che identifica come “polo” quei comuni o gruppi di comuni adiacenti che offrono un’ampia gamma di servizi, inclusa l’offerta scolastica secondaria completa, almeno un ospedale con DEA di primo livello e almeno una stazione ferroviaria di categoria Silver.

Foto di Thuan Vo da Pixabay

Dai dati emerge che, procedendo dai poli verso le zone più remote, si registra un calo del reddito medio annuo equivalente, al netto dell’inflazione: nei poli, il reddito medio è di circa 19.600 euro, mentre scende a 15.800 euro nelle zone più isolate, con una differenza significativa di quasi 4.000 euro. Una famiglia su cinque in condizione di povertà relativa risiede nelle zone interne, con una percentuale del 20,2%. La prevalenza di famiglie in condizioni di povertà è decisamente inferiore nei comuni polo rispetto a quelli ultra-periferici (7,6% contro 12,8%).

Differenze di reddito tra città e zone interne

Un nucleo familiare con un solo reddito e con carichi familiari che vive in un polo urbano o nelle aree limitrofe guadagna 14.000 euro, mentre una famiglia nelle zone interne guadagna 11.947 euro. Il reddito medio annuo equivalente di una famiglia con due redditi e senza carichi familiari in un polo urbano è di 33.254 euro, a fronte dei 11.947 euro di una famiglia con un solo reddito e carichi familiari nelle zone interne. La differenza ammonta a oltre 21.000 euro, con un rapporto di 2,8 volte superiore a favore delle famiglie urbane bireddito. La differenza media di reddito a livello nazionale tra residenza urbana e interna è di circa 3.180 euro.

Chi rischia di più la povertà

Lo studio ha anche esaminato l’impatto della composizione familiare sulla probabilità di cadere sotto la soglia di povertà. Le famiglie monoreddito con carichi familiari sono quelle a maggior rischio: le famiglie in condizioni di povertà (14,6%) sono quasi quattro volte più numerose rispetto a quelle sopra la soglia di povertà (3,5%); seguono i vedovi con carichi familiari (rischio 3,9), i separati o divorziati con carichi (rischio 2,3), i single e le coppie di fatto con carichi (rischio 2,3), e così via fino a quando il rischio scende sotto l’unità, invertendo la tendenza: essere vedovi senza carichi (0,8) o appartenere a famiglie bireddito (0,5 e 0,1) riduce il rischio di cadere in povertà. Fattori determinanti sembrano essere la presenza di carichi familiari, avere un unico reddito e una condizione di solitudine.

In conclusione, la ricerca evidenzia che le aree interne d’Italia non sono esenti dalla povertà, anzi, la sua incidenza è maggiore rispetto ai centri urbani. Benché proporzionalmente meno numerosi, gli abitanti di queste aree soffrono di una doppia deprivazione: oltre a disporre di risorse economiche limitate, non hanno accesso a servizi pubblici adeguati.

Foto di Willie C. da Pixabay
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