lunedì, Aprile 15, 2024
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Più test per tutti! Alla ricerca dell’attitudine perduta

Se a destra, proprio a destra data la natura del governo Meloni, s’ode uno squillo di tromba con l’introduzione di test psicoattitudinali per i magistrati, a sinistra, oddio, mica tanto a sinistra trattandosi del magistrato Nicola Gratteri (che piace tanto però alla sinistra manettara), risponde la richiesta di test psicoattitudinali per i ministri. Pure col test antidroga in aggiunta, tiè, moriammazzato all’avarizia. Si salvi chi può. O almeno chi è calvo e può sfuggire all’esame del capello.

Ed è subito test. Per tutti però. Qui a Diogene non ci troviamo niente di male. Anzi, riteniamo che il test psicoattitudinale dovrebbe essere introdotto per tutte le categorie, a cominciare dai giornalisti. Dica il candidato se a chi scrive “omicidio efferato” presupponendo l’esistenza di un omicidio bonario, non debbano essere tolti i punti dalla patente. O almeno il computer.

Oppure, ci chiediamo, se inseguire con il microfono un personaggio pubblico chiedendogli a tradimento qual è la capitale del Botswana non costituisca prova palese di essere affetti da Paramnesia reduplicativa, quella per cui una persona crede fermamente che il luogo dove si trova sia stato duplicato e spostato in un altro posto.

E l’elettrauto? Magari con il test psicoattitudinale scopri che non è per rubarti i soldi che ti costringe a tornare da lui ogni 15 giorni, ma è affetto da una forma di Attaccamento morboso alla tua persona, ti vuole rivedere e quindi per quello ti cortocircuita l’impianto elettrico. Perchè esentare questa categoria dai test psicoattitudinali? Puzza di discriminazione!

Perchè poi non dovrebbero fare un test attitudinale quelli che fanno i test attitudinali? Oppure i medici, i professori, i genitori, gli ingegneri, i negozianti, gli sportivi, i preti, gli scienziati, i filosofi, i tagliatori di teste delle aziende, i ristoratori e chi più ne ha più ne metta. In fondo sono tutte categorie che con un errore possono determinare la nostra vita.

Per dare il nostro contributo al progresso della nazione abbiamo individuato alcuni test attitudinali sulla sanità mentale. Per quella dei politici:

a) Qui la scienza ci offre la soluzione del Delirio di Capgras, quello per cui inizi a pensare che le persone familiari siano state sostituite da sosia-impostori, che appaiono identici ma non sono le stesse persone. E’ accaduto agli elettori di centrosinistra durante il Prodi uno e il Prodi due e durante l’evoluzione del Pd, quando persone che dicevano certe cose prima di governare hanno iniziato improvvisamente a dire cose opposte a quelle di prima. Ma pure quelli di centrodestra nonsono estranei al Delirio di Capgras;

b) Gli elettori di centrodestra in particolare potrebbero invece valutare se i loro ministri sono affetti dalla Sindrome di Gerusalemme, che consiste nell’iniziare a cantare inni e declamare versi della Bibbia e qualcuno addirittura a proclamare sermoni in pubblico.

Per i magistrati invece possiamo fare poco. Il governo ha già individuato come test il MMPI, Minnesota Multiphasic Personality Inventory Test. Sono 567 affermazioni alle quali il candidato deve rispondere solamente vero o falso, per indagare “la struttura personologica dell’individuo”.

Per noi, allo scopo di garantire la sopravvivenza dello Stato di diritto, il test dovrebbe essere così: gli dicono, ad esempio, “Can che abbaia non morde”. Se risponde “vero” lo devono bocciare perchè mostra un pregiudizio favorevole ai proprietari dei cani. Se risponde “falso” lo devono bocciare perchè mostra un pregiudizio favorevole alle ipotetiche vittime. Se invece cancellasse l’ultima parte riscrivendola come “can che abbaia rompe il cazzo” dimostrerebbe grande equilibrio e senso della realtà.

“test” by Weiming Lin is licensed under CC BY-SA 2.0.
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