giovedì, Luglio 18, 2024
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Povere creature! (Ma ‘ndo vai se il campo largo non ce l’hai)

Quando a contrapporsi a un governo di estrema destra ma legittimato dal voto popolare è un’aggregazione di persone e partiti incapaci di una qualsiasi proposta politica alternativa, il governo di estrema destra ha ragione di esistere.

In molti pensano che dichiararsi di sinistra equivalga a essere di sinistra. Di più: in molti a sinistra ritengono che non essere di destra basti ormai per essere di sinistra. Il cosiddetto “Campo largo”, quello che dovrebbe fronteggiare Meloni & Co, è un’accozzaglia inverosimile di centinaia di personaggetti, nazionali e locali, stipati in una piccola stanza senza finestre, dove la porta si apre soltanto dall’interno. Possiamo quindi ribattezzare il Campo largo come “non destra”, che è un concetto più corretto e verosimile, lasciamo da parte la sinistra.

Già in passato questa situazione, quando la destra è implosa dall’interno e non per spinta esterna, ha portato a governi tecnici e non certo di sinistra, che hanno prodotto leggi di macelleria sociale che la destra non si sarebbe potuta permettere di produrre senza scatenare rivolte. E’ stato così per il governo Monti con le pensioni e poi per il governo Draghi, così vicino al popolo che i cittadini, appena hanno potuto esprimersi, non ci hanno pensato due volte a regalare il governo a FdI, l’unico partito che non sosteneva Draghi.

Esiste certamente una differenza tra destra e non destra, non siamo così rozzi e massimalisti da non vederla. E’ il governo Meloni stesso a ricordarcelo, con il suo odio verso i poveri, la cancellazione del Reddito di Cittadinanza, i provvedimenti a senso unico in favore delle imprese, il disprezzo per la vita umana verso i migranti lasciati affogare, le alleanze imbarazzanti in Europa, i condoni fiscali, l’idea cattofascista di famiglia che vorrebbero imporre contrapposta alle loro famiglie allargate, l’ipocrisia sul fine vita, la limitazione del diritto all’aborto, la discriminazione verso i genitori omosessuali, i sottosegretari in tenuta nazista, le sparatorie a capodanno, l’appoggio incondizionato ai poliziotti manganellatori di manifestanti pacifici e molto altro.

Sembrerebbe dunque semplice trovare un programma comune per le forze estranee a questa melma nostalgica e pericolosa per la stessa democrazia che gli ha permesso di diventare governo. Quattro o cinque punti tra economia e politiche sociali con una spruzzata di diritti civili. Un aumento della spesa sociale tagliando le spese militari, la detassazione della partite Iva, gli schiavi del ventunesimo secolo, la tassazione implacabile sui patrimoni “extralarge”, incentivi alle imprese di giovani, rilancio dell’edilizia sociale, investimenti sulla giustizia che si rivelerebbero vantaggiosi a lungo termine (le cause civili sono direttamente parte dell’economia), il rifacimento della rete digitale italiana, di quella idrica, la salvaguardia dell’ambiente anche come investimento per il turismo. I tagli producono povertà, gli investimenti si rivelano ricchezza nel medio e nel lungo termine.

Litigano su questi punti di merito? Assolutamente no. Pd, M5S, Avs e quel che resta di Calenda, Renzi e Bonino sono divisi su ogni cosa inutile. Non si sa bene cosa, basta che sia lontana dalla vita della gente comune. Al momento il problema sembrano i candidati per le Regioni. Questioni di ceto politico che non interessano minimamente i cittadini.

Povere creature. Piccoli nani della politica che producono grandi danni e regaleranno per molto altro tempo ancora la guida del Paese alla destra estrema di Giorgia Meloni e a personaggi incolti e umanamente squallidi come quello che sapete bene, ma ci evitiamo querele volentieri.

Diogene ha pubblicato nei giorni scorsi i risultati di uno studio tedesco che dimostra la correlazione diretta tra il tasso di povertà in una data regione e il sostegno verso i partiti dell’estrema destra. L’Ifo di Monaco di Baviera ci spiega, statistiche alla mano, che un incremento di un punto percentuale nelle famiglie che vivono sotto la soglia di povertà ha portato e porta a un aumento dello 0,5% dei voti a favore dei partiti di destra. Combattere il populismo, è la conclusione, richiede affrontare le questioni economiche alla base del disagio sociale. Pensate che troveremo qualcuno all’interno della “non destra” in grado di fare ragionamenti che non siano sui nomi dei candidati a qualche strapuntino di potere?

Povere creature, che hanno anche il coraggio di lamentarsi per il crescente fenomeno dell’astensionismo. Dovrebbero ringraziare il cielo che gli elettori non di destra, attoniti dallo spettacolo da asilo infantile offerto dai partiti non di destra, non decidano di andare a votare direttamente per la destra per punirli a scopo pedagogico. E non è detto che non lo facciano alle prossime elezioni europee, l’appuntamento potrebbe segnare un’ulteriore regalo alla destra. Basta che la “non destra” continui sulla strada che ha intrapreso.

“archetipo 01” by fabio.sibio is licensed under CC BY 2.0.
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