giovedì, Maggio 23, 2024
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Povertà ai livelli più alti da 10 anni. Avanza la povertà lavorativa

Nel 2023, gli indicatori di povertà assoluta hanno toccato livelli senza precedenti negli ultimi dieci anni, con un aumento simultaneo dei lavoratori poveri. Secondo il rapporto annuale 2024 dell’Istat, il reddito, soprattutto quello da lavoro dipendente, non è più in grado di proteggere adeguatamente individui e famiglie dalle difficoltà economiche.

Tra le fasce più colpite dalla povertà vi sono i minorenni, con 1,3 milioni di bambini in condizioni di povertà assoluta. L’Istituto ha evidenziato come il reddito di cittadinanza abbia contribuito a far uscire dalla povertà 404 mila famiglie nel 2020, 484 mila nel 2021 e 451 mila nel 2022.

Nel frattempo, il PIL pro capite ha recuperato solo nel 2023 il livello del 2007, ma questo recupero è stato completo solo nel Nord, mentre il Centro, le Isole e il Sud rimangono indietro.

La povertà assoluta in Italia nel 2023 ha colpito il 9,8% degli individui e l’8,5% delle famiglie, coinvolgendo 2 milioni 235 mila famiglie e 5 milioni 752 mila persone. Questo rappresenta un record negativo per l’ultimo decennio.

I dati dell’Istat mostrano un aumento della povertà assoluta principalmente tra le persone in età lavorativa e i loro figli. Tra il 2014 e il 2023, l’incidenza della povertà assoluta è salita dal 6,2% all’8,5% per le famiglie e dal 6,9% al 9,8% per gli individui.

L’aumento ha riguardato 683 mila famiglie e circa 1,6 milioni di persone in più rispetto al 2014. La povertà è più bassa nel Centro (6,8%) e nel Nord (8%), mentre è più alta nel Sud (10,2%) e nelle Isole (10,3%). Le regioni del Nord hanno visto un incremento significativo della povertà, mentre il Centro e il Sud hanno registrato aumenti più moderati.

Nel 2023, l’incidenza della povertà assoluta tra i minorenni ha raggiunto il 14%, coinvolgendo 1,3 milioni di bambini. I giovani tra i 18 e i 34 anni e quelli tra i 35 e i 44 anni hanno registrato tassi di povertà superiori alla media nazionale (11,9% e 11,8% rispettivamente).

Tra i 65-74enni, l’incidenza è scesa al 5,4%, il valore più basso, risalendo al 7% per gli over 75. Inoltre, l’Italia ha visto una riduzione significativa del numero di giovani: nel 2023, vi erano 10,33 milioni di persone tra i 18 e i 34 anni, con una diminuzione del 22,9% rispetto al 2022.

I lavoratori poveri sono aumentati notevolmente: tra il 2014 e il 2023, la povertà assoluta tra gli occupati è cresciuta dal 4,9% al 7,6%. Gli operai hanno subito un incremento ancora più drastico, dal 9% nel 2014 al 14,6% nel 2023.

L’occupazione è aumentata, ma il potere d’acquisto dei salari dei lavoratori dipendenti è diminuito del 4,5% negli ultimi dieci anni. Tra il 2013 e il 2023, mentre il potere d’acquisto delle retribuzioni in altre grandi economie dell’UE27 è aumentato, in Italia è calato.

Il reddito di cittadinanza ha svolto un ruolo cruciale nel ridurre la povertà, permettendo a centinaia di migliaia di famiglie di uscire dalla povertà tra il 2020 e il 2022. Senza questa misura, la povertà assoluta familiare sarebbe stata significativamente più alta, specialmente nel Sud e nelle Isole, tra le famiglie in affitto e tra quelle con un capofamiglia disoccupato.

Dal 2014 al 2023, la spesa delle famiglie è aumentata nominalmente del 14%, ma in termini reali è diminuita del 5,8% a causa dell’inflazione. Le famiglie dei ceti bassi e medio-bassi hanno subito le perdite maggiori, con una riduzione degli acquisti rispettivamente dell’8,8% e dell’8,1%.

Anche le famiglie del ceto medio e medio-alto hanno ridotto le spese, mentre le famiglie più ricche hanno contenuto meglio le loro perdite.

Tra il 2021 e il 2023, le retribuzioni contrattuali orarie sono cresciute meno rispetto all’inflazione, portando a un calo del potere d’acquisto dei salari. Nel 2023, le retribuzioni contrattuali sono aumentate del 2,9%, mentre i prezzi al consumo sono cresciuti del 5,9%.

Infine, il PIL pro capite ha raggiunto nel 2023 il livello del 2007, ma con grandi disparità regionali. Il Nord ha recuperato pienamente, mentre il Centro, le Isole e il Sud hanno ancora un significativo svantaggio rispetto al 2022. Il tasso di occupazione in Italia è cresciuto, ma rimane inferiore alla media dell’UE27.

“Piggy bank with Euro Note” by Images_of_Money is licensed under CC BY 2.0.
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