mercoledì, Luglio 17, 2024
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Povertà educativa: l’Istat mappa il territorio, penalizzato il Sud d’Italia

L’Istat ha istituito una nuova commissione scientifica inter-istituzionale con l’obiettivo di definire, studiare e quantificare la povertà educativa, nonché di creare parametri e indicatori per la sua misurazione a livello territoriale sub-regionale.

Ai lavori della Commissione collaborano enti e organizzazioni come UNICEF, World Bank e UNESCO, Save the Children, Ministero dell’Istruzione e del Merito, Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, l’Impresa sociale Con i Bambini, ANCI e INPS.

Il lavoro della commissione terminerà entro la fine del 2024, con l’inclusione degli indicatori finali nella produzione statistica annuale dell’Istat.

Attualmente, sono stati identificati 26 indicatori nel lavoro preliminare introdotto da Monica Pratesi, direttrice del Dipartimento per la produzione artistica. Pratesi ha sottolineato che questi risultati permettono una mappatura dettagliata del territorio italiano, evidenziando notevoli differenze tra i comuni delle aree urbane e rurali.

Alcune zone del sud Italia superano la media nazionale in termini di risorse disponibili e esiti individuali, mentre alcune aree in Lombardia e Veneto si trovano al di sotto della media.

Foto del progetto “Costruttori di futuro” – contest #mimancalascuola

La povertà educativa è studiata da anni in Italia e all’estero come un indicatore cruciale per valutare la crescita o la crisi di un territorio. È un fenomeno complesso che offre vari aspetti su cui lo Stato e la comunità possono intervenire per affrontare l’emergenza educativa. L’Istat distingue la povertà educativa in due dimensioni principali: le risorse educative disponibili e gli esiti individuali.

Secondo l’Istat, la povertà educativa per i giovani significa trovarsi in una situazione di carenza di risorse educative e culturali nella comunità di riferimento, che include la famiglia, la scuola e le opportunità di aggregazione. Inoltre, implica il non aver acquisito le competenze cognitive e non cognitive necessarie per crescere e sviluppare relazioni con gli altri.

Con questo nuovo progetto, l’Istat mira a fornire strumenti concreti per comprendere meglio e combattere la povertà educativa in Italia, contribuendo così a migliorare il futuro delle nuove generazioni e a ridurre le disparità territoriali.

I risultati di questo esercizio preliminare di valutazione dell’esposizione dei giovani di 0-19 anni al rischio di povertà educativa mettono in luce una situazione di carenza di risorse educative e di difficoltà negli esiti scolastici più accentuata della media in tutte le tipologie di comune di Sicilia, Puglia e Campania e in molte Zone rurali del Centro-Nord (Lazio, Liguria, Emilia-Romagna).

Carenza di risorse ma esiti scolastici migliori della media si osservano in molte aree rurali del Paese, nelle città del Lazio, della Calabria e della Puglia e nei Sobborghi della Lombardia.

Una situazione meno compromessa rispetto alla media nazionale sia per risorse sia per gli esiti riguarda la maggior parte delle città del Centro-Nord (fanno eccezione quelle di Piemonte, Liguria e Toscana per gli esiti e le città del Lazio per le risorse) e, nel Mezzogiorno, le città di Abruzzo, Basilicata e Molise.

Dotazione relativamente vantaggiosa di risorse ma esiti scolastici peggiori della media caratterizzano le città del Piemonte, della Liguria e della Toscana e città e Sobborghi urbani della Sardegna.

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