lunedì, Aprile 15, 2024
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Quanto guadagnano realmente gli agricoltori. Il caso francese

Durante la Fiera dell’Agricoltura in corso fino al 3 marzo a Parigi, l’attenzione dell’opinione pubblica, mentre proseguono le proteste dei trattori, si concentra sui redditi degli agricoltori, spesso oggetto di critiche da parte dei sindacati per la loro inadeguatezza.

Secondo le analisi dell’INSEE, l’ufficio di statistiche francese, il tema del guadagno è al centro delle preoccupazioni del settore da diverse settimane, con alcuni agricoltori che lamentano entrate mensili non superiori ai 400 euro e altri che segnalano un debito crescente a fronte di un lavoro scarsamente retribuito.

Tuttavia, esiste una notevole variazione nei guadagni all’interno del settore, con i viticoltori che spesso registrano guadagni significativamente alti.

L’INSEE evidenzia che in Francia l’agricoltura presenta una delle maggiori disparità di reddito tra i vari settori, con il decile più alto che nel 2020 guadagnava mediamente 3.700 euro al mese, a fronte dei 900 euro del decile più basso.

Questo contrasta con la distribuzione generale dei redditi in Francia, dove il decile più ricco guadagna 3.300 euro al mese e quello più povero 990 euro, basando il calcolo del tenore di vita sul reddito annuo disponibile dopo le imposte e considerando la composizione familiare.

Si osserva che l’agricoltura convenzionale tende a essere più redditizia rispetto a quella biologica. Nel 2020, il reddito medio nel settore dell’allevamento bovino era di 19.500 euro, mentre quello nel settore vitivinicolo ammontava a 27.100 euro. La differenza di redditività è particolarmente marcata nei settori dell’orticoltura e della frutticoltura, dove l’agricoltura biologica mostra un margine operativo lordo per agricoltore significativamente inferiore rispetto alla convenzionale, rispettivamente del 57,7% e del 31,1% in meno.

Un’altra osservazione riguarda il tasso di povertà in relazione alla dimensione delle aziende agricole: le più piccole registrano un tasso di povertà del 23%, le medie del 17% e le grandi del 10%, mentre le micro-aziende mostrano un tasso del 15%.

A livello generale, il 16% degli agricoltori vive in condizioni di povertà, superiore alla media nazionale del 14%, calcolata su un tenore di vita inferiore al 60% di quello mediano.

Nonostante ciò, le famiglie agricole tendono a segnalare meno frequentemente difficoltà abitative o limitazioni nel consumo, grazie alla possibilità di autoconsumo di prodotti alimentari. Infine, il tasso di povertà varia notevolmente a seconda del settore: scende all’11,5% tra i viticoltori, ma sale al 21,5% tra gli allevatori di bovini.

Foto di RD Law da Pixabay
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