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Respingere i migranti è l’unico programma che unifica l’UE

Nel tentativo di gestire i flussi migratori, l’Unione Europea ha intensificato la collaborazione con paesi terzi, adottando una serie di accordi che mirano a contenere l’immigrazione irregolare verso i suoi stati membri. Questi sforzi, tuttavia, hanno sollevato questioni cruciali riguardanti la loro efficacia e le implicazioni etiche delle politiche adottate.

Nuovi Accordi e Sviluppi
Recentemente, l’UE ha aggiunto un nuovo capitolo alla sua lunga serie di tentativi di collaborazione esterna firmando un accordo con il Libano, inteso a gestire e possibilmente ridurre il numero di rifugiati che tentano di raggiungere l’Europa. Questo si inserisce in una storia decennale di iniziative simili, che spesso non hanno sortito gli effetti sperati.

Nel luglio 2023, un altro esempio significativo di tali sforzi è stato il patto tra l’UE, l’Italia e la Tunisia, quest’ultima recentemente diventata uno dei principali paesi di transito per i migranti diretti verso l’Italia. A seguito di questo accordo, l’UE ha promesso alla Tunisia aiuti per un totale di 1 miliardo di euro. In cambio, il governo tunisino si è impegnato a intensificare i controlli per fermare i barconi diretti verso Sicilia e Lampedusa. Tuttavia, le tensioni sono emerse rapidamente, in particolare a causa delle critiche europee verso le pratiche di deportazione nel deserto tunisino, considerate da molti inumane e pericolose.

Nonostante l’intensificazione degli sforzi da parte della guardia costiera tunisina, che nel 2024 ha fermato circa 20.000 persone, circa 7.300 sono comunque riuscite a raggiungere l’Italia, evidenziando le difficoltà nel contenere completamente i flussi migratori attraverso questi accordi. A seguito di ciò, il governo italiano guidato da Giorgia Meloni ha stipulato un nuovo accordo con la Tunisia ad aprile 2024, cercando di affinare le strategie senza ricorrere a misure estreme come le deportazioni di cittadini di paesi terzi.

Egitto e la Lode di Merkel
L’Egitto rappresenta un altro esempio di collaborazione prolungata. Il paese ha ricevuto elogi da parte dell’ex cancelliera tedesca Angela Merkel per la sua efficacia nel bloccare l’accesso al Mediterraneo da parte dei rifugiati, una strategia che ha portato a un flusso minimo di migrazione dall’Egitto verso l’Europa dal 2017. Di recente, l’UE ha deciso di investire ulteriormente nell’Egitto, nonostante la preoccupante situazione dei diritti umani, fornendo 5 miliardi di euro in prestiti a basso costo, 1,8 miliardi di euro in investimenti e 600 milioni di euro in sovvenzioni.

L’Accordo UE-Etiopia e le Sue Complessità
Nel 2017, il Servizio Europeo per l’Azione Esterna ha introdotto il primo accordo multilaterale sulla migrazione con l’Etiopia. Questo prevedeva che, su richiesta delle autorità europee, le ambasciate etiopi dovessero rilasciare documenti di espulsione entro tre giorni lavorativi. Tuttavia, i risultati sono stati deludenti, tanto che recentemente l’UE ha inasprito le norme sui visti per gli etiopi a causa della mancanza di cooperazione nel riprendersi i propri cittadini.

Il Contestato Accordo Britannico sul Ruanda
Fuori dall’UE, la Gran Bretagna ha intrapreso un percorso simile con l’accordo sul Ruanda, che prevede la permanenza permanente nel paese africano dei rifugiati riconosciuti, una mossa che ha suscitato notevoli controversie. Recentemente, le prime detenzioni di individui da deportare in Ruanda hanno segnato un momento significativo per questa politica, descritto dal governo britannico come una “pietra miliare”.

Questi sviluppi sottolineano un approccio sempre più rigido da parte dell’Europa e di altri attori occidentali nella gestione della migrazione, facendo affidamento su accordi con paesi terzi che sollevano serie questioni pratiche ed etiche. Mentre tali politiche possono ridurre il numero di arrivi irregolari, le loro implicazioni a lungo termine per i diritti umani e l’efficacia stessa delle misure rimangono argomento di vivace dibattito.

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