giovedì, Luglio 18, 2024
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Rote Armee Fraktion, la partita finale della “Terza generazione”

Con questi tre articoli ricostruiamo la storia della cosiddetta “Terza generazione” della Raf, la Rote Armee Fraktion tedesca, l’organizzazione terroristica attiva in Germania dai primi anni ’70 a fine secolo. A caratterizzare l’ultima fase dei militanti rimasti è stata in particolare l’invisibilità ai radar della polizia. L’arresto ieri di Daniela Klette ha riportato alla luce la questione.

1) Arrestata Daniela Klette.Chi era e chi è

Hanno tutti più di 60 anni e in maggior parte hanno ormai sovrapposto le loro capacità di membri della Rote Armee Fraktion a quelle della criminalità comune, per finanziarsi la latitanza. La cosiddetta “terza generazione” dell’organizzazione tedesca, una ventina di membri e oltre 250 sostenitori secondo l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione, con l’arresto oggi di Daniela Klette, 66 anni da compiere a novembre, esce dalla sua dimensione “fantasma”. La polizia ha arrestato anche un’altra persona a Berlino. Non è chiaro se si tratti di uno dei due presunti ex membri della Raf Ernst-Volker Staub e Burkhard Garweg, anch’essi ricercati.
L’ultimo atto terroristico della Raf fu nel 1993 fu l’attacco con esplosivo alla prigione dell’Assia Weiterstadt. Responsabili dell’azione sarebbero, oltre a Wolfgang Grams e Birgit Hogefeld, anche Daniela Klette, Ernst-Volker Staub e Burkhard Garweg, ancora oggi ricercati. Dopo la morte di Grams e l’arresto di Hogefeld nel 1993, Klette, Garweg e Staub avrebbero fatto perdere le tracce per anni. Cinque anni dopo, nel 1998 il gruppo terroristico annunciò il suo scioglimento.
Secondo Klaus Pflieger, magistrato coinvolto come pubblica accusa molte volte in diversi processi contro appartenenti alla Raf “A differenza dei suoi predecessori, la terza generazione è rimasta per decenni un fantasma. In ogni scena del crimine trovavamo numerose tracce dei terroristi, comprese le impronte digitali. Al giorno d’oggi, gli investigatori possono utilizzare la moderna tecnologia del Dna per comparare i materiali ritrovati all’epoca”.
Daniala Klette era ricercata da più di 30 anni e deve rispondere di sei rapine tra il 1999 e il 2016. Klette ha utilizzato una falsa identità negli ultimi decenni, ma al momento dell’arresto non ha negato il suo vero nome. A rendere possibile la sua cattura è stata la trasmissione televisiva tedesca equivalente al “Chi l’ha visto?” italiano, tramite la diffusione di una ricostruzione al computer dei suoi tratti somatici, ricevendo circa 250 segnalazioni da cittadini. Klette è sospettata di essere coinvolta nell’attacco a mano armata contro l’ambasciata americana a Bonn nel 1991. Si sospetta anche che sia stata coinvolta in un attentato esplosivo al penitenziario di Weiterstadt nel 1993. Le tracce indicano che era anche sulla scena del crimine durante l’operazione antiterrorismo del 1993 a Bad Kleinen, nel Meclemburgo, in cui venne “suicidato” un altro terrorista, Wolfgang Grams.
Da notare che le azioni della Raf sono tutte prescritte dalla legge oggi, purché non siano omicidi. Ecco perché non esisteva più un mandato d’arresto contro Klette dai tempi della Raf. Ci sono, secondo la polizia, molte prove forensi per le rapine e altri crimini, che la terranno in prigione.
Alla Raf vengono attribuiti 34 omicidi e più di 200 feriti nel corso della sua attività, Dopo la prima fase, nata da una costola del ‘68 tedesco, e dopo aver ricevuto un addestramento militare in Giordania dall’organizzazione palestinese Fatah, il gruppo che guidava l’organizzazione fu arrestato. Baader, Ensslin e Meinhof furono rinvenuti suicidi nel 1977 nel carcere di deprivazione sensoriale di Stammheim a Stoccarda. A distanza di anni, grazie alle dichiarazioni di alcuni ex appartenenti alla Raf, sembra certo che si suicidarono realmente.
A loro seguì una seconda generazione, quella che portò a compimento il rapimento e l’uccisione del presidente di Confindustria tedesca Hans Martyn Schleyer, un episodio che presenta molte analogie tecniche e militari con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro in Italia pochi mesi dopo. Ucciero anche il procuratore generale Siegfried Buback e il capo della Dresdner Bank Jürgen Ponto.
Dalla metà degli anni ’80 divenne attiva la terza generazione della Raf. L’attenzione si sposta nuovamente sugli attacchi contro rappresentanti dell’esercito americano: nel 1985 due persone furono uccise in un attentato contro una base americana a Francoforte sul Meno. Venne ucciso anche il capo della Deutsche Bank Alfred Herrhausen e nel ‘91 l’ultima vittima, il capo della Treuhandanstalt, Detlev Karsten Rohwedder, nella sua casa a cui dedichiamo un approfondimento qui di seguito.

Il punto di vista di Klaus Pflieger su come una buona parte di loro abbia resistito tanto a lungo in clandestinità lascia pensare a una rete di sostegno attiva ancora oggi: “La mia convinzione è che i sostenitori debbano averli aiutati a sopravvivere nella clandestinità. Basti pensare alle visite del medico o a qualcuno che fornisce un appartamento a persone della Raf. Nel corso di decenni è stato necessario un aiuto enorme per non farli scoprire”.


2) La cosiddetta “Terza Generazione” della Raf

Il 18 gennaio 2016 i tecnici dei laboratori di polizia scientifica tedesca hanno divulgato che Ernst-Volker Staub, Burkhard Garweg e Daniela Klette erano implicati in attività criminali piuttosto recenti. A confermarlo il ritrovamento di loro tracce di Dna dopo un tentativo fallito di rapina a un furgone blindato a Stuhr, nei pressi di Brema, nel giugno del 2015, analisi che ha richiesto diversi mesi per essere completata.
L’episodio scatenà una caccia all’uomo in tutta Europa nel 2020. Nonostante ciò, i tre fuggitivi, in clandestinità dalla fine degli anni ’80, fino a oggi non erano stati ancora catturati. Le tracce di Dna hanno inoltre legato direttamente queste tre persone alla Raf.
Dopo la “prima generazione” del gruppo terrorista, attiva tra il 1970 e il 1972 con figure come Andreas Baader, Gudrun Ensslin e Ulrike Meinhof, e la “seconda generazione”, guidata da Brigitte Mohnhaupt, Stefan Wisniewski, Peter-Jürgen Boock e Christian Klar tra il 1975 e il 1982, che aveva lasciato numerose tracce, i membri della “terza generazione”, attivi dal 1983 in poi, hanno al contrario evitato di lasciare prove concrete.
Le impronte digitali, ad esempio, hanno collegato Christian Klar all’auto usata nella fuga dopo il triplice omicidio del procuratore generale federale Siegfried Buback e dei suoi due accompagnatori nel 1977. Hanno poi identificato i membri della Raf presenti in un covo a Zum Renngraben a Erftstadt-Liblar.
I membri della “terza generazione” hanno probabilmente adottato precauzioni come l’uso di guanti o cerotti spray per evitare di lasciare impronte digitali. Ad esempio, nel caso dell’omicidio di Ernst Zimmermann, Ceo del produttore di motori Mtu il 1° febbraio 1985 vicino a Monaco, non sono state trovate impronte digitali.
Tuttavia, è inevitabile lasciare altre tracce come particelle di pelle morta e capelli caduti, anche se negli anni ’80 queste non potevano essere analizzate. Le impronte genetiche sono diventate ammissibili in tribunale solo dal 1988 e sono state utilizzate per la prima volta in un caso di stupro e omicidio, in cui l’avvocato difensore e membro della Raf Hans-Christian Ströbele si era opposto fermamente alla nuova tecnica.
Nel maggio 2001 fu confermato che Wolfgang Grams, che si era suicidato, secondo una parte dell’opinione pubblica si trattò di un’ esecuzione da parte della polizia dopo aver ucciso un ufficiale del GSG-9 a Bad Kleinen a fine giugno 1993, era stato presente su una scena del crimine. Analogamente, Ernst-Volker Staub, Burkhard Garweg e Daniela Klette sono stati collegati a specifici crimini della RAF.

Nel gennaio 2002 la Procura Federale ha rivelato che un capello trovato nell’auto usata nella fuga dopo l’attacco all’ambasciata americana a Bonn-Bad Godesberg il 13 febbraio 1991 era stato attribuito a Daniela Klette.


3) Lo strano omicidio di Detlev Rohwedder, tra Raf e sospetti sulla Stasi

Il primo aprile del 1991, un gruppo di estremisti di sinistra uccise Detlev Karsten Rohwedder, socialdemocratico, a capo della Treuhandanstalt o Treuhand, un’agenzia istituita dal governo della Repubblica Democratica Tedesca per privatizzare le imprese della Germania orientale. Alle 23,30 di quelgiorno, un proiettile calibro 7,62 sparato da una distanza di 63 metri, colpì mortalmente alla schiena Rohwedder, dopo aver attraversato il doppio vetro della sua residenza affacciata sulle rive del Reno, a Düsseldorf. Dopo il colpo mortale furono esplosi altri due proiettili e uno ferì la moglie di Rohwedder.
Gli investigatori avevaqno tra le mani parecchio materiale raccolto dal punto dello sparo e soltanto nel 2001 i tecnici della Bka, l’Ufficio Federale di Polizia Criminale, attribuirono i reperti biologici a Wolfgang Grams, che ufficialmente si sarebbe “suicidato” nel 1993 durante un tentativo di cattura della Bka. Molti dubbi che si sia trattato di un’esecuzione aleggiano sulla vicenda, che fu all’origine di uno scandalo politico. Grams era stato in forza alla Raf, Rote Armee Fraktion, clandestino almeno dal 1984, appartenendo alla cosiddetta Terza generazione del gruppo armato, anche se aveva già fatto visita in carcere nel 1974 al gruppo storico dell’organizzazione di Andreas Baader e Ulrike Meinhof, che poi si tolsero la vita nel carcere di Stammheim a Stoccarda nel 1977.
L’arma utilizzata nell’omicidio di Rohwedder era già stata impiegata precedentemente in un attacco all’ambasciata statunitense di Bonn del 13 febbraio 1991, quando tre membri della Raf spararono circa 250 colpi usando un fucile militare contro l’ ambasciata. Nell’ottobre 2001 nuovi test del Dna su un capello lasciato sul sedile del passeggero della macchina usata dai terroristi, una Passat, hanno rivelato il coinvolgimento in quell’episodio di Daniela Klette, arrestata oggi e già già sospettata per altri attacchi, come l’ attentato alla prigione di Weiterstadt nel 1993.
Ulteriori indagini sull’omicidio Rohwedder, il ritrovamento di mozziconi di sigaretta con gruppo sanguigno diverso da quello di Grams, fa concludere che non fosse solo, ma all’epoca le tecniche disponibili consentivano solo la determinazione del gruppo sanguigno. Le indagini si sono estese anche all’analisi della lettera di rivendicazione della Raf, con cui il comando “Ulrich Wessel” si era attribuito l’omicidio di Rohwedder, ma senza esito. Alla base dell’omicidio, secondo la Raf, la vendetta per la perdita di migliaia di posti di lavoro durante la privatizzazione in Germania Est.
A rendere questo omicidio particolare, al punto che in quegli anni le teorie del complotto suggerirono il coinvolgimento di non meglio precisati ambienti economici e politici negli omicidi attribuiti alla terza generazione della Raf, ci sono diverse circostanze. Quattro giorni prima dell’attacco, la moglie di Rohwedder, Hergard, si è rivolta alla polizia per richiedere una maggiore protezione da parte della polizia, senza ottenerla.
Va poi detto che, nonostante i mozziconi di sigaretta, Grams non fu mai accusato ufficialmente dell’omicidio di Rohwedder. Sempre secondo i giornali dell’epoca non si poteva escludere che ad assassinare il capo della Treuhand non fosse stata l’organizzazione terroristica di sinistra, bensì le vecchie reti spionistiche della Ddr. Secondo la moglie, Hergard Rohwedder, si può presumere che la Stasi fosse coinvolta poiché la Treuhand era vicina a trovare i beni di partito mancanti del Sed, il partito dominante nell’est.

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