mercoledì, Aprile 17, 2024
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Salari bassi, quelli bravi dicono “poor”, affitti e mutui alti

di Massimo Pasquini, ex segretario nazionale Unione Inquilini

La questione è molto semplice: in Italia abbiamo redditi da lavoro che diminuiscono effettivamente e il costo della vita che aumenta, in un ambito di tutele carenti, possiamo definirle anche inesistenti, senza che nessuno si offenda, per una parte, non residuale, dei lavoratori.

Assistiamo quindi ad una offerta di reddito lavorativo che non corrisponde alle principali necessità di vita (acquisto generi alimentari, spese per la prevenzione e cura, spese per affitto o mutuo, spese per la formazione, spese per lo svago).

I dati e gli indicatori dimostrano come in Italia esista una correlazione stretta tra inflazione e povertà, sia assoluta che relativa, e di conseguenza si amplia la povertà lavorativa.
Questo comporta un aumento delle disuguaglianze.

Come è noto mel 2022, in Italia, erano 5,6 milioni le persone che vivevano sotto la soglia di povertà, in crescita rispetto al 2021.

Un aumento della povertà (i dati sulla povertà assoluta del 2023 li avremo da Istat il 17 ottobre 2024) sui quali non incidono solo eventi disastrosi come guerre e l’inflazione ma anche Il mercato del lavoro sempre più precario, pardon, quelli bravi la chiamano “flessibilità”, la cui traduzione sociale è “precarietà”.

Non può stupirci quindi, tranne per gli ipocriti, il dato che in povertà assoluta vive quasi il 15% delle famiglie operaie e l’8,5% delle famiglie che vivono di lavoro autonomo.
In tale contesto come possono, i governanti, stupirsi se nell’Ocse l’Italia è il Paese dove i salari hanno subito una riduzione di circa il 3% , addirittura rispetto al 1990?

“Rights at Work – Die poor” by Soon. is licensed under CC BY-SA 2.0.

Si assiste allora, senza che nessuno si vergogni, al fatto che il 50% delle famiglie in povertà relativa (attenzione relativa, non assoluta), vivono di reddito da lavoro dipendente ma si tratta di lavoratori con un reddito insufficiente per affrontare le principali necessità. Se per caso si guasta un frigorifero non riescono a farvi fronte.

Stranamente, si fa per dire, le riduzioni di reddito che si abbattono sui working poor (così scrivono quelli bravi) non si riscontrano rispetto ai redditi e/o stipendi dei manager, (infatti in Italia e nel mondo nessuno parla di “manager poor”)

Cosi studi accreditati ci dicono che nel 1980 i manager guadagnavano 45 volte la retribuzione dei propri operai, nel 2020, per questi, sui quali inflazione, emergenze sanitarie, crisi economiche e guerre, non incidono affatto, il rapporto tra il loro reddito e quello degli operai è arrivato anche fino a 650 volte.

Ma per favore non parlate di patrimoniale neanche solidale, meglio una bella flat tax per non pagare il pizzo allo Stato, per le tasse ci pensano lavoratori dipendenti e pensionati.
In tale contesto i poveri cristi, che si trovano a pagare affitti sempre più esosi e mutui, in particolare quelli a tasso variabile, che davvero non ce la fanno, si devono sorbire gli insulti quali: parassiti, se non delinquenti.

Nel nostro Paese non si è rotto solo l’ascensore sociale, anzi è in discesa libera, portandosi dietro circa 10 milioni di italiani.

Ma si è reinterpretata la parola “mercato” che a me era stato insegnato come domanda che si incrocia con l’offerta.

Se fosse così I prezzi dovrebbero calare, gli affitti essere più bassi e i mutui più sostenibili. Invece vale solo l’offerta che cresce sempre più di valore, e, crescendo, si abbatte come una mannaia, sulla domanda sempre più povera.

Ecco allora gli sfratti, al 90% per morosità incolpevole, e le decine di migliaia di espropri da parte delle banche per decine di migliaia di lavoratori, impoveriti o cassaintegrati o licenziati che non riescono a pagare i ratei di mutuo.

Dimenticavo questi si liquidano in due parole: parassiti o delinquenti che rubano le case.

Massimo Pasquini

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