giovedì, Luglio 18, 2024
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Scandalo Karibu, liberi i responsabili. Ma i controlli non ci sono ancora

Riceviamo e pubblichiamo:

Come Uiltucs Latina abbiamo sempre sostenuto l’egregio lavoro degli inquirenti sullo scandalo Karibu e Consorzio AID. Pur mantenendo un atteggiamento garantista, siamo profondamente indignati per la decisione di porre fine agli arresti domiciliari ai datori di lavoro che avevano sfruttato l’immigrazione come un “bancomat personale”. I lavoratori e le lavoratrici sono rammaricati dalle ultime notizie sulla vicenda del caporalato in terra pontina.

Quanto emerge oggi era stato già denunciato dai minori ospiti delle Case per Minori gestite dai parenti di Soumahoro, ma le loro voci erano rimaste inascoltate, dichiara Gianfranco Cartisano della Uiltucs Latina.

Oggi, dai dispositivi del Tribunale di Latina sui processi in atto sul caporalato, emergono elementi agghiaccianti che avevamo più volte evidenziato durante gli incontri in Prefettura. I minori ospiti dei centri, lasciati senza “pocket money” e senza cibo, erano costretti a uscire per procurarsi beni di prima necessità, finendo sfruttati nell’agricoltura.

Cartisano solleva interrogativi su dove fossero i responsabili, ora liberati dagli arresti domiciliari, quando arrivavano i pulmini dei caporali per trasportare gli ospiti dei centri di accoglienza Karibu e AID. Dove era il sindacalista dei braccianti, oggi deputato della Repubblica Italiana, Aboubakar Soumahoro, quando i caporali reclutavano nei centri Karibu e AID per destinarli allo sfruttamento nei campi?

Cartisano critica anche gli enti che erogavano denaro pubblico per i progetti nazionali ed europei, chiedendosi perché non vigilavano e non revocavano i progetti a questi “faccendieri dell’immigrazione”. È scandaloso apprendere del rilascio dagli arresti domiciliari di questi individui che hanno distrutto il lavoro di queste maestranze.

Scandalo Karibu, È altresì scandaloso che, nelle ultime vicende e processi sul caporalato di Latina, i responsabili di Karibu e AID prestassero lavoratori come schiavi a soggetti oggi indagati per caporalato. Uno scandalo nello scandalo, dove l’immigrazione e il lavoro degli ospiti sono stati gestiti come un “portafoglio di famiglia”, con un deputato della Repubblica Italiana muto, zitto e assente.

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