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Scontro tra Onu e Ong per la bozza di trattato contro il cybercrime

di Leonardo Passeri

A Vienna è in corso un negoziato tra organizzazioni per i diritti umani e rappresentanti di un centinaio di nazioni dell’Onu, per arrivare a una nuova bozza del Trattato contro il crimine informatico, dopo le critiche avanzate alla precedente stesura dalle Ong.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel dicembre 2019 aveva varato lo studio di una regolamentazione globale contro i reati informatici, anche al fine di integrare e armonizzare quelle nazionali, come la Convenzione UE di Budapest in vigore da luglio 2004.

Oltre al faticoso negoziato per giungere a una definizione condivisa di ‘cybercrime’, la bozza in esame a Vienna ha destato molte perplessità delle Ong per le possibili violazioni del diritto di privacy digitale degli utenti. Eff, Article19 e Access Now, per citare solo le più note, obiettano sull’enorme potere di sorveglianza che verrebbe assegnato ai governi.

Attualmente, infatti, il provvedimento in cantiere renderebbe accessibili alle amministrazioni pubbliche la registrazione in tempo reale dei dati di navigazione e dei content data (informazioni sul contenuto).

La bozza, secondo le Ong, prevede la ricerca, il sequestro e la conservazione dei dati raccolti e memorizzati (stored computer data), oltre alla possibile divulgazione del traffico di rete. Contestati anche i suggerimenti per ammettere le “prove elettroniche” in Corti internazionali che possano usufruire di queste nuove regole.

Appare dunque evidente il rischio di una forte intrusività nella privacy dei cittadini, peraltro con ricadute sulla libertà d’espressione, che potrebbe essere limitata per attivisti dei diritti umani, giornalisti e dissidenti, a rischio di essere perseguiti.

Un rischio già presente in Paesi come la Cina, che ha proposto d’introdurre il “reato di fake news”, ma anche gli USA hanno richiesto d’introdurre una clausola che favorisca l’abbattimento della protezione dei dati di un soggetto sotto indagine.

A non convincere le Ong sono anche la poca chiarezza sui non meglio precisati “metodi investigativi speciali” di cui si potrebbero avvalere governi ed autorità giudiziarie, insieme alla sfacciataggine di Russia e Iran nel richiedere di abrogare un articolo del Trattato che impone di rispettare gli obblighi internazionali in termini di diritti umani.

Resta molto lavoro da fare, per evitare che un provvedimento nelle intenzioni mirato a proteggere la sicurezza della comunità internazionale finisca paradossalmente per minarla ulteriormente.

Leonardo Passeri

Foto di FLY:D su Unsplash

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