venerdì, Ottobre 7, 2022
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Serbia-Ungheria, violenze indiscriminate al confine

Al confine tra la Serbia e l’Ungheria, secondo le testimonianze e i dati raccolti da Medici Senza Frontiere, emerge un allarmante e ripetuto uso della violenza contro le persone che attraversano la frontiera in cerca di salvezza in Unione Europea da parte delle autorità ungheresi.

Tra le più comuni pratiche di deterrenza ci sono percosse con cinture e manganelli, calci, pugni, varie forme di umiliazione, uso di spray al peperoncino e gas lacrimogeni, fino ad arrivare ai respingimenti e alla negazione dell’assistenza.

Il drammatico racconto di Andjela Marcetic, medico di MsF in Serbia: “Le violenze, perpetrate regolarmente al confine tra Ungheria e Serbia e di cui ci troviamo a curarne le conseguenze, sono indiscriminate. Ogni settimana vediamo diversi pazienti, inclusi bambini, con gravi contusioni, ferite e tagli profondi, lussazioni e fratture spesso su gambe, braccia e talvolta sulla testa. Le lesioni fisiche che curiamo durante le consultazioni mediche sono in linea con le testimonianze dei pazienti, che raccontano di violenti pestaggi per mano della polizia ungherese prima di essere respinti in Serbia. Anche se curiamo alcune delle ferite fisiche, siamo preoccupati per le possibili ripercussioni a lungo termine sul loro benessere psicologico”.

Da gennaio 2021, le cliniche mobili di MsF hanno trattato 423 pazienti con ferite riportate in seguito a violenti incidenti avvenuti al confine tra l’Ungheria e la Serbia.

La maggior parte delle testimonianze hanno tratti in comune: raccontano di percosse, mancato accesso ai bisogni primari e molestie, spesso con umiliazioni su base razziale. Alcune persone hanno raccontato di essere state derubate o di aver visto distrutti i loro effetti personali, altre sono state costrette a svestirsi, nonostante le rigide temperature invernali, e hanno subito diverse forme di umiliazione come quella di funzionari di frontiera che durante i rastrellamenti hanno urinato loro addosso.

Diversi pazienti, tra cui due minori non accompagnati, hanno riferito di essere stati portati in un piccolo container prima di essere espulsi in Serbia. Qui i funzionari di frontiera li hanno aggrediti più volte e hanno spruzzato regolarmente spray al peperoncino all’interno del container. Due pazienti hanno, inoltre, segnalato l’uso di gas lacrimogeni, che sembra venga nebulizzato nei container per costringere le persone a fare spazio ai nuovi arrivati.

“Queste testimonianze dimostrano che gli Stati dell’Unione Europea continuano a usare intenzionalmente violenza e strutture non idonee e pericolose per dissuadere le persone dal chiedere asilo nell’Unione Europea – spiega Alessandro Mangione, responsabile Affari Umanitari di MsF in Serbia – Investono in recinzioni di filo spinato e droni, mentre chiudono gli occhi di fronte alle violenze senza precedenti che continuano a consumarsi alle frontiere. Queste pratiche non solo causano gravi danni fisici e psicologici, ma spingono le persone ad intraprendere rotte più pericolose.

by Bőr Benedek
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