domenica, Giugno 16, 2024
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Siamo d’accordo con la Meloni

“Sono quella stronza della Meloni”, ha detto letteralmente il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni al governatore della Campania Vincenzo De Luca, che così l’aveva definita, senza accorgersi della telecamera accesa, durante una manifestazione.

La performance del Presidente proletario della Garbatella è stata filmata dal capo ufficio stampa della premier Fabrizio Alfano, quindi studiata a tavolino per essere diffusa. E rilanciata dal sito di Atreju con lo slogan «Giorgia insegnaci a vivere». Il tutto ha fatto passare in secondo piano il motivo della visita di Meloni a Caivano, per inaugurare un parco sportivo, che doveva essere una risposta al degrado del territorio. Ed è proprio questo il punto.

Neanche gli sceneggiatori della celebre serie Er Monnezza, con Tomas Milian e Bombolo, a lungo indicati come sinonimo di volgarita gratuita, popolare e comica, avrebbero immaginato di diventare un giorno “opinion leader” del Paese, i veri intellettuali di riferimento della politica. Nemmeno le commedie dei Vanzina ispirate alla volgarità dei nuovi ricchi possono competere con l’involuzione che ha colpito la politica italiana.

Non è per la parolaccia in sè, nessuno di noi ha studiato dalle Orsoline, ma la volgarità risiede proprio nell’utilizzo dell’offesa per distrarre dai problemi veri. Così come alla fine ieri, grazie alla “coattata” di Meloni, non si è più parlato di Caivano, che era il vero problema all’ordine del giorno, ormai l’insulto personale è diventato il modo più facile per svicolare dalle questioni gravi che bloccano la crescita dell’Italia.

Lo stesso De Luca non può assurgere a vittima, visto che nei suoi monologhi in video usa spesso iperboli offensive verso altre persone, al punto di essere oggetto di una gustosa imitazione da parte di Maurizio Crozza. La volgarità delle parole però è oggi motivo di preoccupazione perchè accompagnata dalla volgarità degli atti pubblici.

C’è della volgarità nei deputati della Repubblica che sparano la notte di capodanno come un disperato qualsiasi con le pistole e nemmeno in aria ma addosso alla gente. C’è volgarità nello sbagliare i nomi di Regioni e Comuni da parte di persone preposte alla pubblica amministrazione. C’è volgarità nell’ex marito della premier che propone una seduta di sesso a tre alle sue collghe di redazione.

C’è volgarità in un ministro nella giuria di un premio letterario che confessa candidamente di non aver letto i libri su cui vota. C’è volgarità nel piazzare fratelli, sorelle, cugini e nipotini nella pubblica amministrazione sfruttando il proprio potere personale. C’è volgarità in una sottosegretaria condannata anche per avere usato fondi pubblici per acquistare un manualetto erotico. C’è volgarità nell’utilizzare la propria posizione di potere per diffondere i verbali di un interrogatorio che doveva restare secretato per zittire l’opposizione.

Poi però ci sono le volgarità meno visibili ma più dannose. Attaccare ogni giorno i meno abbienti e gli sfruttati, per esempio, senza mai colpire chi ha di più. Togliere poche centinaia di euro che permettevano a milioni di persone di mangiare accusandoli di essere causa del disavanzo di bilancio italiano. Limitare sempre di più i controlli di sicurezza sul lavoro nel paese delle morti bianche per eccellenza.

Così come è volgare non dire una parola, per non perdere voti, sull’arresto di uno dei più importanti governatori della destra, quello della Liguria, Toti, con accuse gravissime, quelle sì di danno all’erario e corruzione. Molto più volgare di un sottosegretario che va in giro con la sahariana nazista, che magari si nota di più, ma alla fine è solo un poveraccio che non ha il potere di decidere le sorti di una Regione.

Da quando si è insediato questo governo di estrema destra non è passato un giorno senza che un diritto civile, sociale ed economico non venisse toccato. Con una banale voglia di rivalsa contro i più deboli e fragili degna di quella tipologia indicata come “pidocchio rifatto” dalla cultura popolare che tanto piace agli esponenti di questa maggioranza. Una volgare fame di potere. Questa è la vera volgarità oltre le parolacce.

Per questo motivo ieri, sentendo il presidente del Consiglio definirsi in quel modo, per la prima volta da quando è al governo, in molti non abbiamo avuto dubbi nel darle ragione.

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