martedì, Aprile 16, 2024
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Sistema idrico, rispetto all’Ue spendiamo meno e perdiamo il doppio dell’acqua

Nel 2022, l’Italia ha testimoniato un incremento degli investimenti nel settore idrico, raggiungendo la cifra di 64 euro annui per abitante, quasi raddoppiando rispetto ai 33 euro del 2012, quando l’Autorità per l’Energia, le Reti e l’Ambiente (Arera) ha iniziato la sua attività regolatoria. Questo aumento però, pur riducendo il divario con la media europea di 82 euro, svela una realtà complessa e sfaccettata dell’infrastruttura idrica italiana, caratterizzata da fragilità e inefficienze.

Un recente dibattito a Roma di Bain & Company ha messo in evidenza queste problematiche, richiamando l’attenzione su un sistema idrico che, nonostante l’abbondanza di precipitazioni, sperimenta periodi crescenti di stress. La situazione è aggravata da una perdita d’acqua doppia rispetto alla media dell’UE, consumi pro-capite superiori del 35%, e solo il 5% dell’acqua depurata destinata al riutilizzo, ben al di sotto del 20% medio europeo.

Dal confronto è emerso come il comparto agricolo dominante, responsabile del 55% dei consumi idrici, seguito dall’industriale (25%) e dal civile (20%), esponga il Paese a una maggiore vulnerabilità. La complessità e frammentazione del settore, unita a una regolamentazione storicamente incentrata sugli usi civili, pongono sfide critiche che necessitano di un approccio innovativo e integrato per la gestione delle risorse idriche.

Presentazioni come il Blue Book 2024 e il Libro Bianco 2024 “Valore Acqua per l’Italia” sottolineano l’enorme contributo economico del settore, pari a quasi il 20% del Pil, e l’urgente bisogno di investimenti per affrontare una previsione allarmante: un ridotto bilancio idrico di 12 miliardi di metri cubi entro il 2050, equivalente al 34% degli attuali consumi nazionali, con un costo per la mancata risposta adeguata valutato in 40 miliardi di euro annui.

Bain & Company enfatizza la necessità di una strategia idrica di lungo periodo che combini flessibilità del sistema, incremento delle fonti di approvvigionamento, e riduzione dei consumi, supportata da soluzioni tecnologiche avanzate. Tra le azioni suggerite per un miglioramento immediato figurano l’adozione di una governance regolatoria estesa, contratti standard per gestioni e investimenti, nuove tecnologie come sistemi di irrigazione intelligenti e dissalatori, e la promozione del riutilizzo dell’acqua.

Infine, l’interconnessione tra energia e acqua è stata identificata come un aspetto cruciale per il futuro sostenibile del settore. Innovazioni nel rinnovo delle concessioni idroelettriche e lo sviluppo di piattaforme per l’energia rinnovabile sono viste come soluzioni vitali per aumentare la capacità di stoccaggio idrico e facilitare la transizione ecologica del Paese.

Questo complesso scenario richiede un’azione coordinata e multidisciplinare che tenga conto della circolarità, della sicurezza dell’approvvigionamento e dell’efficienza economica, sfide chiave per garantire la sostenibilità del settore idrico italiano di fronte ai cambiamenti climatici e alle crescenti esigenze di una popolazione in aumento.

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