mercoledì, Luglio 17, 2024
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Smascherate in Canada le bugie delle aziende di greenwashing

Il sito web della Pathways Alliance, un gruppo strettamente legato all’industria petrolifera canadese, è stato rimosso, dopo che in Canada è stata introdotta una legge che punisce le dichiarazioni ambientali ingannevoli o false nella pubblicità, il greenwashing, provocando una serie di reazioni e speculazioni.

La decisione è stata giustificata dall’azienda come una risposta alla nuova legislazione, che secondo loro crea “una significativa incertezza per le aziende canadesi che vogliono comunicare pubblicamente il lavoro che stanno svolgendo per migliorare le loro prestazioni ambientali, incluso l’affrontare il cambiamento climatico”. Tuttavia, la società ha negato che questa scelta fosse un ammissione di pratiche di greenwashing.

Gli ambientalisti, tuttavia, non sono stati convinti dalle dichiarazioni della Pathways Alliance. Emilia Belliveau di Environmental Defence ha affermato che la cancellazione del sito è un chiaro segno di greenwashing, accusando l’alleanza di aver fatto promesse ingannevoli riguardo ai loro piani di riduzione delle emissioni.

Il progetto principale di Pathways prevede la costruzione di oleodotti per trasportare il carbonio catturato dai siti di sabbie bituminose a Cold Lake, Alberta, dove verrebbe poi seppellito sottoterra.

Questo progetto, stimato in 16 miliardi di dollari canadesi, richiede che il governo federale copra due terzi dei costi per evitare la possibile chiusura delle sabbie bituminose, che secondo il vicepresidente di Pathways, Mark Cameron, causerebbe la perdita di 250 mila posti di lavoro e un calo significativo del PIL nazionale.

Nonostante le richieste di ulteriori spiegazioni da parte di Pathways, non sono state rilasciate dichiarazioni aggiuntive. Diverse aziende membri, tra cui Suncor e Imperial Oil, hanno espresso preoccupazioni riguardo alla nuova legge, temendo che possa portare a contenziosi infondati e minacciare la libertà di comunicazione.

Il governo canadese, rappresentato dalla portavoce del ministro dell’industria François-Philippe Champagne, ha respinto l’idea che le aziende energetiche potrebbero essere soggette a cause legali frivole. Il Competition Bureau, responsabile del controllo delle pubblicità, gestirà le questioni in modo pragmatico.

La pazienza del governo nei confronti delle promesse dell’industria energetica di eliminare le emissioni di carbonio sembra esaurirsi. Champagne ha sottolineato la necessità che le compagnie petrolifere e del gas utilizzino i loro profitti record per investire nella decarbonizzazione del settore, piuttosto che fare promesse non mantenute.

A livello globale, esempi di accuse di greenwashing non mancano. La Corte dei conti europea ha recentemente criticato il programma di sussidi agricoli dell’Unione Europea per non aver raggiunto gli obiettivi di sostenibilità ambientale, accusando i beneficiari di pratiche di greenwashing.

Anche in Australia, la Commissione per la Concorrenza e i Consumatori ha avviato un’indagine su diverse aziende che fanno affermazioni ambientali non supportate da prove concrete.

Tornando al Canada, il Competition Bureau ha annunciato l’intenzione di accelerare la creazione di linee guida sul greenwashing e di avviare consultazioni durante l’estate. Mark Cameron, rispondendo alle domande dei senatori, ha difeso la fattibilità della tecnologia di cattura del carbonio, citando un progetto di successo a Edmonton, nonostante il fallimento di altri progetti simili a livello internazionale.

Prima della chiusura del sito web, Pathways includeva una lunga “dichiarazione cautelativa” nei comunicati stampa, avvertendo che i risultati effettivi potrebbero differire significativamente dalle previsioni. Emilia Belliveau ha criticato questa posizione, sottolineando che le affermazioni ambientali devono essere supportate da prove concrete.

A livello internazionale, altri casi di greenwashing hanno suscitato polemiche in vari settori. Negli Stati Uniti, diverse cause legali sono state intentate contro aziende che promuovevano prodotti come ecologici senza fornire prove sufficienti.

In Europa, l’industria automobilistica è stata al centro di scandali per la falsificazione dei test sulle emissioni, mentre in Australia, l’ente di vigilanza sulla concorrenza ha sanzionato aziende per pubblicità ingannevole sui benefici ambientali dei loro prodotti.

Per questo la rimozione del sito web della Pathways Alliance solleva domande cruciali sulla trasparenza e la veridicità delle comunicazioni ambientali nell’industria energetica che vano molto oltre la singola questione del Canada.

Mentre il dibattito sul greenwashing continua a livello globale, resta essenziale che le aziende sostengano le loro affermazioni con fatti concreti e che i governi vigilino per proteggere i consumatori e l’ambiente.

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