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Strage a Mosca: cos’è l’Isis-Khorasan e cosa vuole

I circa cento morti e le decine di feriti, bilancio ancora provvisorio della carneficina rivendicata dall’Isis-Khorasan nella sala da concerti Crocus City Hall, pochi chilometri a nord-ovest di Mosca, capitale della Russia, entrano di prepotenza sia nella guerra che il Cremlino conduce contro l’Ucraina che nel conflitto in Medio Oriente.

Quello che l’Occidente, per ignoranza, ritiene un fronte indistinto di estremismo jihadista è una realtà molto più complessa e divisa al suo interno, i cui equilibri sono tutt’altro che definiti.

Cerchiamo di capire meglio cosa è e cosa vuole l’Isis-Khorasan, talvolta abbreviato in Isis-K, organizzazione terrorista jihadista sunnita, nemica giurata della Repubblica Islamica sciita dell’Iran, che ha una solida alleanza strategica con Mosca.

L’Isis Khorasan ha rivendicato l’attentato terroristico che all’inizio di gennaio di quest’anno aveva ucciso oltre 80 iraniani, in maggioranza civili, durante un pellegrinaggio alla tomba del generale Soleimani a Kerman, quattro anni dopo il suo assassinio per mano statunitense.

L’altra loro azione più importante era stata l’attentato all’aeroporto di Kabul del 26 agosto 2021, durante la ritirata degli Stati Uniti dall’Afghanistan, che aveva provocato 183 vittime, 13 militari Usa e 170 civili afgani.

Pochi giorni fa, nell’indifferenza della stampa nazionale e internazionale, Diogene riportava la notizia dell’attentato a Kandahar in Afghanistan, rivendicato sempre dall’Isis-Khorasan, fazione dell’Isis centrale, che ha provocato oltre venti morti e cinquanta feriti.

Morire in Afghanistan però non fa notizia, tanto se non è a causa di una bomba ti uccide la fame. “Finchè s’ammazzano tra di loro”, è il cinico ragionamento delle redazioni e dei centri della politica occidentale, che non si sono nemmeno accorti che oltre all’Isis-K in Afghanistan è tornata anche Al Qaeda a sostegno dei Talebani.

Oggi Al Qaeda gestisce campi di addestramento dei militanti, condivide i profitti del traffico d’oppio e del contrabbando dei Talebani, si spartisce i profitti delle miniere d’oro nelle province settentrionali di Badakhshan e Takhar in combutta con i leader più corrotti del regime.

Militanti dello Yemen, della Libia, della Somalia e dei territori palestinesi circolano anche attraverso i campi di addestramento di al Qaeda, dove la sicurezza è fornita dalla direzione generale dell’intelligence dei talebani.

L’Isis-Khorasan, nato ufficialmente nel 2015 ma che inizia a formarsi durante la guerra civile in Siria del 2011, fa base in Afghanistan. Il Khorasan è una regione a nord-est del paese e da lì i jihadisti hanno condotto numerosi attacchi mortali contro civili sia all’interno, per destabilizzare il regime dei Talebani, che in Pakistan, Tagikistan e Uzbekistan.

L’Isis–K pubblica e fa circolare una grande varietà di materiali attraverso la al-Azaim Media Foundation, denunciando la corruzione dei regimi musulmani moderati, tra cui inseriscono anche quello talebano, considerato “apostata”.

Oltre a finanziarsi con attività criminali che vanno dalla tratta di esseri umani al traffico internazionale di stupefacenti, riscuotono tasse nel territorio occupato in Afghanistan e ricevono finanziamenti da mecenati facoltosi di paesi del Golfo come il Qatar e l’Arabia Saudita. Attingono risorse sostanzialmente dalla vecchia rete dell’Isis.

Indeboliti dalle operazioni anti terrorismo del Pakistan, dove non sono riusciti a collocare una loro base stabile, e dalle operazioni militari dei Talebani in Afghanistan, sono però riusciti a espandere la loro capacità di operazioni all’estero.

Fino al 6 giugno 2023, data della sua presunta morte, il leader della formazione era Shahab al-Muhajir, nome di battaglia di Sanaullah Ghafari, riconosciuto come emiro della provincia del Khorasan dello Stato Islamico dal 2020. Non si ha notizia di chi sia il suo successore e anche le centrali d’intelligence occidentali sono molto incerte nell’individuazione dei leader dell’organizzazione.

Prima delle perdite subite negli scontri con i Talebani l’Isis-K disponeva di circa tremila combattenti. Secondo il New York Times oggi può contare su circa duemila miliziani effettivi.

Nella regione però, secondo un rapporto delle Nazioni Unite del giugno 2023, sono entrati in Afghanistan complessivamente diecimila combattenti provenienti dall’Asia centrale, dal Caucaso settentrionale, dal Pakistan e dallo Xinjiang della Cina occidentale. Per la maggior parte si tratta di affiliati di al-Qaeda o direttamente legati ai Talebani, ma una parte di questi è andata a ingrossare le fila dell’Isis-Khorasan.

Sanaullah Ghafari nome di battaglia: Shahab al-Muhajir
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