mercoledì, Maggio 29, 2024
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Tagli alla sanità, l’ennesima bugia del governo Meloni

L’Ultima relazione della Corte dei Conti parla chiaro: la sanità pubblica italiana è in crisi acuta, soprattutto confrontando il fondo sanitario nazionale con quello di altri Paesi europei come Germania e Francia.

Nonostante l’annuncio di un fondo sanitario da 134 miliardi per l’anno corrente il finanziamento pubblico alla sanità, nonostante un incremento nominale, non riesce a tenere il passo con l’inflazione, risultando in un sostegno reale diminuito.

Il confronto tra il finanziamento sanitario e il Pil mostra che l’Italia sta investendo nella sanità una percentuale inferiore rispetto al passato, con la necessità di aumenti significativi del finanziamento per raggiungere livelli ritenuti adeguati dagli esperti.

Nel 2024, l’investimento nell’assistenza sanitaria pubblica italiana rappresenterà solo il 6,27% del PIL, il valore più basso dal 2007, e significativamente inferiore rispetto a Francia e Germania.

Questo dato, riportato dal Sole 24 Ore in occasione della Giornata mondiale della salute e basato su recenti stime dell’Istat, ha riacceso il dibattito politico. Il governo Meloni sostiene di aver allocato una cifra record per la sanità.il che è vero, ma in negativo, una cifra record per quanto è bassa.

Nonostante l’apparente incremento di 13,9 miliardi di euro dal 2021, pari a un aumento del 11,4%, l’inflazione ha eroso il valore reale di questi finanziamenti, risultando in una diminuzione del sostegno pubblico del 2,2%.

Questa tendenza di sottodimensionamento del finanziamento alla sanità pubblica, evidente da un rapporto del 2023, mostra come la salute riceva una porzione sempre minore del budget pubblico rispetto ad altri settori, come l’istruzione.

Ciò ha sollecitato vari scienziati, inclusi premi Nobel e figure di spicco del settore medico, a richiedere un impegno finanziario maggiore per affrontare le crescenti esigenze sanitarie della popolazione italiana, che invecchia e richiede tecnologie più avanzate.

Secondogli esperti l’unica strada è di allineare il finanziamento del sistema sanitario nazionale agli standard dei Paesi europei più avanzati, ovvero all’8% del PIL, per garantire accesso ai servizi e superare le disuguaglianze regionali e sociali.

Secondo uno studio della Fondazione Gimbe, alla sanità pubblica sono stati sottratti complessivamente oltre 37 miliardi di euro, considerando come punto di partenza il 2010 e calcolando l’inflazione, non coperta dai successivi impegni di spesa.

25 miliardi sono mancati nel periodo 2010-2015 a causa di “tagli” previsti dalle varie manovre finanziarie dei governi dell’epoca: Berlusconi IV, Monti (dal 16 novembre 2011 al 27 aprile 2013), Gentiloni (dal 12 dicembre 2016 al 1 giugno 2018), Renzi (dal 22 febbraio 2014 al 12 dicembre 2016) e Letta (dal 28 aprile 2013 al 21 febbraio 2014).

Gli altri 12 miliardi sono invece stati sottratti fino al 2023 dai governi Gentiloni, Conte I e II e Draghi. La logica conseguenza è ilcalo drastico del ricorso alle prestazioni sanitarie pubbliche dei cittadini. Chi ha i soldi si cura privatamente e chi non è abbiente deve rinunciare alle cure.

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