giovedì, Ottobre 6, 2022
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Tratta e sfruttamento, 2 mila casi in Italia nel 2021

Le cifre del rapporto “Piccoli schiavi invisibili” di Save the Children per il 2021 lasciano interdetti. 1911 casi in Italia, per il 75,6% persone di sesso femminile, i minori sono il 3,3% del totale. Nel 48,9% dei casi si tratta di sfruttamento sessuale, nel 18,8% sfruttamento lavorativo. Le vittime provengono per il 65,6% dalla Nigeria.

In Europa il profitto prodotto da questo traffico è valutato in circa 30 miliardi. Su 14 mila casi identificati un quarto sono minorenni e per il 64% sono coinvolti nella prostituzione.

Come detto tra i Paesi d’origine delle vittime prevale la Nigeria seguita da Pakistan con il 4,5%, il Marocco 2,6%, Gambia 2,5% e Costa d’Avorio 2,3%. Nel 2021 l’Europol ha ricevuto 28.758 segnalazioni di tratta o traffico di esseri umani, con 6.139 nuovi casi.

Al fenomeno tradizionale dobbiamo aggiungere quello della cosiddetta “tratta digitale”. In Italia nel 2021 sono stati denunciati 5.316 casi di pedopornografia con un aumento del 47% rispetto al 2020 e 531 minori vittime di adescamento online, con una concentrazione di casi nella fascia 10-13 anni.

“Il fenomeno della ‘tratta digitale’ si è affermato particolarmente nel periodo dell’emergenza Covid. I criminali hanno saputo cogliere molto rapidamente le opportunità del digitale, le autorità devono oggi adeguarsi a una sfida per contrastare il fenomeno diventata sempre più difficile.

Durante la pandemia le organizzazioni anti-tratta attive nel mondo hanno avuto molte più difficoltà nel garantire un lavoro costante di emersione, identificazione e osservazione delle vittime, con un crollo dei casi segnalati. Raddoppiate le vittime minorenni, dal 3,3% del 2020 al 6,8% del 2021, il 3,8% sotto gli 8 anni.

Save The Children punta l’attenzione verso i minori stranieri non accompagnati, che spesso arrivano nel paese con un pesante debito contratto con i trafficanti. Al compimento del diciottesimo anno d’età escono dalla rete di accoglienza e sono i più vunerabili e ricettivi rispetto alle proposte dei gruppi criminali. I gruppi più vulnerabili in questo senso sono quello dei minori non accompagnati egiziani, bangladesi, ma anche tunisini”.

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