martedì, Aprile 16, 2024
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Tre milioni di morti ogni anno nel mondo per cause collegate al lavoro

Ogni anno, il mondo è testimone di una tragica realtà: quasi tre milioni di persone perdono la vita a causa di malattie o incidenti direttamente correlati all’ambiente lavorativo. Questa allarmante statistica emerge da un’analisi dettagliata pubblicata dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), un’agenzia delle Nazioni Unite che si dedica allo studio delle condizioni di lavoro e delle politiche sociali a livello globale.

Il loro rapporto, intitolato “A Call for Safer and Healthier Working Environments”, mette in luce un incremento superiore al 5% rispetto ai dati raccolti nel 2015, evidenziando la persistente e ardua sfida di garantire adeguati livelli di salute e sicurezza per i lavoratori in tutto il mondo.

La maggior parte dei decessi registrati, precisamente 2,6 milioni, sono attribuibili a patologie connesse all’ambiente di lavoro, mentre gli incidenti sul luogo di lavoro contribuiscono al triste bilancio con ulteriori 330.000 morti.

Le malattie del sistema circolatorio, i tumori maligni e le patologie respiratorie sono indicate come le principali cause di morte legate all’attività lavorativa, costituendo insieme oltre il 75% della mortalità lavorativa totale.

La situazione in Italia rispecchia questa preoccupante tendenza globale. I dati forniti dall’Inail per l’anno 2023 mostrano che si sono verificati 1.041 incidenti mortali, traducendosi in una media di quasi tre vite perse ogni giorno.

È interessante notare come, nonostante un decremento degli incidenti mortali avvenuti nel percorso casa-lavoro, che sono passati da 300 a 242, si sia verificato un leggero aumento degli infortuni mortali in ambito lavorativo, saliti da 790 a 799 casi.

L’esame della distribuzione geografica degli incidenti rivela una diminuzione nel numero di morti nel Nord-Ovest, Nord-Est e nel Centro dell’Italia, mentre si registrano aumenti nel Sud e nelle Isole.

La recente tragedia avvenuta sul cantiere Esselunga a Firenze ha riacceso i riflettori sull’importanza della sicurezza sul lavoro, dimostrando come questa tematica richieda un impegno collettivo ben oltre le responsabilità del solo Stato e del Governo. Il problema non è solo imporre il rispetto delle normative, ma anche promuovere attivamente una cultura della sicurezza e della legalità.

Analizzando i dati a livello globale, il rapporto dell’ILO mette in luce una maggiore incidenza di morti tra i lavoratori maschi e identifica l’Asia e il Pacifico come la regione con il più alto tasso di mortalità lavorativa, dovuto principalmente all’enorme forza lavoro presente.

I settori dell’agricoltura, dell’edilizia, della silvicoltura, della pesca e dell’industria manifatturiera si confermano tra i più pericolosi, con 200.000 infortuni mortali all’anno, rappresentando il 63% del totale. Un’analisi più dettagliata rivela che un terzo di questi infortuni mortali colpisce i lavoratori agricoli.

L’ILO elenca inoltre i dieci principali fattori di rischio lavorativo, che spaziano dall’esposizione a lunghi orari di lavoro, al contatto con materiale particolato, gas e vapori nocivi, all’esposizione all’amianto e alla silice, fino ai rischi derivanti dall’esposizione a radiazioni solari ultraviolette e ad agenti cancerogeni come l’arsenico e il nichel.

Questi dati non solo forniscono una panoramica delle principali minacce alla salute e sicurezza dei lavoratori, ma sottolineano anche l’urgente necessità di interventi mirati e di politiche efficaci per mitigare tali rischi e proteggere la vita dei lavoratori a livello globale.

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