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Uk, donne arrestate per aver abortito

Il diritto all’aborto non è stato messo in discussione soltanto negli Usa dove con la recente sentenza della Corte Suprema non è più un diritto costituzionale. Nel Regno Unito, scrive il Sunday Times, una donna è stata imprigionata per due anni dopo aver avuto un aborto illegale. Ma cosa significa aborto illegale in Uk?

Secondo l’Abortion Act del 1967, gli aborti sono ancora un atto criminale in Inghilterra, Scozia e Galles. Tecnicamente, è ancora illegale, ma le accuse penali non possono essere applicate fintanto che l’aborto soddisfa una certa serie di requisiti. Per evitare accuse penali gli aborti devono avvenire entro 23 settimane e sei giorni di gestazione. Due medici devono concordare sul fatto che continuare la gravidanza sarebbe dannoso per la salute fisica o mentale della madre, o quella dei suoi figli esistenti, o che c’è il rischio che il feto nasca gravemente disabile.
L’unica eccezione al limite di tempo per gli aborti è se vi sono prove di un rischio significativo per la vita della madre o prove di un’anomalia fetale fatale.

Scrive oggi Olivia Petter su The Independent:https://www.independent.co.uk/life-style/is-abortion-banned-in-uk-23-weeks-pregnant-legal-b2142804.html“Ci sono molte ragioni per cui le donne possono cercare un aborto al di fuori di questi termini. Nel caso di Laura (il nome di fantasia dato dal Sunday Times al caso descritto, ndr), che all’epoca aveva 20 anni e già madre di una figlia di due anni, era che aveva una relazione violenta. Il suo ragazzo le aveva detto di non andare dal dottore e di prendere invece le pillole acquistate online. Credeva di essere incinta di otto o dieci settimane in quel momento”.

Invece dopo aver preso le pillole Laura ha scoperto che la gravidanza era più avanti di quanto ritenesse. Dopo aver preso le pillole è cominciata un’emorragia e in ospedale quando si è risvegliata ha trovato la polizia che l’ha arrestata nonostante le sue condizioni precarie. Poi i due anni di carcere.

“La storia di Laura – scrive Olivia Petter – non è un incidente isolato. All’inizio di quest’anno, una donna di 25 anni a Oxford si è dichiarata non colpevole di aver somministrato Misoprostolo, una delle due pillole prescritte di routine dai medici per interrompere una gravidanza. Dovrà essere processata nel febbraio del prossimo anno, con il crimine che rientra nell’Offenses Against the Person Act 1861”. Rischia una condannato all’ergastolo.

Ma sono tante altre le storie raccontate da The Indipendent. Il fatto che queste donne vengano perseguite invia un messaggio pericoloso ad altre persone che stanno vivendo un aborto spontaneo. Per esempio per le donne migranti, che non sono idonee alle cure per l’aborto finanziate dal Servizio Sanitario Nazionale e potrebbero ritenere che l’accesso illegale alle pillole abortive sia la loro unica opzione. Ma se qualcosa va storto e sono costrette a ricorrere all’ospedale rishiamno l’arresto al posto delle cure mediche.

Per questo motivo è stata lanciata una campagna nel Paese dal gruppo femminista Level Up per depenalizzare l’aborto nel Regno Unito. “La decisione di continuare o terminare una gravidanza spetta alla persona incinta e solo a loro”, ha spiegato l’attivista Ikamara Larasi.

Due giorni fa il Royal College of Obstetricians and Gynecologists e la Faculty of Sexual and Reproductive Healthcare hanno pubblicato un dichiarazione politica invitando il governo a depenalizzare l’aborto. La legge, hanno spiegato, colpisce le donne che hanno subito una perdita di gravidanza inspiegabile rendendole sospettate di attività criminale e soggette a indagine penale.

“La differenza tra ciò che è giusto e ciò che è legale qui è palesemente netta, e la nostra missione è allineare queste due cose”, ha commentato Ikamara Larasi.

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