giovedì, Maggio 23, 2024
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Un suicidio ogni tre giorni in carcere. Il dossier di Antigone

Dall’inizio dell’anno corrente, le prigioni hanno registrato un tragico aumento dei suicidi, con 29 detenuti che hanno deciso di porre fine alla propria vita, risultando in un tasso medio di un suicidio ogni tre giorni.

Questo allarmante dato è stato rivelato durante una presentazione al Senato da parte di volontari di Antigone, un’organizzazione dedicata ai diritti e alle garanzie nel sistema penale. La situazione potrebbe segnare il 2024 come uno degli anni più bui per le strutture carcerarie italiane, superando il precedente record di 84 suicidi nel 2022.

Durante l’audizione sul Rapporto sulla situazione carceraria del 2023, è emerso chiaramente che la maggior parte delle persone che hanno commesso suicidio in carcere appartiene a gruppi estremamente marginalizzati e vulnerabili, tra cui stranieri, persone con dipendenze o disturbi psichiatrici, e detenuti che si trovavano da poco tempo in detenzione o che erano vicini alla liberazione.

La distribuzione geografica dei suicidi abbraccia l’intero territorio nazionale, con casi segnalati da nord a sud, evidenziando un problema diffuso e sistemico. Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, ha sottolineato le criticità legate al sovraffollamento: le carceri italiane ospitano attualmente oltre 61.000 detenuti, ben al di sopra della capienza regolamentare di circa 51.000 posti.

Questa situazione è aggravata dal fatto che circa 3.500 posti risultano inutilizzabili, creando condizioni ancora più difficili per i detenuti. Il sovraffollamento non solo pone sfide logistiche, ma complica anche il lavoro degli operatori carcerari, che faticano a fornire attenzioni personalizzate ai detenuti.

Questo problema è particolarmente acuto in Lombardia, dove il tasso di affollamento raggiunge il 200%, il doppio della capacità regolamentare. Le restrizioni di spazio hanno inoltre un impatto negativo sull’offerta educativa nelle prigioni, con aule scolastiche trasformate in dormitori, compromettendo i diritti fondamentali dei detenuti e la qualità dell’istruzione, che è cruciale per ridurre il tasso di recidiva.

Anche i centri di detenzione per minori sono sovraccarichi, con un numero di detenuti che supera ora i 500, ben oltre la capacità mai raggiunta in passato di 350-400. In conclusione, l’appello di Gonnella è stato un invito a riflettere sul vero significato della pena, come delineato nell’articolo 27 della Costituzione Italiana, redatto da coloro che hanno sperimentato direttamente gli effetti della detenzione.

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