domenica, Giugno 16, 2024
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Una storia sbagliata. La Corte Internazionale e Maxime Mokom

Raggiunto al telefono dalla cronista francese Stéphanie Maupas, si è lamentato di essere senza documenti e senza mezzi di sostentamento, annunciando che i suoi avvocati hanno aperto una pagina internet per raccogliere fondi in suo favore. Eppure Maxime Mokom, oggi libero di circolare, era stato ritenuto un criminale di guerra della Repubblica Centroafricana. La pagina aperta dai suoi legali ha un titolo inequivocabile: “Maxime Mokom: una vittima della CPI”.

La paradossale situazione di Mokom denuncia da sola i limiti della Corte penale internazionale (CPI). Perseguito a lungo dalla Corte per crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi nella Repubblica Centrafricana tra il 2013 e il 2014, Maxime Mokom ha beneficiato dell’archiviazione delle accuse. Da allora l’ex capo delle operazioni anti-Balaka, si è rifugiato in un non meglio precisato paese nel Nord Europa e ha anche chiesto un risarcimento di tre milioni di tre milioni di euro.

Di certo non può tornare nel suo Paese, dove lo attende la prigione per scontare una condanna all’ergastolo erogata un mese prima che fosse rilasciato dalla CPI. Arrestato nel 2022 in Ciad, Maxime Mokom ha trascorso 19 mesi nella prigione della CPI, fino allo scorso ottobre quando, il procuratore della Corte ha deciso di ritirare le accuse contro di lui, a causa dell’indisponibilità dei testimoni.

Mokom, 46 anni, nel 2013 è stato tra i fondatori del movimento militante Anti-Balaka in Centroafrica. Il 10 dicembre 2018 è stato incriminato dalla Corte per omicidio, sterminio, deportazione, trasferimento e spostamento forzato di popolazione civile, reclusione e altra grave privazione della libertà fisica, tortura, persecuzione, sparizione forzata di persone, mutilazione, direzione intenzionale di attacchi contro la popolazione civile, attacchi intenzionali a edificireligiosi, saccheggi, arruolamento di bambini di età inferiore a 15 anni e distruzione delle proprietà dell’avversario. Va specificato che i “nemici” degli anti-Balaka contro cui ha diretto le operazioni sul campo Mokom erano civili musulmani

Accuse terribili e circostanziate. Come è stato possibile allora che Mokom venisse rilasciato? E’ un criminale di guerra o un perseguitato? Misteri della giustizia internazionale. Mokom era un leader degli anti-Balaka, un’associazione di milizie, composte principalmente da combattenti cristiani e animisti, comparsa alla fine del 2013 nella Repubblica Centrafricana come rappresaglia per gli abusi subiti dai combattenti dell’alleanza di gruppi ribelli a maggioranza musulmana Séléka, che rovesciò il presidente della Repubblica François Bozizé.

Nelle motivazioni con cui la Corte lo ha rilasciato si legge: “E’ diventato chiaro che diversi testimoni molto importanti non sono disponibili a testimoniare”. Molti di loro, spiega la Corte, “possedevano informazioni cruciali sulle accuse contro il signor Mokom”. “Nessuno dei tentativi di interrogare altri potenziali testimoni che potrebbero avere informazioni che collegano il signor Mokom ai crimini ha avuto successo nelle ultime settimane”. Tutto qui. Nessuna spiegazione su queste assenze, se dovute a minacce e intimidazioni o ritrattazioni spontanee.

Maxime Mokom da Corbeau News Centrafrique, CC BY-SA 4.0

L’ex leader della milizia ha negato davanti ai giudici internazionali qualsiasi coinvolgimento nel bagno di sangue di dieci anni fa, dicendo che lui si era “dedicato al perseguimento della pace”. Grande lo sgomento Un avvocato che rappresenta le vittime ha definito la decisione un “tradimento” e ha detto che i suoi clienti erano “tristi e immensamente delusi” . “Le vittime non possono che deplorare un comportamento così brutale e unilaterale “

Secondo la Corte penale internazionale, le violenze commesse dalla Séléka e dagli anti-balaka, letteralmente significa “anti-machete”, nella Repubblica Centrafricana hanno provocato migliaia di morti e più di centomila sfollati. Due ex signori della guerra anti-Balaka, Patrice-Edouard Ngaïssona e Alfred Yekatom, sono già sotto processo presso la Corte penale internazionale. Anche il comandante della Seleka, Mahamat Said Abdel Kani, è sotto processo presso il tribunale creato nel 2002 per processare persone accusate di genocidio, crimini di guerra, crimini contro l’umanità e crimini di aggressione.

Quando Mokom fu arrestato Alice Banens, consulente legale presso Amnesty International aveva dichiarato che “l’arresto di Maxime Jeoffroy Eli Mokom Gawaka rappresenta un passo avanti fondamentale nella lotta contro l’impunità nella Repubblica Centrafricana. È accusato di aver utilizzato bambini soldato e di aver commesso omicidi, torture e sterminio nel suo ruolo di leader del gruppo armato anti-Balaka”.

“Le autorità della Repubblica Centrafricana e la MINUSCA (la forza di pace Onu nella Repubblica Centroafricana, ndr) devono intensificare i loro sforzi per arrestare altri individui ricercati per crimini di guerra dalla CPI o dalla Corte penale speciale, molti dei quali rimangono nel Paese e da tempo si sottraggono alle conseguenze legali delle loro azioni”.

Nel novembre 2013 l’Onu aveva avvertito che il paese era a rischio di precipitare in una spirale di genocidio e stava cadendo nel caos più completo. Nel 2014, Amnesty International aveva denunciato diversi massacri commessi dalle milizie anti-Balaka contro civili musulmani, costringendo migliaia di musulmani a fuggire dal Paese. Il 13 gennaio dello stesso anno più di 100 persone sono state uccise dagli Anti-Balaka nel massacro di Bossemptélé.

Secondo un’inchiesta condotta dal periodico Mondafrique, dal 2021 un gran numero di ex combattenti anti-Balaka sono stati reclutati dal gruppo Wagner nei cosiddetti “russi neri”, un gruppo armato filo governativo. Nell’ottobre 2021, esperti delle Nazioni Unite hanno concluso che il gruppo Wagner ha commesso gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani, comprese esecuzioni sommarie di massa, detenzioni arbitrarie, violenze sessuali, saccheggi, sparizioni forzate e torture durante gli interrogatori.

Oggi la Repubblica Centroafricana è una repubblica semipresidenziale guidata da Faustin-Archange Touadéra, presente una missione internazinale dell’Onu, dopo che i belligeranti nel 2014 firmarono un accordo di cessazione delle ostilità. tuttavia il Paese resta diviso in regioni dominate da milizie sulle quali né lo Stato né la missione dell’ONU hanno capacità di controllo.

“Anti-balakas in Dinguiri” by CorbeauNews is licensed under CC BY-SA 4.0.
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