domenica, Aprile 14, 2024
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“Uno schiaffo al Terzo Settore”. Le realtà no profit contro lo stop al Superbonus del governo

Le recenti decisioni del Consiglio dei Ministri prevedono l’esclusione di un vasto numero di attori del Terzo Settore dall’accesso ai vantaggi legati al Superbonus in futuro. Una mossa inattesa e severa per le organizzazioni no-profit che operano nel sociale e che necessitano di migliorare e rendere più efficienti dal punto di vista energetico i propri ambienti di lavoro.

Il Decreto Legge del governo elimina qualsiasi possibilità residua di accedere ai bonus edilizi, impedendo il ricorso, dopo lo stop già dato da tempo alle detrazioni, anche alla cessione del credito e allo sconto in fattura.

Due eccezioni che erano rimaste aperte unicamente per gli enti del Terzo Settore e per le zone colpite da terremoti, ma che costituiscono un piccolissimo fronte di spesa sul totale dei conti pubblici a fronte di un’utilità sociale altissima.

Il governo ha eliminato anche la cosiddetta “remissioni in bonis”, ovvero la possibilità di presentare la documentazione per richiedere il superbonus anche in ritardo, entro il 15 ottobre 2024, dietro il pagamento di una sanzione minima.

Ora, il termine ultimo per chiunque voglia provare a presentare domanda per lavori effettuati nel 2023 è il 4 aprile. All’indomani di quella data, stando così le cose, non ci sarà possibilità alcuna di accedere ai bonus edilizi visti negli ultimi anni.

Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum Nazionale Terzo Settore, ha criticato a nome delle realtà sociali la decisione del governo Meloni, che ha provocato reazioni diffuse tra le entità rappresentate dal Forum.

Pallucchi ha sottolineato come l’assenza di incentivi fiscali, finora concessi, renderà la maggior parte di queste organizzazioni incapace di effettuare i necessari interventi migliorativi per la sostenibilità ambientale e la riduzione dei consumi energetici.

Pallucchi auspica che il Governo riconsideri tale decisione, interpretando la revoca del Superbonus per il Terzo Settore come un mancato riconoscimento del contributo significativo di queste realtà alla società, sia sotto l’aspetto sociale che economico, rappresentando un passo indietro ingiustificato.

Anche Franco Massi di Uneba, l’ente di punta nel settore non profit socio-sanitario che supporta anziani non autosufficienti e altre fragilità, ha criticato la decisione presa dal Consiglio dei Ministri, sottolineando come la legislazione attuale consentisse tempo fino al 31 dicembre 2025 per terminare i lavori.

Massi evidenzia come il decreto, se mantenuto invariato, precluderà la realizzazione di progetti finalizzati a migliorare la qualità degli spazi per gli anziani e le persone con disabilità, oltre a impedire la riduzione dei consumi energetici.

Tutte le realtà sociali sottolineano l’iniquità di far gravare il peso delle restrizioni finanziarie sugli enti non profit che si occupano di assistenza, chiedendosi perché debbano essere proprio queste realtà a sopportare tali oneri.

Una penalizzazione per le Onlus che va ad aggiungersi ad altri ostacoli amministrativi e burocratici che riducono ulteriormente il sostegno pubblico a queste entità di assistenza vitali per il Paese, al punto da far emergere per alcune il rischio di chiusura o perdita di posti di lavoro, lasciando le famiglie di anziani e persone con disabilità prive dei necessari servizi.

Anche l’Aibi esprime il proprio disappunto per l’inaspettata decisione di escludere il Terzo Settore dai benefici del Superbonus, sottolineando come il Governo abbia chiuso la porta a importanti agevolazioni fiscali, criticando anche l’eliminazione della “remissione in bonis”, che consentiva una certa flessibilità nella presentazione delle domande, e auspica modifiche al decreto in seguito alle critiche ricevute.

Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, pur riconoscendo la necessità di salvaguardare i bilanci pubblici, sottolinea l’importanza di modificare il decreto per non penalizzare ulteriormente il Terzo Settore e la cooperazione sociale, che hanno già affrontato ritardi negli investimenti a causa di interpretazioni restrittive.

Gardini ha invitato a un’ampliamento delle possibilità per queste organizzazioni, enfatizzando la necessità di adeguamenti strutturali per i servizi sociali, socio-sanitari, educativi e di inserimento lavorativo per persone svantaggiate, includendo considerazioni specifiche per le aree colpite da sismi.

Sulla decisione del governo di escludere il Terzo Settore dai benefici del Superbonus è intervenuto anche Massimo Pasquini, ex segretario nazionale dell’Unione Inquilini, una realtà sociale e sindacale per sua stessa natura coinvolta nel dibattito sui benefici persi dal settore abitativo più fragile.

Il nuovo decreto legge, dice Pasquini, blocca le cessioni del credito e propone una stretta che riguarda in particolare due ambiti: il Terzo settore insieme agli Iacp e il superbonus per le aree terremotate. Così come sarà ulteriormente ridotto il bonus barriere architettoniche.

“Insomma il governo – conclude Pasquini – con il nuovo decreto colpisce indovinate chi?
Iacp, terzo settore, aree terremotate e interventi su barriere architettoniche. Quando si dice legnate sui soggetti deboli il governo sa cosa fare”.

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