martedì, Aprile 16, 2024
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5,7 milioni di lavoratori dipendenti guadagnano meno di 11 mila euro lordi

Circa 5,7 milioni di lavoratori percepiscono un reddito annuale lordo medio inferiore agli 11 mila euro, e questa cifra si amplia ulteriormente considerando che più di 2 milioni di persone ricevono stipendi medi al di sotto dei 17 mila euro all’anno.

Queste statistiche emergono da un’analisi condotta dall’Ufficio di Economia delle Politiche di Sviluppo della CGIL Nazionale, che esamina le ragioni degli stipendi bassi in Italia, attribuendoli a fattori come l’irregolarità dell’impiego, il lavoro part-time e la temporaneità dei contratti.

Lo studio evidenzia, inoltre, che il reddito medio italiano nel 2022 era di 31,5 mila euro lordi all’anno, significativamente inferiore rispetto ai livelli di Germania (45,5 mila) e Francia (41,7 mila), secondo i dati dell’OCSE per un lavoratore a tempo pieno equivalente.

Tra le cause di questa discrepanza vi sono una più alta presenza di occupazioni non qualificate, una frequente ricorrenza del part-time non volontario (57,9%, il più alto in tutta l’Eurozona) e del lavoro a termine (16,9%), che risultano in una notevole discontinuità lavorativa.

Nel 2022, più della metà dei rapporti di lavoro terminati hanno avuto una durata massima di 90 giorni. Nonostante in Italia si tenda a lavorare di più in termini di ore, i salari medi e la loro incidenza sul PIL rimangono significativamente inferiori.

Nel 2022, il reddito medio annuo lordo dei 16.978.425 impiegati nel settore privato, escludendo i lavoratori agricoli e domestici e considerando coloro che hanno ricevuto almeno un giorno di retribuzione nell’anno (dati INPS), è stato di 22.839 euro.

Il 59,7% di questi lavoratori ha guadagnato meno della media, includendo oltre 7,9 milioni di persone con impieghi discontinui e più di 2,2 milioni di lavoratori a tempo parziale per l’intero anno.

La differenza salariale tra il settore pubblico e quello privato deriva principalmente dalla minore incidenza di lavoro part-time e temporaneo nel pubblico. L’analisi sottolinea anche come i ritardi nel rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro contribuiscano a una grande percentuale di lavoratori con stipendi non aggiornati.

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