giovedì, Ottobre 6, 2022
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Britannico torturato in India grazie alla “soffiata” di MI5 e MI6

L’MI5 e l’MI6, io servizi segreti britannici, sono sotto accusa per aver fornito informazioni all’India che hanno portato al rapimento e alla tortura di Jagtar Singh Johal, cittadino scozzese di origine Sick. L’uomo era nel Punjab, regione indiana, nel 2017, quando è stato prelevato e portato via in un’auto privata. La famiglia, che ha presentato la denuncia, sostiene che l’uomo è stato imprigionato e sottoposto a tortura e adesso rischia la pena di morte per il suo attivismo e la sua campagna per i diritti umani dei Sikh.

A rendere pubblica le denuncia dei familiari di Johal sono stati i suoi avvocati, dopo che gli attivisti dell’associazione per i diritti umani Reprieve hanno scoperto, nel rapporto annuale del commissario per i poteri investigativi del Regno Unito, che il suo caso compariva come un’informazione anonima fornita dall’intelligence alle autorità indiane. Fatti i dovuti coinfronti è risultato evidente che la persona segnalata anonimamamente era Jagtar Singh Johal.

MI5 e MI6 hanno quindi trasmesso informazioni su un cittadino britannico alle autorità straniere che poi lo hanno detenuto e torturato. E il caso è esploso provocando uno scandalo. Proprio quest’anno il gruppo di lavoro dell’Onu sulle detenzioni arbitrarie ha stabilito che la detenzione di Johal “manca di basi legali”, in quanto fondata esclusivamente sulla sua fede sikh e sul suo status di difensore dei diritti umani.

Le Nazioni Unite hanno stabilito che è stato sottoposto a tortura, comprese le scosse elettriche per aver scritto post pubblici in cui chiedeva di accertare la responsabilità delle azioni commesse contro i sikh dalle autorità indiane. Ne hanno anche chiesto l’immediato rilascio, in conformità con il diritto internazionale.

Il primo ministro uscente Boris Johnson ha reso noto di aver sollevato il caso Johal in aprile con le autorità durante il suo ultimo viaggio.

Gurpreet Singh Johal, il fratello di Jagtar, ha dichiarato che si sarebbe aspettato che il governo avrebbe fatto tutto il possibile per salvare il fratello, ma, al contrario, lo ha attivamente tradito.

Ha poi aggiunto: “Il Regno Unito dovrebbe difendere la libertà di parola in tutto il mondo, non aiutare i regimi repressivi a torturare e rinchiudere i cittadini britannici che osano criticarli. Abbiamo bisogno di risposte e responsabilità per assicurarci che nessun’altra famiglia britannica sia sottoposta a questo inferno”.

Secondo Maya Foa, direttrice dell’associazione Reprieve “Era già uno scandalo che quando un cittadino britannico viene letteralmente strappato dalla strada dalle autorità indiane, Boris Johnson lo abbia lasciato marcire in galera per cinque anni prima, di ammettere che fosse detenuto arbitrariamente”.

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