domenica, Aprile 14, 2024
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Cala l’occupazione e aumentano le persone non attive sul mercato del lavoro

Il saldo degli occupati ha registrato una flessione di 34.000 unità, segnando il undicesimo mese di fila di restringimento per l’industria manifatturiera. Questi risultati delineano un esordio del 2024 caratterizzato da alcune sfide, nonostante un incremento del Prodotto Interno Lordo (PIL) per il 2023 pari a +0,9%, che supera le aspettative dello 0,8% indicate nella Nadef.

Il livello di disoccupazione rimane invariato al 7,2%, mantenendosi su cifre basse, tuttavia, si osserva un lieve aumento della disoccupazione giovanile al 21,8% (+0,2 punti), mentre persiste il problema di retribuzioni che non tengono il passo né con quelle dei principali paesi europei né con l’inflazione.

Si è verificato anche un decremento nel numero di individui in cerca di occupazione (-0,2%, ovvero -4.000 persone), un calo che tocca gli uomini, i giovani tra i 15 e i 24 anni e le persone tra i 35 e i 49 anni; al contrario, si registra un modesto incremento della disoccupazione tra le donne e le persone oltre i cinquant’anni.

La quota di persone non attive sul mercato del lavoro (tra i 15 e i 64 anni) aumenta dello 0,5%, equivalente a +61.000 individui, principalmente tra gli uomini e coloro con età tra i 15 e i 49 anni; si riduce, invece, tra le donne e gli over cinquantenni. In generale, il tasso di inattività cresce al 33,3% (+0,2 punti). A gennaio, il numero totale di lavoratori occupati, che ammonta a 23.738.000, supera di 362.000 unità (+1,6%) quello di gennaio 2023, risultato dell’aumento di 373.000 lavoratori a contratto indeterminato e di 22.000 lavoratori autonomi, a fronte di un calo di 33.000 dipendenti a termine.

Tuttavia, su base mensile, si evidenzia un decremento dello 0,1% nell’occupazione, corrispondente a -34.000 persone, tra gli uomini, i giovani sotto i 34 anni, i lavoratori a termine e gli autonomi; si registra invece un aumento tra le donne e le persone di almeno 50 anni.

L’Indice Hcob Pmi per il settore manifatturiero italiano, secondo l’elaborazione di S&P Global, mostra a febbraio un incremento a 48,7 rispetto al 48,5 di gennaio, anche se il dato rimane al di sotto delle aspettative degli analisti che prevedevano un 49,1, collocandosi ancora in una fase di contrazione.

“Le imprese – viene segnalato – hanno rilevato una persistente debolezza nella domanda e un calo degli ordini, a cui hanno reagito diminuendo il volume di produzione. Nonostante ciò, a febbraio le aziende manifatturiere hanno aumentato il numero di addetti, contribuendo alla riduzione degli ordini in elaborazione. La debolezza della domanda ha portato anche a una diminuzione sia dei costi che dei prezzi di vendita”.

Il report attribuisce l’ultima flessione a sfavorevoli condizioni geopolitiche e a una domanda debole. Problemi geopolitici hanno altresì influenzato il crollo degli ordini esteri, con un tasso di declino mensile che si è intensificato.

Con un ulteriore calo degli ordini, a metà del primo trimestre del 2024, le imprese hanno ridotto i loro livelli produttivi, segnando quasi un anno di contrazione. Per quanto riguarda l’eurozona, l’indice finale Pmi mostra un lieve restringimento mensile, posizionandosi a 46,5 rispetto al 46,6 di gennaio, un dato superiore alle previsioni degli analisti che aspettavano un 46,1.

Il calo è stato “principalmente attribuito alla Germania, che ha evidenziato il più marcato peggioramento negli ultimi quattro mesi. Le performance migliori sono state registrate nelle nazioni periferiche dell’eurozona, con Grecia e Irlanda che hanno mostrato le espansioni più significative rispettivamente in 24 e 20 mesi. La Spagna ha segnato una crescita per la prima volta in quasi un anno, mentre nei Paesi Bassi, in Italia e in Francia si sono verificate contrazioni più contenute”.

Parallelamente, i dati relativi al 2023 mostrano un miglioramento: l’Istat ha registrato una crescita economica in Italia dello 0,9%, cifra che supera la previsione iniziale del 0,7% annunciata il 30 gennaio e anche le aspettative della Nadef, che indicavano un incremento del PIL 2023 dello 0,8%.

Si è verificato un miglioramento anche nel rapporto debito netto/PIL 2023, che si posiziona al -7,2% rispetto al -8,6% del 2022, mentre la pressione fiscale è rimasta stabile al 42,5%. Nel 2023, il debito pubblico italiano è sceso al 137,3% del PIL dal 140,5% del 2022. È stata inoltre rivista al rialzo la stima di crescita economica italiana per il 2022, con un aumento del PIL del 4% rispetto al 3,7% precedentemente stimato.

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