sabato, Ottobre 1, 2022
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Com’è leggero il welfare! L’Italia spende un terzo degli altri Paesi europei

di Checchino Antonini

Nel 2019 la spesa per i servizi sociali in Italia è stata pari allo 0,42% del Pil arrivando a 0,7% con le compartecipazioni degli utenti e del servizio sanitario nazionale (Ssn). Il dato è soltanto un terzo di quanto impegnano i bilanci di altri Paesi europei (2,1-2,2% di media).

L’Europa viene evocata solo quando c’è da tagliare, privatizzare, deregolare. Invece a leggere i dati emerge non solo il gap fra noi e l’Europa ma anche le differenze territoriali che non sembrano però seguire un pattern Nord-Sud: la spesa sociale provinciale per abitante dei Comuni singoli e associati al netto della compartecipazione degli utenti e del sistema sanitario nazionale (Ssn) è stata di 583 euro per Bolzano e solo 6 per Vibo Valentia.

La regione più performante è la Sardegna con ben 4 province nelle prime 10 posizioni: Oristano (290), Cagliari (258), Sassari (254) e il Sud Sardegna (239). La peggiore è la Calabria con tutte le province nelle ultime 5 posizioni e una spesa pro-capite che non supera i 25 euro.

Sono alcuni dei dati che emergono dal Rapporto ‘I servizi sociali territoriali: una analisi per territorio provinciale’, redatto dall’Osservatorio Nazionale sui Servizi Sociali Territoriali del Cnel e realizzato in collaborazione con Istat e con un gruppo di lavoro composto da consiglieri Cnel.

Le prime analisi relative al 2019 confermano un trend di spesa sociale positivo al netto delle compartecipazioni, pari a +0,48%, passando così da 7,472 mld di euro a 7,508 mld di euro (+35,9 milioni). Si tratta di un valore inferiore al tasso di inflazione. È una spesa peraltro che, pur crescente, resta analoga a quella reale di 10 anni prima, nonostante i fenomeni di incremento della domanda sociale, con persistenti marcate divergenze regionali ed anche infra-regionali.

Tale trend non è omogeneo sul territorio italiano, anzi, ci sono territori che retrocedono. In termini di valori assoluti per abitante, nell’anno considerato l’aumento più elevato si osserva a Gorizia, con oltre 25 euro pro-capite, seguita da Bolzano, Torino, Pistoia, Sassari, Oristano, con incrementi fra i 15 e i 25 euro pro-capite. I decrementi più consistenti si sono registrati a Verona, Grosseto e Trapani, con riduzioni di oltre 25 euro pro-capite.

Le aree di intervento che assorbono la maggior parte della spesa sociale sono tre: Famiglia e minori, Disabili e Anziani. Nel 2018 per la prima si spendono circa 2,8 mld euro, pari al 37,9% della spesa dei Comuni; per la seconda circa 2 mld di euro, pari al 26,8%; per la terza circa 1,3 mld di euro, pari al 17,2%.

Le spese per l’assistenza domiciliare risultano modeste: meno della metà di quella complessiva investita per l’area anziani e meno di 1/6 per l’area disabili. In 42 aree provinciali si è registrato un decremento della spesa sociale (il più alto a Trieste -21,3%) mentre gli incrementi più sostenuti si sono avuti nelle province di Gorizia e Lecco, con oltre il +20%, seguite da Avellino, Foggia, Reggio Calabria, Pistoia e Isernia, tutte con aumenti superiori al +15%.

«Va portato a compimento con urgenza il processo di definizione normativa di tutti i livelli essenziali (Leps) previsto nelle due ultime Leggi di Bilancio, e definirne di ulteriori per minorenni e ragazzi. Le evidenze relative alla rete dei servizi socio-sanitari per gli anziani e tutti gli altri soggetti fragili e non autosufficienti che emergono dal Rapporto attestano la necessità di approvare la riforma organica di sistema dell’assistenza di lungo periodo, attesa da un ventennio e ora prevista dal Pnrr per la primavera 2023», hanno detto i consiglieri del Cnel Alessandro Geria e Gianmaria Gazzi, coordinatori del rapporto.

«Che Paese è quello dove a Bolzano si spendono per il sociale 583 euro a persona e a Vibo Valentia se ne spendono sei? È L’Italia! Chi vive in Trentino Alto Adige o nella cittadina calabrese già lo sa, lo vive sulla propria pelle. Ma i dati messi nero su bianco dal Consiglio nazionale dell’Economia e del lavoro lo rendono noto a tutti. Anche a chi chiede il voto e a chi sta decidendo a chi darlo», si chiede il presidente dell’Ordine degli assistenti sociali, Gianmario Gazzi, commentando il Rapporto.
«Nonostante il miglioramento degli ultimi anni – continua Gazzi – spendiamo un terzo degli altri paesi europei; nonostante l’incremento della domanda, siamo ai livelli di 10 anni fa; nonostante i ripetuti allarmi e le tante promesse, le differenze territoriali sono abnormi». «Famiglie e minori, disabili, anziani… – conclude – c’è chi spende un euro! Come assistenti sociali crediamo che non sia tollerabile. Chiunque vada al governo, parta da qui».

Non pervenute, almeno per ora, reazioni politiche. Forse la campagna elettorale, forse l’imbarazzo per la staffetta, tra centro-sinistre e centro-destre, corsa da governi forsennati nella messa a punto di politiche di austerità e di liberismo sfrenato.

Checchino Antonini

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