venerdì, Febbraio 3, 2023
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Il Giappone riscopre la campagna incentivando i trasferimenti da Tokyo

di Piero Piccioni

Una tendenza inaspettata parte dal Giappone ma potrebbe estendersi anche ad altre grandi città nel mondo. Il governo offre alle famiglie di Tokyo 1 milione di yen a bambino, circa 7500 dollari, per spingere il nucleo a partire verso una località rurale, in un programma che si propone di fermare lo spopolamento delle campagne. A fianco dello spopolamento rurale figura anche il sovraffollamento della capitale, con una popolazione nell’area metropolitana di Tokyo arrivata a 37 milioni di persone. Un incremento del 16% negli ultimi venti anni.

Ce lo racconta l’edizione di oggi del Japan Times, spiegando però che il governo conta di convincere non più di 10 mila nuclei familiari, lo 0,03% dell’area metropolitana, entro il 2027. Anche perchè non si tratta di una cifra particolarmente allettante da giustificare un esodo di massa. Sembra comunque una inversione di marcia, rispetto alla politica dell’attuale primo ministro liberale Fumio Kishida che sogna una “Digital Garden City”, dove domina la tecnologia esasperata, tramite droni per il controllo sociale e trasporti pubblici senza guidatore.

Perseguire l’iper automazione della capitale ha portato all’afflusso record di persone, rendendo vani negli anni gi sforzi di rivitalizzare le campagne con benefici per l’economia nipponica. Fino a pochi mesi fa era ancora in discussione la costruzione di una nuova capitale, completamente artificiale, ma i centri del comando economico, il potere reale giapponese, asserragliato a Tokyo, ha rifiutato l’idea, anche perchè, almeno in apparenza, la capitale giapponese ha pochi eguali al mondo in tema di qualità della vita.

Si potrebbe discutere se la criminalità relativamente bassa di Tokyo sia frutto di politiche accorte o politiche di collusione con le organizzazioni criminali, ma i cittadini guardano all’effetto più che alle cause. Così come godono di una rete di trasporti invidiata da tutto il mondo, non trovano senzatetto per strada, vivono in quartieri disegnati per essere accoglienti, non devono affrontare i prezzi stratosferici delle altre capitali mondiali.

Anche qui l’avvento del lavoro a distanza iniziato con la pandemia ha modificato gli assetti organizzativi del lavoro. Un fenomeno che potrà contribuire favorevolmente al nuovo corso del trasferimento verso le aree rurali senza perdere un buon impiego. Ma, come fa notare l’analista di Bloomberg Gearoid Reidy, l’altissima concentrazione di poli economici e imprenditoriali a Tokyo ha svuotato il resto del Paese, che in caso di un terremoto catastrofico come se ne sono già verificati, paralizzando la capitale bloccherebbe tutta l’economia giapponese.

Per tutti questi motivi la proposta di dare soldi per il trasferimento delle famiglie dalla capitale alle campagne è comunque un segnale culturale più che una vera inversione di marcia. Fallite le politiche di decentramento iniziate con l’avvento del ventunesimo secolo che miravano a ridurre burocrazia e sprechi, il Giappone deve ora riprendere quel filo per restituire autonomia anche ad altre città di secondo livello. Il Japan Times indica come esempi Hiroshima, Sendai e Fukuoka, che diventerebbero non solo capitali di prefettura ma hub regionali per decine di milioni di persone.

Ancora non si può parlare di un inizio di transizione ma il Giappone sta gettando al suo interno le basi culturali per avviarla, provando a vincere le resistenze culturali di una popolazione che, soprattutto nelle aree rurali, tende all’invecchiamento e alla conservazione. I temi all’ordine del giorno del dibattito politico sono costituiti infatti dalla riforma del mercato del lavoro e dalla revisione della Costituzione. Temi da cui dipende il futuro della nazione.

Piero Piccioni

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