mercoledì, Maggio 29, 2024
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In Israele accordo di Netanyahu con gli ultraortodossi di Shas per equiparare i tribunali rabbinici ai tribunali civili

“Vogliono riportare le donne indietro di 500 anni”. La frase, citata dal quotidiano israeliano Haaretz, si riferisce all’accordo di coalizione firmato dal premier Netanyahu con il partito ultraortodosso Shas, che promette di ampliare la portata dei tribunali rabbinici israeliani ben oltre il diritto di famiglia e di garantire loro uno status pari a quello dei tribunali civili.

Già nel 2015 aveva fatto scalpore la sentenza con cui la Corte Suprema d’Israele riconosceva il diritto dei Tribunali rabbinici di compilare e mantenere delle “liste nere” di donne adultere, una forma di barbarie scoperta da una donna israeliana che aveva divorziato nel 2002 e quando aveva tentato di risposarsi si era trovata di fronte all’obiezione di essere un’adultera.

Le “liste nere” riguardano anche gli uomini adulteri, ma per loro la proibizione riguarda soltanto lo sposare la donna con cui hanno avuto una relazione extraconiugale se in quel momento era sposata con altri. Le liste vengono stilate all’insaputa degli interessati.

I Tribunali rabbinici fanno parte del sistema legale israeliano, che comprende anche i tribunali religiosi, che giudicano la legge ebraica. Nelle leggi dello Stato di Israele ai tribunali rabbinici viene concessa giurisdizione esclusiva in materia di matrimonio e divorzio di coloro che sono riconosciuti come ebrei secondo l’Halacha (il corpo collettivo delle leggi religiose ebraiche che derivano dalla Torah scritta e orale). A capo del sistema giudiziario rabbinico c’è la Grande Corte d’Appello rabbinica di Gerusalemme, presieduta da uno dei due capi rabbini di Israele.

Nonostante molti giuristi abbiano avvisato sulle conseguenze devastanti che si faranno sentire in tutti i settori della vita pubblica e privata se i cambiamenti verranno attuati, gli accordi di coalizione che il Likud di Netanyahu ha firmato con il partito ultraortodosso Shas prevede esattamente questa equiparazione dei tribunali rabbinici ai tribunali civili. Un sistema legale separato e parallelo che operi secondo le leggi religiose ebraiche, che concentra un potere senza precedenti nelle mani dei tribunali rabbinici in tutte le questioni civili che attualmente sono gestite solo dal sistema dei tribunali civili.

I tribunali rabbinici da sussidiari della giustizia diventano in questo modo determinanti per lo svolgimento della vita quotidiana delle persone. Controllati dagli ultraortodossi che di certo non rappresentano la popolazione intera, a cominciare dalla comunità Lgbtq, che ha poche possibilità di ottenere un trattamento di giustizia, il comitato per la nomina dei giudici rabbinici è composto da 11 membri tra cui un’unica donna. Le donne non possono essere giudici rabbinici e nemmeno testimoniare.

Haaretz riporta la testimonianza di una donna per esemplificare cosa accade ale donne nel sistema giudiziario rabbinico: “Mio marito ha insistito con i rabbini dicendo che voleva lo shalom bayit (riconciliazione coniugale), e anche se io volevo solo il divorzio, i giudici rabbinici ci hanno fatto pressioni perché andassimo in terapia di coppia. Siamo andati, e abbiamo portato anche un parere dello psicologo a sostegno del divorzio, ma non è servito. Un giudice ha insinuato che se ero così ansiosa di divorziare, dovevo aver avuto una nuova relazione”.

by Avi Ohayon / Government Press Office

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